A 70 anni dall'inizio della Seconda guerra mondiale

Gianni BORSA
Redazione

L’Europa si è raccolta il 1° settembre per ricordare i 70 anni dell’inizio della Seconda guerra mondiale, esorcizzando futuri ricorsi alle armi. Tra pochi mesi non mancheranno altre manifestazioni con il crisma dell’ufficialità per fare memoria del ventesimo della caduta del Muro di Berlino (9 novembre). Il 1939 evoca l’avvio del più grande massacro che la storia dell’umanità conosca, addebitato alla violenza nazi-fascista; il 1989, invece, testimonia la vittoria della democrazia e della libertà sui regimi comunisti dell’Est.
Ogni fase storica ha i suoi punti di non ritorno; qualunque epoca ha prodotto tanto male accanto a volontà e capacità di riscatto. Ma in nessun momento l’umanità può dirsi esente o completamente vaccinata dai soprusi, dalle minacce, dalla volontà di prevalere gli uni sugli altri. Tanto l’invasione hitleriana dei paesi vicini, nel ’39, quanto le rivoluzioni popolari – non sempre pacifiche – che minarono nel profondo la Cortina di ferro, indicano che pace, diritti e democrazia non possono mai essere dati per scontati.
Alcuni segnali recenti, tra loro assai diversi, registratisi nel vecchio continente pongono inquietanti interrogativi all’Europa e alla Comunità internazionale nel suo insieme. Nel mese di agosto, per esempio, due membri dell’ambasciata russa a Praga sono stati espulsi dal Paese con l’accusa di spionaggio. Il presidente ungherese Laszlo Solyom si è visto d’altro canto rifiutare l’ingresso nella Repubblica slovacca, dove, in una regione di confine a forte presenza magiara, avrebbe dovuto inaugurare un monumento a Santo Stefano, fondatore dello Stato ungherese. Una “visita” sgradita a Bratislava, impegnata a ricordare il 41° anniversario della rivolta della Cecoslovacchia contro Mosca, seguita dall’invasione dei “Paesi fratelli”, Ungheria compresa. Il lancio di alcune bottiglie molotov contro l’ambasciata slovacca a Budapest è stata la tappa successiva.
Da tempo, invece, Polonia e Repubblica ceca sono sotto osservazione da parte di Mosca per via dell’installazione dello scudo antimissile americano che verrebbe ospitato da questi due Stati. Le tre Repubbliche baltiche guardano sempre con sospetto il gigante russo, memori delle vessazioni subite ai tempi del comunismo, mentre la minoranza russa in Lettonia dichiara di subire forti discriminazioni. Sullo stesso piano si muovono le relazioni tra Slovenia e Croazia, per via dei confini terrestri e marittimi tra i due Paesi balcanici (la Slovenia ha fra l’altro posto il veto sui negoziati di adesione della Croazia all’Ue). Per non parlare dei rapporti tra Turchia e Cipro, che vede tuttora l’isola mediterranea divisa in due dall’ultimo muro issato in Europa.
Bracci di ferro sulle frontiere, dispute tra Stati (la Russia è ritenuta una minaccia per Georgia, Cecenia e altre ex Repubbliche sovietiche), nazioni instabili o poverissime (Bielorussia, Ucraina, Moldavia), discriminazioni verso le minoranze, regionalismi estremi e secessionismi di varia caratura… L’Europa forse non ha ancora imparato la lezione del passato: l’ultima prova è giunta dall’elezione all’Europarlamento di Strasburgo di forze politiche dichiaratamente xenofobe e antieuropee. Di certo le armi sono fuori tempo massimo sul continente, ma rimane chi alimenta tensioni e razzismo, troppo spesso in passato all’origine delle guerre. L’Europa non può stare a guardare: diritto, reciproco rispetto, sviluppo, cooperazione e solidarietà, richiamati nelle celebrazioni di Danzica, sono i soli strumenti della pace. L’Europa si è raccolta il 1° settembre per ricordare i 70 anni dell’inizio della Seconda guerra mondiale, esorcizzando futuri ricorsi alle armi. Tra pochi mesi non mancheranno altre manifestazioni con il crisma dell’ufficialità per fare memoria del ventesimo della caduta del Muro di Berlino (9 novembre). Il 1939 evoca l’avvio del più grande massacro che la storia dell’umanità conosca, addebitato alla violenza nazi-fascista; il 1989, invece, testimonia la vittoria della democrazia e della libertà sui regimi comunisti dell’Est.Ogni fase storica ha i suoi punti di non ritorno; qualunque epoca ha prodotto tanto male accanto a volontà e capacità di riscatto. Ma in nessun momento l’umanità può dirsi esente o completamente vaccinata dai soprusi, dalle minacce, dalla volontà di prevalere gli uni sugli altri. Tanto l’invasione hitleriana dei paesi vicini, nel ’39, quanto le rivoluzioni popolari – non sempre pacifiche – che minarono nel profondo la Cortina di ferro, indicano che pace, diritti e democrazia non possono mai essere dati per scontati.Alcuni segnali recenti, tra loro assai diversi, registratisi nel vecchio continente pongono inquietanti interrogativi all’Europa e alla Comunità internazionale nel suo insieme. Nel mese di agosto, per esempio, due membri dell’ambasciata russa a Praga sono stati espulsi dal Paese con l’accusa di spionaggio. Il presidente ungherese Laszlo Solyom si è visto d’altro canto rifiutare l’ingresso nella Repubblica slovacca, dove, in una regione di confine a forte presenza magiara, avrebbe dovuto inaugurare un monumento a Santo Stefano, fondatore dello Stato ungherese. Una “visita” sgradita a Bratislava, impegnata a ricordare il 41° anniversario della rivolta della Cecoslovacchia contro Mosca, seguita dall’invasione dei “Paesi fratelli”, Ungheria compresa. Il lancio di alcune bottiglie molotov contro l’ambasciata slovacca a Budapest è stata la tappa successiva.Da tempo, invece, Polonia e Repubblica ceca sono sotto osservazione da parte di Mosca per via dell’installazione dello scudo antimissile americano che verrebbe ospitato da questi due Stati. Le tre Repubbliche baltiche guardano sempre con sospetto il gigante russo, memori delle vessazioni subite ai tempi del comunismo, mentre la minoranza russa in Lettonia dichiara di subire forti discriminazioni. Sullo stesso piano si muovono le relazioni tra Slovenia e Croazia, per via dei confini terrestri e marittimi tra i due Paesi balcanici (la Slovenia ha fra l’altro posto il veto sui negoziati di adesione della Croazia all’Ue). Per non parlare dei rapporti tra Turchia e Cipro, che vede tuttora l’isola mediterranea divisa in due dall’ultimo muro issato in Europa.Bracci di ferro sulle frontiere, dispute tra Stati (la Russia è ritenuta una minaccia per Georgia, Cecenia e altre ex Repubbliche sovietiche), nazioni instabili o poverissime (Bielorussia, Ucraina, Moldavia), discriminazioni verso le minoranze, regionalismi estremi e secessionismi di varia caratura… L’Europa forse non ha ancora imparato la lezione del passato: l’ultima prova è giunta dall’elezione all’Europarlamento di Strasburgo di forze politiche dichiaratamente xenofobe e antieuropee. Di certo le armi sono fuori tempo massimo sul continente, ma rimane chi alimenta tensioni e razzismo, troppo spesso in passato all’origine delle guerre. L’Europa non può stare a guardare: diritto, reciproco rispetto, sviluppo, cooperazione e solidarietà, richiamati nelle celebrazioni di Danzica, sono i soli strumenti della pace.

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