Dieci anni fa l’attacco alle Torri Gemelli. Il rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Thomas Hammarberg commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

11 settembre 2001

Si avvicina il decimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers di New York (11 settembre 2001) e il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nel suo Human Rights Comment pubblicato il 1° settembre afferma che l’attacco “è stato un crimine contro l’umanità la cui gravità non deve essere dimenticata”, e chiede “rispetto per chi ha perduto i propri cari”. Hammarberg afferma tuttavia che l’anniversario è anche occasione per riflettere sull’efficacia delle “risposte ufficiali agli attacchi”, e parla di “violazioni dei diritti umani” compiute in questi dieci anni di “lotta globale al terrorismo”.

Europa e “rendition”
Soffermandosi sulla “ampia coalizione messa in piedi dagli Usa”, il commissario ne apprezza “la determinazione nella risposta”, ma ne critica la “scelta dei metodi” perché, a suo dire, “nel tentativo di combattere crimini attribuiti ai terroristi, innumerevoli altri crimini sono stati commessi”, molti dei quali “deliberatamente e accuratamente nascosti”. Per Hammarberg “queste circostanze impongono una seria autocritica, anche in Europa”, dove i governi “sono stati gravemente complici della strategia della guerra al terrore dell’Us Central Intelligence Agency”, e hanno “consentito, protetto e partecipato ad operazioni Cia che violavano aspetti fondamentali del nostro sistema di giustizia e protezione dei diritti umani”. Cornice di questa cooperazione, spiega il commissario, il “Rdi Program”, la politica Cia di rendition (restituzione), detenzione e interrogatori. “Sulla base di informazioni ufficiali in nostro possesso”, prosegue, “non c’è dubbio che tutti e tre gli elementi di questo programma abbiano comportato sistematiche violazioni dei diritti umani”.

Pratica “degradante e umiliante”
Il ricorso alla “rendition”, spiega il commissario, ha consentito alla Cia la cattura di  individui sospetti all’estero, spesso con l’aiuto dei servizi di sicurezza locali, e il loro trasferimento in volo in Paesi terzi per essere interrogati, tenendoli “al di fuori della portata di qualsiasi sistema giudiziario e rendendoli vulnerabili ai maltrattamenti”. Il senatore Dick Marty, rapporteur dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, in un rapporto del 2006 ha riferito di sospetti terroristi, molti dei quali innocenti, ritrovatisi imprigionati in una "ragnatela globale" che, per Hammarberg, anche l’Europa ha contribuito a tessere. Nell’ottobre 2001, denuncia il commissario, “la maggior parte degli Stati europei ha, “in via confidenziale”, sottoscritto autorizzazioni al sorvolo dei propri territori e all’accesso ai propri aeroporti, ma “molti governi – sia all’interno che all’esterno della Nato – hanno inoltre siglato accordi bilaterali segreti o condotto operazioni clandestine congiunte con i militari Usa e le agenzie di intelligence”. Nel dicembre 2001, si legge ancora nel Comment, “la Svezia ha consegnato due richiedenti asilo egiziani ad un team di paramilitari della Cia presso l’aeroporto di Bromma”. I due uomini, spogliati, fotografati e narcotizzati, sono stati riportati in aereo in Egitto, dove sono stati torturati. Una “pratica degradante e umiliante” messa in atto, osserva Hammarberg, “dal 2002 al 2004 anche in altri Paesi europei”. Di qui il caso di Khaled El-Masri, venditore di auto tedesco, vittima di due “rendition” dopo essere stato arrestato dalle autorità macedoni: prima in Afghanistan, successivamente in Albania, dove è stato abbandonato su una collina isolata, “nel tentativo – scrive Hammarberg – di coprire quello che i funzionari Usa hanno in seguito dovuto riconoscere come ‘errore’".

Stop all’impunità
Ad avviso del commissario CdE, è molto grave che i governi europei, anziché tentare di fare piena luce sui casi di “rendition”, abbiano tentato di nasconderli. Hammarberg accusa il governo svedese di avere “ingannato” una commissione parlamentare “che tentava di stabilire la verità”, e di avere fornito “false informazioni ad un comitato Onu per i diritti umani”. La versione delle autorità macedoni sul caso El-Masri è stata “evasiva e priva di credibilità”. Altrove, aggiunge, “ sono state assunte decisioni diplomatiche o giudiziarie al fine di impedire rivelazioni compromettenti”. Per questo si è anche invocato “il segreto di Stato”. Secondo Hammarberg “i governi europei hanno agito in linea con i desideri degli Stati Uniti per impedire indagini appropriate, e soprattutto controlli giudiziari, sugli abusi legati alle operazioni di ‘rendition’. Il messaggio è chiaro – i buoni rapporti tra le agenzie di sicurezza sono ritenuti più importanti che la prevenzione della tortura e di gravi violazioni dei diritti umani”. “Questo approccio – tuttavia avverte – è un grave errore. Ha compromesso le possibilità di ricorso per le vittime e ha consentito ai responsabili degli abusi di non dover rispondere delle accuse contro di loro”. Finora, è la conclusione del commissario, “l’Europa ha concesso un’impunità di fatto” agli autori di questi reati. “E’ tuttavia urgente un ripensamento affinché questa errata e poco efficace strategia antiterrorismo  non lasci una triste scia di ingiustizia”.

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