Aiutare le famiglie a gestire le proprie risorse e a non finire "strozzate" dai mutui -

a cura di Francesco ROSSI
Redazione

Un italiano su quattro tra quelli che acquisteranno una casa nel 2010 è a rischio povertà. Se si considerano le famiglie che intendono, il prossimo anno, ricorrere al credito per abbandonare l’affitto a favore di un appartamento di proprietà, la “soglia di povertà” cresce fino al 37%, una famiglia su tre. Sono alcuni dei dati diffusi nei giorni scorsi dall’Osservatorio regionale del costo sul credito, promosso dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione culturale responsabilità etica di Padova, in collaborazione con il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. Sul tema dell’accesso al credito parla Gianpietro Cavazza, presidente di quest’ultimo.

Avete parlato di cittadini “strozzati dai mutui”. Com’è la situazione?
Nelle famiglie che hanno un mutuo, l’incidenza media della rata sul reddito familiare è pari al 26%. Ma una su 4 ha un’incidenza che supera il 30%, ossia si trova in una situazione di rischio, poiché con il reddito restante deve far fronte a tutte le altre spese. Parliamo di famiglie con redditi medio-bassi, che ricorrono a un mutuo bancario per comprare una casa ai prezzi di mercato e non hanno alternative. Infatti, sono ancora poco diffuse e scarsamente percorribili strade a basso costo, come l’housing sociale, le co-costruzioni, le immobiliari etiche.

Da una parte c’è una certa problematicità ad accedere al mutuo, dall’altra le case hanno costi alti…
Rispetto agli investimenti nel mattone si scontrano due esigenze: coloro che vogliono la casa per abitarci, per fare famiglia, e quanti la vedono solo come uno strumento per investire. In altri termini, vi è chi considera la casa strumento simbolico delle relazioni tra le persone e le generazioni all’interno dello stesso nucleo, e chi invece, intendendola come mero investimento in termini economici, si attende incrementi sostenuti dei valori immobiliari, determinando così situazioni di esclusione da un bene primario ai danni delle famiglie più deboli.

La crisi come ha influito sul mercato immobiliare?
Certi fenomeni tra loro sono correlati: da una parte vanno considerati i redditi delle famiglie, da un’altra il costo del denaro, da un’altra ancora il mercato immobiliare. I tassi d’interesse hanno subito una certa flessione, e pure il mercato delle case, ma i riflessi maggiori si sono manifestati sulla situazione economica delle famiglie, con un calo consistente della disponibilità economica. Ricordiamo, tuttavia, che la crisi ha colpito in maniera selettiva: il mercato del lavoro pubblico, ad esempio, ha avuto ripercussioni di gran lunga minori rispetto all’industria manifatturiera. In tale contesto servirebbe una politica di difesa e sostegno dei redditi.

Una delle richieste che l’Osservatorio rivolge riguarda l’accesso sostenibile al credito. Cosa significa?
Il 30% del reddito, indicato dal sistema bancario come “soglia di rischio”, significa che, per chi l’oltrepassa, basta poco per finire morosi. Accedere al credito è un diritto dei cittadini, che altrimenti sono facile preda degli usurai, ma non si può per questo essere “strozzati”. Ecco dunque che sarebbe meglio intervenire in via preventiva, ad esempio attraverso dei “tutori”, soggetti terzi che aiutino famiglie e cittadini a gestire le proprie risorse e li accompagnino nelle scelte economiche. Questo compito non può certo essere svolto dalle banche, ma da realtà strutturate come fondazioni, oppure associazioni di volontariato o promozione sociale, o ancora enti ad hoc con personale appositamente preparato.

Esistono già realtà del genere?
Qualcosa di simile è attivo sul fronte del microcredito, ma su scala ridotta e per finanziamenti di piccolo importo, mentre qui parliamo di decine di migliaia di euro.

A fianco dei mutui per l’abitazione, nel panorama dell’indebitamento ci sono i prestiti per la spesa corrente, le carte di credito revolving e così via…
C’è necessità che le persone e le famiglie adottino stili di vita e di risparmio più etici. Bisogna aumentare la cultura economico-finanziaria, per non dover pagare poi il frutto di scelte compiute senza averne consapevolezza.

Quali sono, a vostro avviso, le priorità, sia dal punto di vista delle istituzioni, sia da quello della società civile?
Innanzitutto una tutela dei redditi, con politiche fiscali più eque che tengano conto del reddito familiare, e non solo di quello del singolo. Poi ridistribuire il lavoro e le tutele ad esso connesse, a fronte di soggetti che oggi sono supertutelati e altri con garanzie insufficienti. Ancora, si può lavorare sul fronte del costo del abitazioni, con politiche urbanistiche che possano favorire esperienze a basso impatto economico per la costruzione di case. Infine, operare a livello formativo, facendo in modo che gli operatori del credito siano più attenti e i cosiddetti “portatori d’interessi” – mi riferisco alla Caritas, alla cooperazione sociale, alle fondazioni, ecc – aumentino la cultura economico-finanziaria propria e di coloro con cui hanno un rapporto fiduciario. Un italiano su quattro tra quelli che acquisteranno una casa nel 2010 è a rischio povertà. Se si considerano le famiglie che intendono, il prossimo anno, ricorrere al credito per abbandonare l’affitto a favore di un appartamento di proprietà, la “soglia di povertà” cresce fino al 37%, una famiglia su tre. Sono alcuni dei dati diffusi nei giorni scorsi dall’Osservatorio regionale del costo sul credito, promosso dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione culturale responsabilità etica di Padova, in collaborazione con il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. Sul tema dell’accesso al credito parla Gianpietro Cavazza, presidente di quest’ultimo.Avete parlato di cittadini “strozzati dai mutui”. Com’è la situazione?Nelle famiglie che hanno un mutuo, l’incidenza media della rata sul reddito familiare è pari al 26%. Ma una su 4 ha un’incidenza che supera il 30%, ossia si trova in una situazione di rischio, poiché con il reddito restante deve far fronte a tutte le altre spese. Parliamo di famiglie con redditi medio-bassi, che ricorrono a un mutuo bancario per comprare una casa ai prezzi di mercato e non hanno alternative. Infatti, sono ancora poco diffuse e scarsamente percorribili strade a basso costo, come l’housing sociale, le co-costruzioni, le immobiliari etiche.Da una parte c’è una certa problematicità ad accedere al mutuo, dall’altra le case hanno costi alti…Rispetto agli investimenti nel mattone si scontrano due esigenze: coloro che vogliono la casa per abitarci, per fare famiglia, e quanti la vedono solo come uno strumento per investire. In altri termini, vi è chi considera la casa strumento simbolico delle relazioni tra le persone e le generazioni all’interno dello stesso nucleo, e chi invece, intendendola come mero investimento in termini economici, si attende incrementi sostenuti dei valori immobiliari, determinando così situazioni di esclusione da un bene primario ai danni delle famiglie più deboli.La crisi come ha influito sul mercato immobiliare?Certi fenomeni tra loro sono correlati: da una parte vanno considerati i redditi delle famiglie, da un’altra il costo del denaro, da un’altra ancora il mercato immobiliare. I tassi d’interesse hanno subito una certa flessione, e pure il mercato delle case, ma i riflessi maggiori si sono manifestati sulla situazione economica delle famiglie, con un calo consistente della disponibilità economica. Ricordiamo, tuttavia, che la crisi ha colpito in maniera selettiva: il mercato del lavoro pubblico, ad esempio, ha avuto ripercussioni di gran lunga minori rispetto all’industria manifatturiera. In tale contesto servirebbe una politica di difesa e sostegno dei redditi.Una delle richieste che l’Osservatorio rivolge riguarda l’accesso sostenibile al credito. Cosa significa?Il 30% del reddito, indicato dal sistema bancario come “soglia di rischio”, significa che, per chi l’oltrepassa, basta poco per finire morosi. Accedere al credito è un diritto dei cittadini, che altrimenti sono facile preda degli usurai, ma non si può per questo essere “strozzati”. Ecco dunque che sarebbe meglio intervenire in via preventiva, ad esempio attraverso dei “tutori”, soggetti terzi che aiutino famiglie e cittadini a gestire le proprie risorse e li accompagnino nelle scelte economiche. Questo compito non può certo essere svolto dalle banche, ma da realtà strutturate come fondazioni, oppure associazioni di volontariato o promozione sociale, o ancora enti ad hoc con personale appositamente preparato.Esistono già realtà del genere?Qualcosa di simile è attivo sul fronte del microcredito, ma su scala ridotta e per finanziamenti di piccolo importo, mentre qui parliamo di decine di migliaia di euro.A fianco dei mutui per l’abitazione, nel panorama dell’indebitamento ci sono i prestiti per la spesa corrente, le carte di credito revolving e così via…C’è necessità che le persone e le famiglie adottino stili di vita e di risparmio più etici. Bisogna aumentare la cultura economico-finanziaria, per non dover pagare poi il frutto di scelte compiute senza averne consapevolezza.Quali sono, a vostro avviso, le priorità, sia dal punto di vista delle istituzioni, sia da quello della società civile?Innanzitutto una tutela dei redditi, con politiche fiscali più eque che tengano conto del reddito familiare, e non solo di quello del singolo. Poi ridistribuire il lavoro e le tutele ad esso connesse, a fronte di soggetti che oggi sono supertutelati e altri con garanzie insufficienti. Ancora, si può lavorare sul fronte del costo del abitazioni, con politiche urbanistiche che possano favorire esperienze a basso impatto economico per la costruzione di case. Infine, operare a livello formativo, facendo in modo che gli operatori del credito siano più attenti e i cosiddetti “portatori d’interessi” – mi riferisco alla Caritas, alla cooperazione sociale, alle fondazioni, ecc – aumentino la cultura economico-finanziaria propria e di coloro con cui hanno un rapporto fiduciario.

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