Dalle rive del Giordano l'appello�del Papa�ai cristiani in Medio Oriente, ai quali il Santo Padre ha chiesto il coraggio della testimonianza. Il Pontefice ha parlato anche di famiglia�e donna

Fabio ZAVATTARO
Redazione

È segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte, il Medio Oriente. E in questo contesto, importante è il contributo che possono offrire i cristiani, se è ispirato dall’esempio di Gesù, di riconciliazione e di pace con il perdono e la generosità.
Dopo essere salito sul Monte Nebo, Papa Benedetto scende fino al confine con Israele, il fiume Giordano. Va a Bethany beyond the Jordan, la regione di Betania al di là del Giordano, centro dell’attività di Giovanni Battista e lo scenario della vita pubblica di Gesù. È il luogo del battesimo di Gesù e il Papa, pellegrino come innumerevoli pellegrini che hanno camminato su queste terre, sosta nel luogo dove la memoria dell’avvenimento si fa immagine concreta. Qui Gesù «si mise in fila con i peccatori e accettò il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati».
Mediante il battesimo entriamo nella Chiesa, ricorda il Papa ai cristiani, che, sottolinea, «sono chiamati a offrire il loro contributo», promuovendo «il dialogo e la comprensione nella società civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti». Benedetto XVI arriva in macchina, una piccola vettura di quelle usate nei capi da golf. Al suo fianco il re di Giordania Abdallah II, il principe Ghazi Bin Talal è seduto davanti; dietro a tutti la regina Rania e il segretario personale del Papa monsignor Georg Gaenswain. Benedice le prime pietre delle due Chiese cattoliche – dei latini e dei Greco-Melkiti – che saranno costruite al di là del fiume Giordano.
Occasione, per Papa Benedetto, per dare nuovo coraggio ai cattolici che si trovano a vivere in queste terre. Così come la mattina, alla messa nello stadio di Amman, aveva incoraggiato «a perseverare nella fede, speranza e carità, infedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana». La comunità cattolica di qui, afferma ancora il Papa, «è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle».
La famiglia è l’altro tema che il Papa affronta. Ha un compito da svolgere, la famiglia: «essere una vera scuola di preghiera, dove i fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano nell’autodisciplina e nell’attenzione ai bisogni degli altri e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla fede, contribuiscano a costruire una società sempre più giusta e fraterna».
Ancora, il ruolo della donna, la sua dignità, vocazione e missione. Ricorda le innumerevoli madri, suore, maestre e infermiere «che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere l’amore». Dignità e missione che «sfortunatamente» sottolinea il Papa «non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate». E indica il Papa, i doni, il carisma profetico dell’altra metà del cielo: sono «portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto».
C’è infine un altro aspetto, il coraggio, che Papa Benedetto chiede ai cristiani di Terra Santa, e cioè di testimoniare la fede cristiana e di «mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre». Così il primo particolare tipo di coraggio che il Papa chiede, è quello della «convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare». Quindi domanda ai cristiani «il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani al servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane». Infine chiede loro il coraggio «di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture così da arricchire il tessuto della società». E questo significa anche dare testimonianza «all’amore che ci ispira a sacrificare la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano lo stroncare vite innocenti». È segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte, il Medio Oriente. E in questo contesto, importante è il contributo che possono offrire i cristiani, se è ispirato dall’esempio di Gesù, di riconciliazione e di pace con il perdono e la generosità.Dopo essere salito sul Monte Nebo, Papa Benedetto scende fino al confine con Israele, il fiume Giordano. Va a Bethany beyond the Jordan, la regione di Betania al di là del Giordano, centro dell’attività di Giovanni Battista e lo scenario della vita pubblica di Gesù. È il luogo del battesimo di Gesù e il Papa, pellegrino come innumerevoli pellegrini che hanno camminato su queste terre, sosta nel luogo dove la memoria dell’avvenimento si fa immagine concreta. Qui Gesù «si mise in fila con i peccatori e accettò il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati».Mediante il battesimo entriamo nella Chiesa, ricorda il Papa ai cristiani, che, sottolinea, «sono chiamati a offrire il loro contributo», promuovendo «il dialogo e la comprensione nella società civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti». Benedetto XVI arriva in macchina, una piccola vettura di quelle usate nei capi da golf. Al suo fianco il re di Giordania Abdallah II, il principe Ghazi Bin Talal è seduto davanti; dietro a tutti la regina Rania e il segretario personale del Papa monsignor Georg Gaenswain. Benedice le prime pietre delle due Chiese cattoliche – dei latini e dei Greco-Melkiti – che saranno costruite al di là del fiume Giordano.Occasione, per Papa Benedetto, per dare nuovo coraggio ai cattolici che si trovano a vivere in queste terre. Così come la mattina, alla messa nello stadio di Amman, aveva incoraggiato «a perseverare nella fede, speranza e carità, infedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana». La comunità cattolica di qui, afferma ancora il Papa, «è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle».La famiglia è l’altro tema che il Papa affronta. Ha un compito da svolgere, la famiglia: «essere una vera scuola di preghiera, dove i fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano nell’autodisciplina e nell’attenzione ai bisogni degli altri e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla fede, contribuiscano a costruire una società sempre più giusta e fraterna».Ancora, il ruolo della donna, la sua dignità, vocazione e missione. Ricorda le innumerevoli madri, suore, maestre e infermiere «che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere l’amore». Dignità e missione che «sfortunatamente» sottolinea il Papa «non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate». E indica il Papa, i doni, il carisma profetico dell’altra metà del cielo: sono «portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto».C’è infine un altro aspetto, il coraggio, che Papa Benedetto chiede ai cristiani di Terra Santa, e cioè di testimoniare la fede cristiana e di «mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre». Così il primo particolare tipo di coraggio che il Papa chiede, è quello della «convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare». Quindi domanda ai cristiani «il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani al servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane». Infine chiede loro il coraggio «di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture così da arricchire il tessuto della società». E questo significa anche dare testimonianza «all’amore che ci ispira a sacrificare la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano lo stroncare vite innocenti».

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