Con interlocutori ai più diversi livelli, Benedetto XVI ha trattato di diritti della persona e di laicità, di libertà religiosa e di secolarismo, e infine del Vangelo come modo di vita integrale. Parole su cui meditare


Redazione

22/04/2008

di Francesco BONINI

Sono i gesti, le immagini a parlare, prima di tutto, di un grande viaggio papale, come quello di Benedetto XVI negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite. Ecco allora la festa di compleanno, poi i grandi incontri di massa e privati, con le altre Chiese e le altre religioni, in occasione della Pasqua ebraica, con i giovani, ma anche con le vittime dei preti pedofili, e poi la sfilata in papamobile per la Quinta Strada, fino alla breve e toccante preghiera a Ground Zero.

Questo viaggio però non ha segnato solo un incontro vivo, spontaneo, immediato, con l’America. Non è stato solo un grande successo di comunicazione, nel segno della speranza. Gli interventi, i discorsi, i dialoghi di Benedetto XVI a Washington e a New York ci consegnano un affascinante e impegnativo viaggio alla radice non solo dell’America, ma più in profondità alla radice della contemporaneità.

Sarà quindi utile meditare e sviluppare i testi, così carichi di suggestioni, che il Papa ha consegnato ai suoi molteplici interlocutori, ma proprio anche all’opinione pubblica mondiale. Possiamo tracciare uno schema in cinque punti, che disegnano un percorso da “progetto culturale”, invitano a sviluppare un’ampia discussione, un investimento di impegno, di discernimento, di dialogo.

In questo senso risaltano le sue considerazioni, alle Nazioni Unite, sulla questione del fondamento dei diritti della persona. Ha detto Benedetto XVI: «Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà»: non sono frutto delle decisioni dei legislatori.

Ne consegue un secondo tema, quello della laicità: gli Stati Uniti hanno messo in campo, più di duecento anni fa, «un concetto positivo di laicità», per cui il Papa sottolinea che «così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione», per cui le istituzioni laiche «vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini».

Ulteriore passaggio è perciò quello della libertà religiosa, il riconoscimento e il ruolo della «dimensione pubblica delle religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale».

Siamo così al confronto con il secolarismo, con le pretese della «dittatura del relativismo», al centro del dialogo con i vescovi americani al santuario nazionale dell’Immacolata concezione. Questo «sfida la Chiesa a riaffermare e a perseguire ancora più attivamente la sua missione nel e al mondo».

Nessun moralismo, ma un circuito virtuoso tra fede e ragione, tra libertà e vita, il Vangelo insomma come «un modo di vita integrale, che offre una risposta attraente e veritiera, intellettualmente e praticamente, ai problemi umani reali».

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