Il direttore di Caritas Ambrosiana commenta il recente Vertice Fao sulla sicurezza alimentare e rilancia le proposte per centrare l'obiettivo del tema scelto per l'Esposizione

di Pino NARDI
Redazione

«L’opportunità dell’Expo diventa per Milano un’occasione che sarebbe peccato mortale perdere». Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, commenta il recente Vertice Fao sulla sicurezza alimentare e rilancia le proposte per centrare l’obiettivo del tema scelto per l’Expo 2015.

Le conclusioni del Vertice Fao hanno deluso. Che ne pensa?
Sì, l’impressione complessiva degli addetti ai lavori è di delusione. Una frustrazione che non è relativa solo a questo evento, perché c’è un clima di aspettative mancate, che trova le sue radici dal Duemila in avanti. I grandi proclami della riduzione del 50% della povertà entro il 2015 sono stati gradualmente dimenticati e disattesi. Questo Vertice è il punto d’arrivo di un percorso che si è manifestato concretamente con la progressiva distrazione delle risorse dei fondi che gli Stati avevano promesso per la cooperazione internazionale al punto che oggi le percentuali rispetto al Pil sono a dir poco meschine.

I Grandi hanno latitato…
Infatti. Oltre tutto non dimentichiamo che solo ai primi di luglio in occasione del G8 avevano proclamato grandi impegni, formulato roboanti promesse. Poi quando si tratta di mettersi attorno a un tavolo… Non passa inosservato che tutti i Grandi della Terra abbiano brillato per la loro assenza rendendo questa assise pressoché inefficace e offrendo a personaggi piuttosto folkloristici, per non dire altro, come il colonnello Gheddafi, la scena e la possibilità di proclamarsi paladini della difesa dei diritti dei poveri e degli ultimi. Questa assenza è a dir poco scandalosa ed emerge ancora di più per il fatto che perfino il Papa invece si è reso presente con un messaggio.

Un messaggio forte il suo…
Sì, forte e chiaro, in perfetta sintonia con quello che ha scritto nella Caritas in veritate. Questo intervento non è allora uno spot, non è qualcosa di estemporaneo. Alcuni concetti emergono con chiarezza. Primo, l’affermazione che la Terra può nutrire tutti i suoi abitanti, prova ne sono le tonnellate di derrate alimentari che vengono distrutte allo scopo di mantenere alti i prezzi delle risorse. È la sconfessione di chi faceva l’abbinamento tra aumento della popolazione e del disagio della fame. Secondo: l’assenza di istituzioni economiche in grado di governare in maniera non burocratica – come ahimè molte realtà legate alle Nazioni Unite – e capaci di garantire l’accesso al cibo e all’acqua.

Solidarietà e giustizia vanno duqnue insieme…
Il Papa mette in risalto come in questi ultimi decenni la ricchezza prodotta nel pianeta sia assolutamente lievitata, ma la sua distribuzione è stata diseguale. Il problema non è quello di aumentare la produzione dei beni, ma è etico: sono i principi ispiratori a partire dai quali si possa equamente distribuire. Solidarietà e giustizia non sono confinabili nell’ambito dei buoni sentimenti degli uomini religiosi, ma sono conseguenze di una capacità di leggere in maniera oggettiva l’umanità come realtà oggettivamente legata a doppio filo tra tutti i suoi membri.

La questione cibo sarà il tema dell’Expo. Quale contributo dovrà dare Milano?
Tutti questi eventi, come l’Expo, sono straordinarie opportunità, che però non diventano automaticamente buone o cattive. Ancora una volta la provocazione è sull’approccio etico, sul modo di sfruttare positivamente queste chance oppure usarle solo come occasioni di grandi proclami senza nessuna traduzione pratica. Due sono le prospettive etiche corrette: la prima è evocata dal cardinal Tettamanzi stesso e dal Papa con il concetto degli stili di vita, cioè la capacità di riconoscere che le risorse del pianeta non sono illimitate e che quindi vanno gestite con saggezza. Significa interrogarsi sul modello di sviluppo, sul modo di consumare e di risparmiare. Questo è un primo binario che riguarda la capacità di decidere da parte di ciascun cittadino.

E l’altro binario?
Affinché l’Expo possa diventare un’occasione non sterile ma feconda rispetto al tema del nutrire il pianeta è che i Paesi più ricchi si diano una road map, scadenze precise misurabili e date in vista delle quali operare scelte concrete. La questione è drammaticamente semplice: si tratta dell’investimento di risorse. È chiaro che in assenza della capacità di mettere mano al portafoglio, le parole che si possono dire in maniera altisonante con tutti i riflettori del mondo sono solo retorica, che non fa bene a nessuno. Insomma, due condizioni a partire dalle quali l’Expo potrebbe diventare un’opportunità davvero straordinaria.

La fame non è solo in Africa, ma anche nei nostri quartieri, di chi patisce la crisi e si rivolge in parrocchia per i pacchi viveri…
Quando la ricchezza non viene ridistribuita con servizi alle categorie più ultime, si rende la fatica ad arrivare alla fine del mese quasi endemico e strutturale, generando solo rassegnato sconforto, se non addirittura indifferenza da parte di chi sta meglio. Per cui credo che queste riflessioni non vanno soltanto a impattare sui rapporti con i Paesi più poveri del mondo lontano, ma è un discorso che farebbe crescere anche un sano spirito solidaristico e una difesa dei diritti dei cittadini anche qui a casa nostra.

Il Cardinale insiste sulla sobrietà. Eppure si spreca molto cibo che viene buttato…
Parlare di sobrietà non significa immaginare che la Chiesa di Milano piuttosto che il Santo Padre immaginino il mondo come una specie di grande monastero e quindi tanti monaci e frati tutti capaci di digiunare. La sobrietà non sarà mai per noi la rinuncia a desiderare una vita più comoda, più bella, con case confortevoli. È invece imparare a fare il passo compatibilmente con la lunghezza della propria gamba, evitando di cedere alle sirene che dicono di comprare e dopo pagherai; significa anche la capacità di riconoscere a chi ho accanto a me il diritto di desiderare una vita comoda come desidero io. «L’opportunità dell’Expo diventa per Milano un’occasione che sarebbe peccato mortale perdere». Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, commenta il recente Vertice Fao sulla sicurezza alimentare e rilancia le proposte per centrare l’obiettivo del tema scelto per l’Expo 2015.Le conclusioni del Vertice Fao hanno deluso. Che ne pensa?Sì, l’impressione complessiva degli addetti ai lavori è di delusione. Una frustrazione che non è relativa solo a questo evento, perché c’è un clima di aspettative mancate, che trova le sue radici dal Duemila in avanti. I grandi proclami della riduzione del 50% della povertà entro il 2015 sono stati gradualmente dimenticati e disattesi. Questo Vertice è il punto d’arrivo di un percorso che si è manifestato concretamente con la progressiva distrazione delle risorse dei fondi che gli Stati avevano promesso per la cooperazione internazionale al punto che oggi le percentuali rispetto al Pil sono a dir poco meschine.I Grandi hanno latitato…Infatti. Oltre tutto non dimentichiamo che solo ai primi di luglio in occasione del G8 avevano proclamato grandi impegni, formulato roboanti promesse. Poi quando si tratta di mettersi attorno a un tavolo… Non passa inosservato che tutti i Grandi della Terra abbiano brillato per la loro assenza rendendo questa assise pressoché inefficace e offrendo a personaggi piuttosto folkloristici, per non dire altro, come il colonnello Gheddafi, la scena e la possibilità di proclamarsi paladini della difesa dei diritti dei poveri e degli ultimi. Questa assenza è a dir poco scandalosa ed emerge ancora di più per il fatto che perfino il Papa invece si è reso presente con un messaggio.Un messaggio forte il suo…Sì, forte e chiaro, in perfetta sintonia con quello che ha scritto nella Caritas in veritate. Questo intervento non è allora uno spot, non è qualcosa di estemporaneo. Alcuni concetti emergono con chiarezza. Primo, l’affermazione che la Terra può nutrire tutti i suoi abitanti, prova ne sono le tonnellate di derrate alimentari che vengono distrutte allo scopo di mantenere alti i prezzi delle risorse. È la sconfessione di chi faceva l’abbinamento tra aumento della popolazione e del disagio della fame. Secondo: l’assenza di istituzioni economiche in grado di governare in maniera non burocratica – come ahimè molte realtà legate alle Nazioni Unite – e capaci di garantire l’accesso al cibo e all’acqua.Solidarietà e giustizia vanno duqnue insieme…Il Papa mette in risalto come in questi ultimi decenni la ricchezza prodotta nel pianeta sia assolutamente lievitata, ma la sua distribuzione è stata diseguale. Il problema non è quello di aumentare la produzione dei beni, ma è etico: sono i principi ispiratori a partire dai quali si possa equamente distribuire. Solidarietà e giustizia non sono confinabili nell’ambito dei buoni sentimenti degli uomini religiosi, ma sono conseguenze di una capacità di leggere in maniera oggettiva l’umanità come realtà oggettivamente legata a doppio filo tra tutti i suoi membri.La questione cibo sarà il tema dell’Expo. Quale contributo dovrà dare Milano?Tutti questi eventi, come l’Expo, sono straordinarie opportunità, che però non diventano automaticamente buone o cattive. Ancora una volta la provocazione è sull’approccio etico, sul modo di sfruttare positivamente queste chance oppure usarle solo come occasioni di grandi proclami senza nessuna traduzione pratica. Due sono le prospettive etiche corrette: la prima è evocata dal cardinal Tettamanzi stesso e dal Papa con il concetto degli stili di vita, cioè la capacità di riconoscere che le risorse del pianeta non sono illimitate e che quindi vanno gestite con saggezza. Significa interrogarsi sul modello di sviluppo, sul modo di consumare e di risparmiare. Questo è un primo binario che riguarda la capacità di decidere da parte di ciascun cittadino.E l’altro binario?Affinché l’Expo possa diventare un’occasione non sterile ma feconda rispetto al tema del nutrire il pianeta è che i Paesi più ricchi si diano una road map, scadenze precise misurabili e date in vista delle quali operare scelte concrete. La questione è drammaticamente semplice: si tratta dell’investimento di risorse. È chiaro che in assenza della capacità di mettere mano al portafoglio, le parole che si possono dire in maniera altisonante con tutti i riflettori del mondo sono solo retorica, che non fa bene a nessuno. Insomma, due condizioni a partire dalle quali l’Expo potrebbe diventare un’opportunità davvero straordinaria.La fame non è solo in Africa, ma anche nei nostri quartieri, di chi patisce la crisi e si rivolge in parrocchia per i pacchi viveri…Quando la ricchezza non viene ridistribuita con servizi alle categorie più ultime, si rende la fatica ad arrivare alla fine del mese quasi endemico e strutturale, generando solo rassegnato sconforto, se non addirittura indifferenza da parte di chi sta meglio. Per cui credo che queste riflessioni non vanno soltanto a impattare sui rapporti con i Paesi più poveri del mondo lontano, ma è un discorso che farebbe crescere anche un sano spirito solidaristico e una difesa dei diritti dei cittadini anche qui a casa nostra.Il Cardinale insiste sulla sobrietà. Eppure si spreca molto cibo che viene buttato…Parlare di sobrietà non significa immaginare che la Chiesa di Milano piuttosto che il Santo Padre immaginino il mondo come una specie di grande monastero e quindi tanti monaci e frati tutti capaci di digiunare. La sobrietà non sarà mai per noi la rinuncia a desiderare una vita più comoda, più bella, con case confortevoli. È invece imparare a fare il passo compatibilmente con la lunghezza della propria gamba, evitando di cedere alle sirene che dicono di comprare e dopo pagherai; significa anche la capacità di riconoscere a chi ho accanto a me il diritto di desiderare una vita comoda come desidero io.

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