Questo uno degli obiettivi della 46ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, in programma a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre, di cui si è discusso in un dibattito al Pirellone

di Silvio MENGOTTO
Redazione

Presso il Pirellone si è svolto ieri l’incontro di presentazione al Consiglio regionale della Lombardia del Documento preparatorio della 46ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. Titolo del documento (presentato a maggio), “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. L’incontro è stato intodotto da Davide Boni, presidente del Consiglio regionale. Tra i relatori monsignor Erminio De Scalzi, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Lombarda, Ernesto Preziosi, professore dell’Istituto Toniolo e Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali.
Per monsignor Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, scopo del prossimo appuntamento è quello di «declinare il bene comune in alcuni temi concreti e proposte specifiche» perché «l’Italia ha bisogno di riprendere a crescere». Un monito lanciato nel documento attraverso cinque linee-guida: intraprendere, educare, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale e completare la transizione istituzionale.
Alcuni di questi temi sono stati ripresi da monsignor De Scalzi. Il forte richiamo al «bene comune», per De Scalzi, esprime un duplice scopo: uno di servizio solidale al Paese, il secondo come metodo per affrontare i suoi nodi cruciali. La speranza è rivolta alle istituzioni regionali lombarde, chiamate a dare risposte concrete alla disoccupazione specie giovanile e ridare loro «una ragione di futuro». Monsignor De Scalzi indica l’attenzione verso due agenzie educative: la famiglia e la scuola. Sul tema dei migranti invita ad avere uno sguardo nuovo, perché non sono solo un problema, ma anche una risorsa. La parola federalismo deriva da foedus, che significa patto, alleanza. Da qui il forte richiamo di monsignor De Scalzi alla collaborazione e al dialogo schietto per la sua realizzazione al fine di completare la transizione istituzionale.
Preziosi ha presentato la centenaria storia delle Settimane Sociali. I temi affrontati nelle prime edizioni furono soprattutto il lavoro, la scuola, la condizione della donna, la famiglia. Dal 1927 un ruolo importante nell’organizzazione fu assunto dall’Università Cattolica. Nel 1935, a causa degli attriti con il regime fascista, le Settimane Sociali vennero sospese per riprendere alla fine della seconda guerra mondiale e continuare fino al 1970. Ripresero vigore in seguito alle sollecitazioni provenienti dal Convegno ecclesiale di Loreto (1985). L’ultima edizione, la 45ª, si è aperta nella Cattedrale di Pistoia per ricordare i cent’anni dalla prima.
Per Luca Diotallevi il Documento preparatorio è «un’agenda di speranza per il futuro del Paese», perché la posta in gioco è proprio l’Italia. «Se non si fa nulla – afferma con preoccupazione – il rischio è quello di un’infinita frammentazione della società». Per questo la Chiesa è vivamente interessata ad ascoltare i cattolici impegnati nella politica perché chiamati a spendersi per il bene comune del Paese e del mondo. Il giornalista Andrea Morigi ha moderato gli interventi di tre consiglieri partecipanti Enrico Marcora, Mario Sala e Fabio Pizzul. Presso il Pirellone si è svolto ieri l’incontro di presentazione al Consiglio regionale della Lombardia del Documento preparatorio della 46ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. Titolo del documento (presentato a maggio), “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. L’incontro è stato intodotto da Davide Boni, presidente del Consiglio regionale. Tra i relatori monsignor Erminio De Scalzi, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Lombarda, Ernesto Preziosi, professore dell’Istituto Toniolo e Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali.Per monsignor Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, scopo del prossimo appuntamento è quello di «declinare il bene comune in alcuni temi concreti e proposte specifiche» perché «l’Italia ha bisogno di riprendere a crescere». Un monito lanciato nel documento attraverso cinque linee-guida: intraprendere, educare, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale e completare la transizione istituzionale.Alcuni di questi temi sono stati ripresi da monsignor De Scalzi. Il forte richiamo al «bene comune», per De Scalzi, esprime un duplice scopo: uno di servizio solidale al Paese, il secondo come metodo per affrontare i suoi nodi cruciali. La speranza è rivolta alle istituzioni regionali lombarde, chiamate a dare risposte concrete alla disoccupazione specie giovanile e ridare loro «una ragione di futuro». Monsignor De Scalzi indica l’attenzione verso due agenzie educative: la famiglia e la scuola. Sul tema dei migranti invita ad avere uno sguardo nuovo, perché non sono solo un problema, ma anche una risorsa. La parola federalismo deriva da foedus, che significa patto, alleanza. Da qui il forte richiamo di monsignor De Scalzi alla collaborazione e al dialogo schietto per la sua realizzazione al fine di completare la transizione istituzionale.Preziosi ha presentato la centenaria storia delle Settimane Sociali. I temi affrontati nelle prime edizioni furono soprattutto il lavoro, la scuola, la condizione della donna, la famiglia. Dal 1927 un ruolo importante nell’organizzazione fu assunto dall’Università Cattolica. Nel 1935, a causa degli attriti con il regime fascista, le Settimane Sociali vennero sospese per riprendere alla fine della seconda guerra mondiale e continuare fino al 1970. Ripresero vigore in seguito alle sollecitazioni provenienti dal Convegno ecclesiale di Loreto (1985). L’ultima edizione, la 45ª, si è aperta nella Cattedrale di Pistoia per ricordare i cent’anni dalla prima.Per Luca Diotallevi il Documento preparatorio è «un’agenda di speranza per il futuro del Paese», perché la posta in gioco è proprio l’Italia. «Se non si fa nulla – afferma con preoccupazione – il rischio è quello di un’infinita frammentazione della società». Per questo la Chiesa è vivamente interessata ad ascoltare i cattolici impegnati nella politica perché chiamati a spendersi per il bene comune del Paese e del mondo. Il giornalista Andrea Morigi ha moderato gli interventi di tre consiglieri partecipanti Enrico Marcora, Mario Sala e Fabio Pizzul. – – L’intervento di monsignor De Scalzi (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/46a_Settimana_Sociale.pdf)

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