Il discorso di Benedetto XVI all'Assemblea della Cei. Dal problema educativo nei confronti dei giovani all'esigenza di interventi a sostegno della famiglia e a tutela della vita, molti i temi affrontati su cui i vescovi sono chiamati a dare il loro specifico contributo. Un clima politico più sereno e costruttivo induce all'ottimismo, ma va consolidato attraverso risultati concreti


Redazione

30/05/2008

Emergenza educativa, nuovo clima politico, famiglia, tutela della vita, lotta alla povertà. È stato un discorso a 360 gradi quello rivolto ieri da Benedetto XVI ai vescovi italiani riuniti in Vaticano per la loro 58ª Assemblea generale.

Il Papa è stato accolto dal cardinale Angelo Bagnasco che, nel suo saluto, ha detto: «Vivendo accanto al nostro popolo, insieme ai nostri sacerdoti, siamo ben consapevoli dei problemi e delle speranze della gente. Di questo vissuto, abbiamo il dovere di dare voce rispettosa e chiara, come pastori che amano non solo le loro comunità, ma tutti, la società intera».

Riguardo ai giovani – tema sul quale hanno dibattuto i vescovi in assemblea – il cardinale Bagnasco ha ribadito l’impegno della Chiesa italiana a «comunicare loro la perenne giovinezza del Vangelo e la bellezza della Chiesa». E proprio con un pensiero forte sui giovani si è aperto il discorso di Benedetto XVI: in Italia è in atto «una vera e propria emergenza educativa».

«Quando, in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita – ha detto il Papa -, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito».

«Così – ha proseguito – i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro».

Benedetto XVI ha chiesto all’episcopato italiano di «accogliere con gioia» le «forze nuove» rappresentate dai carismi e di sostenere le «molte forme e occasioni di incontro con il mondo giovanile» promosse «nelle parrocchie, negli oratori e nelle scuole». Un cenno anche alla scuola cattolica: «In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l’esclusione di un adeguato sostegno all’impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico».

Parlando della situazione complessiva del Paese, Benedetto XVI ha osservato che «l’Italia ha bisogno di uscire da un periodo difficile», in cui «è sembrato affievolirsi il dinamismo economico e sociale, è diminuita la fiducia nel futuro ed è cresciuto invece il senso di insicurezza per le condizioni di povertà di tante famiglie, con la conseguente tendenza di ciascuno a rinchiudersi nel proprio particolare».

In questo quadro il Papa ha sottolineato la presenza di segnali di speranza: «È proprio per la consapevolezza di questo contesto che avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione». Tuttavia «questo clima ha bisogno di consolidarsi e potrebbe presto svanire, se non trovasse riscontro in qualche risultato concreto».

Il Papa ha poi rivendicato il dovere per l’episcopato italiano di dare il suo «specifico contributo»: «Nel quadro di una laicità sana e ben compresa occorre resistere a ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali dell’Italia e dell’Europa di oggi».

Tra gli altri temi affrontati dal Santo Padre, la questione relativa alla «famiglia fondata sul matrimonio», affinché si affermi «una cultura favorevole, e non ostile, alla famiglia e alla vita». Si tratta di chiedere «alle pubbliche istituzioni una politica coerente e organica che riconosca alla famiglia quel ruolo centrale che essa svolge nella società, in particolare per la generazione ed educazione dei figli: di una tale politica l’Italia ha grande e urgente bisogno».

«Forte e costante – ha aggiunto Benedetto XVI – dev’essere ugualmente il nostro impegno per la dignità e la tutela della vita umana in ogni momento e condizione, dal concepimento e dalla fase embrionale alle situazioni di malattia e di sofferenza e fino alla morte naturale». «Né possiamo chiudere gli occhi e trattenere la voce – ha aggiunto – di fronte alle povertà, ai disagi e alle ingiustizie sociali che affliggono tanta parte dell’umanità e che richiedono il generoso impegno di tutti».

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