Ora di religione, una scelta "sensata" Entro fine gennaio occorre decidere di avvalersi dell'Irc. «Un insegnamento che conduce alla ricerca dei significati ultimi e profondi, ed è necessario con le altre discipline per formare l'uomo e la donna di domani - spiega il responsabile diocesano don Michele Di Tolve -. Da notare che molti studenti stranieri considerano questa ora come un'occasione di dialogo e confronto». In arrivo un progetto articolato rivolto agli insegnanti


Redazione

«Un insegnamento che conduce alla ricerca dei significati ultimi e profondi, ed è necessario con le altre discipline per formare l’uomo e la donna di domani – spiega il responsabile diocesano dell’Irc don Michele Di Tolve -. Da notare che molti studenti stranieri considerano questa ora come un’occasione di dialogo e confronto». In arrivo un progetto articolato rivolto agli insegnanti

10/01/2008

Entro la fine di gennaio le famiglie dovranno provvedere alla preiscrizione dei loro figli negli istituti dei diversi ordini e gradi per l’anno scolastico 2008-2009. Contestualmente dovranno anche decidere in merito alla possibilità di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc) in base a quanto previsto dall’orario delle lezioni.

Un’ora di lezione che rientra a pieno titolo nell’insegnamento scolastico globale e per questo èapprezzata da oltre il 91% delle famiglie e degli studenti italiani. La sua applicazione – e di riflesso anche la scelta di aderirvi o meno – non è però priva di risvolti problematici. Ne parliamo con don Michele Di Tolve, responsabile per l’Irc della diocesi di Milano.

«Dalle ultime statistiche (riferite al 2006-2007) si rileva che il 35,87% degli studenti delle scuole statali secondarie di secondo grado presenti nel territorio della diocesi non frequenta le ore di Irc – sottolinea -. Ma per capire le percentuali degli studenti non avvalentisi occorre considerare il vero problema, che è la fuga dei ragazzi da scuola…».

Vale a dire?
In molti istituti l’ora di religione è collocata all’inizio o al termine della mattinata, dando così modo a chi non la frequenta di arrivare dopo o di andarsene prima. Dove lungimiranti dirigenti scolastici istituiscono ore alternative a quella di religione, cercando di evitare che i ragazzi entrino dopo o prima dalla scuola, si raggiunge l’85% di avvalentisi. Dove invece c’è “l’ora del nulla”, la possibilità di non fare scuola, c’è la “fuga”. A ciò si aggiunge poi la questione dei punti di credito.

In che cosa consiste?
Per esempio, in un istituto in cui il 75% degli studenti frequenta l’ora di religione, è stato deciso di togliere loro il punto di credito, poiché il restante 25% non frequenta religione e neppure segue materie alternative (perché la scuola non le organizza). Ancora, in un altro istituto si è deciso di dare il punto di credito anche ai non avvalentisi, «per non creare discriminazioni»…

Ovviamente, però, ci sono anche molte esperienze positive…
È molto significativo scoprire che più del 10% dei ragazzi stranieri (molti dei quali musulmani) si iscrive per frequentare l’ora di religione, perché capisce che non si fa catechesi, ma ci si conosce e ci si confronta con tutte le altre religioni, Islam compreso. Alcuni di loro, grazie all’ora di religione, imparano prima la lingua, dialogano, si integrano meglio nella classe.

C’è poi il capitolo degli insegnanti…
Il rischio è che, vessati da più parti, finiscano per demotivarsi: a loro va riservata una particolare attenzione, che si traduca poi in progetti importanti. Uno di questi, che stiamo mettendo a punto a livello diocesano, si articola su quattro fronti: ricreare l’alleanza educativa tra parrocchia e scuola a servizio della famiglia; coniugare fortemente lo studio teologico e le abilità pedagogiche-didattiche; accogliere e accompagnare i candidati a insegnare; formare un gruppo di docenti che siano a loro volta formatori e punti di riferimento sul territorio per altri insegnanti. Un progetto illustrato nel dettaglio su Milano 7 di Avvenire di domenica 13 gennaio.

In conclusione, perché è importante avvalersi dell’Irc?
Oggi nel mondo della scuola si fa un gran parlare di “competenze”. Ma le competenze hanno senso solo se aiutano a trovare un senso. Secondo il Concordato, l’Irc conduce alla ricerca dei significati ultimi e profondi, ed è necessario insieme a tutte le altre discipline per formare l’uomo e la donna di domani. Noi non vogliamo avere nel futuro persone solo competenti, ma anche coscienti di quello che sono loro stessi e gli altri. (m.c.)

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