La prolusione del cardinale Angelo Bagnasco all'Assemblea dei vescovi italiani. Il 31 maggio in tutte le parrocchie si svolgerà una Colletta nazionale per dare vita a un Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà -

Carlo ROSSI
Redazione

È «il patrimonio di conoscenze e di esperienza garantito dalle persone che lavorano» la «base realistica da cui ripartire» per uscire dalla crisi. Aprendo ieri l’Assemblea dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha parlato della crisi economica da cui l’Italia è «duramente provata», e che produce «una comprensibile ansia volta a scrutare i segni di uscita dal tunnel». Nonostante le «previsioni quasi rasserenanti, che tutti naturalmente vorrebbero vedere confermate», per la Cei questo è «il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie», per le quali serve «un fisco più equo».
Per i vescovi italiani, in altre parole, la crisi «sta producendo i suoi effetti più deleteri sull’anello più debole della nostra popolazione». «Dalla crisi in corso – ha affermato il presidente della Cei – dobbiamo uscire non con una svalutazione del lavoro, identificato come circostanza casuale e fortuita, ma con la riscoperta del legame imprescindibile dell’uomo con il lavoro». È in questa prospettiva che si colloca la Colletta nazionale che il 31 maggio si svolgerà in tutte le parrocchie per «dare vita a un Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà». È «il patrimonio di conoscenze e di esperienza garantito dalle persone che lavorano» la «base realistica da cui ripartire» per uscire dalla crisi. Aprendo ieri l’Assemblea dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha parlato della crisi economica da cui l’Italia è «duramente provata», e che produce «una comprensibile ansia volta a scrutare i segni di uscita dal tunnel». Nonostante le «previsioni quasi rasserenanti, che tutti naturalmente vorrebbero vedere confermate», per la Cei questo è «il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie», per le quali serve «un fisco più equo».Per i vescovi italiani, in altre parole, la crisi «sta producendo i suoi effetti più deleteri sull’anello più debole della nostra popolazione». «Dalla crisi in corso – ha affermato il presidente della Cei – dobbiamo uscire non con una svalutazione del lavoro, identificato come circostanza casuale e fortuita, ma con la riscoperta del legame imprescindibile dell’uomo con il lavoro». È in questa prospettiva che si colloca la Colletta nazionale che il 31 maggio si svolgerà in tutte le parrocchie per «dare vita a un Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà». La Chiesa non fa selezioni «Non si può assolutizzare una situazione di povertà a discapito delle altre; ma non si può nemmeno distinguere tra vita degna e vita non degna». Con queste parole il card. Bagnasco ha spiegato come «rispetto alle diverse stazioni della Via Crucis che l’uomo oggi affronta, la Chiesa non fa selezioni». “La sua iniziativa – ha però precisato – non ha mai come scopo una qualche egemonia, non usa l’ideale della fede in vista di un potere», ma «per una società veramente umana». «Non c’è contraddizione», dunque, «tra mettersi il grembiule per servire le situazioni più esposte alla povertà e rivolgere ai responsabili della democrazia un rispettoso invito affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell’acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo. È una questione di coerenza». Rischio di eugenetica «Non possiamo tacere il rischio strisciante di eugenetica che potrebbe insinuarsi nel nostro costume a causa di interpretazioni della legge 40/2004, che forzosamente vengono avanzate sul piano della prassi come su quello giurisprudenziale». Queste le parole usate dal cardinale Bagnasco «a proposito di un ambito delicatissimo come quello della fecondazione artificiale». «Se una tale pretesa dovesse approdare nella legislazione e da qui attecchire nella mentalità corrente – ha ammonito il presidente della Cei citando la campagna “Liberi per vivere” – le conseguenze sarebbero fatali anzitutto sul piano di quegli autentici diritti umani che costituiscono il portato di una intera civiltà». Con o senza Dio cambia tutto «Se accettassimo l’idea di un cattolicesimo inteso come religione civile, o come “agenzia umanitaria”, priveremmo la comunità umana di un apporto fondamentale e originale in ordine alla edificazione della stessa città dell’uomo. Saremmo più poveri noi e sarebbe più povera la società». Ne è convinto il cardinale Bagnasco, che ha annunciato un convegno internazionale sul tema “Dio oggi”, «messo in cantiere» per dicembre dal Comitato per il progetto culturale, presieduto dal cardinale Ruini. Significativo il sottotitolo, citazione di Miguel De Unamuno: “Con Dio o senza Dio cambia tutto”. Le sfide dell’immigrazione «Guai a sottovalutare i segnali di allarme che qua e là si sono registrati nel nostro Paese». Lo ha detto il cardinale Bagnasco, secondo il quale la «risposta» al fenomeno migratorio «non può essere solo di ordine pubblico», ma consiste nel garantire «i meccanismi di una convivenza che, a partire dall’identità secolare del nostro popolo, diventa capace di incontrare altre identità, di contagiarsi positivamente secondo modelli interculturali, pur senza cedere a una logica relativistica». Riferendosi al ddl sulla sicurezza, Bagnasco ha citato la «controversa prassi dei respingimenti», auspicando per l’Italia «una strategia più ampia e articolata» e la necessità di seguire «la via della cooperazione internazionale», che «deve diventare un caposaldo trasversale della politica italiana ed europea». Educare al domani «Educare uomini e donne che faranno l’Italia e l’Europa di domani»: è l’impegno assunto dalla Chiesa italiana per rispondere all’«allarme serissimo» in atto sul fronte educativo. «Alla luce delle esperienze non tutte positive degli ultimi anni, va costruita l’Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie», ha detto Bagnasco alla vigilia del voto: «Un’Europa che può tornare a essere un ideale luminoso solo se si farà attenta alle coscienze e alle culture, se sa essere generosa all’esterno perché fedele e creativa rispetto alle proprie radici». «L’educazione è molto più che istruzione», ha sottolineato il presidente della Cei riferendosi al tema centrale dell’assemblea. Da parte sua la Chiesa intende «riprendere e intensificare» la sua «straordinaria stagione formativo-educativa» degli ultimi sessant’anni, «mai dismessa», collocandosi così su «una linea di servizio che probabilmente intercetterà l’attesa di molte famiglie, a prescindere dalla frequenza o meno ai sacramenti».

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