Raccolti in volume, a cura dello storico Giorgio Vecchio, gli atti del convegno dell'anno scorso all'Ambrosianeum che finalmente ricorda l'attiva partecipazione delle religiose italiane nel salvataggio di ebrei, partigiani e perseguitati dai nazifascisti tra il 1943 e il 1945.

di Silvio MENGOTTO

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Durante la Resistenza la partecipazione delle donne fu un evento straordinario e premessa di una loro emancipazione sociale e politica. Paradossalmente, dice Giorgio Vecchio, proprio «nei libri di storia contemporanea le suore non esistono. Né sono citate nei testi più specifici dedicati alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza». Per questo motivo il volume, primo nel suo genere, raccoglie i contributi del convegno «Le suore e la Resistenza» del 22 aprile 2009, promosso dalla Fondazione culturale Ambrosianeum di Milano, in collaborazione con l’Azione Cattolica ambrosiana. L’obiettivo è stato quello di recuperare «integralmente questa storia di donne religiose». Durante la Resistenza la partecipazione delle donne fu un evento straordinario e premessa di una loro emancipazione sociale e politica. Paradossalmente, dice Giorgio Vecchio, proprio «nei libri di storia contemporanea le suore non esistono. Né sono citate nei testi più specifici dedicati alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza». Per questo motivo il volume, primo nel suo genere, raccoglie i contributi del convegno «Le suore e la Resistenza» del 22 aprile 2009, promosso dalla Fondazione culturale Ambrosianeum di Milano, in collaborazione con l’Azione Cattolica ambrosiana. L’obiettivo è stato quello di recuperare «integralmente questa storia di donne religiose». Una clamorosa dimenticanza Diversi i motivi di questa «clamorosa dimenticanza»: la tenace convinzione che la Resistenza fosse solo un fatto militare dimenticandosi deportati, sbandati, «buoni samaritani, preti e soprattutto le donne»; una discriminazione storiografica «verso le donne autrici di una scelta incomprensibile come quella religiosa»; per ultimo anche la stessa ritrosia delle suore nel confrontarsi con il passato in nome di una modestia virtuosa sul piano personale «ma non su quello della memoria collettiva». Durante la guerra anche i conventi e gli istituti religiosi non potevano sfuggire ai bombardamenti aerei dove persero la vita anche delle suore. Il volume evidenzia le diverse, a volte fantasiose, modalità di partecipazione delle religiose nella Resistenza prendendo questo termine «nel suo senso più ampio, ovvero come Resistenza non armata o Resistenza civile o lotta non armata». In questa prospettiva le religiose operarono nelle attività di assistenza e salvataggio, ma anche di sostegno attivo alla Resistenza, soprattutto negli aspetti organizzativi e informativi. Diari e testimonianze Scarse le testimonianze dirette in prima persona. Il diario di madre Imelde è una rarità nel quale si colgono tanti aspetti importanti nell’operare delle religiose come l’azione corale svolta dalle stesse religiose «la salvezza offerta agli ebrei, il coinvolgimento con la Resistenza, l’ospitalità verso i sofferenti, la mediazione tra le parti, la salvezza ottenuta per il paese, la comprensione umana verso gli stessi nemici». Le testimonianze raccolte compongono un mosaico a macchia di leopardo nel Paese. Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Reggio Emilia, Toscana, Marche, la stessa città di Roma vedono la presenza attiva delle religiose coinvolte nell’azione clandestina. A Milano alcuni istituti religiosi sono stati messi a disposizione del comando locale partigiano. «Tra i casi più noti e importanti sta quello delle Suore della Riparazione ( Casa di Nazareth ) dirette a Milano da suor Rosa Chiarina Solari..nella sede di corso Magenta 79 si riuniva il Comando del Corpo Volontari della Libertà con lo scopo di organizzare e gestire le fasi dell’insurrezione finale».Non si ha ancora un quadro completo, ma sono state molte le suore incarcerate come suor Enrichetta Alfieri nel carcere di San Vittore a Milano e suor Paola Nervi nel reggiano. Negli ospedali Importante e determinante l’azione di salvataggio che svolsero negli istituti religiosi e ospedali verso partigiani, sbandati, ebrei, in alcuni casi anche di fascisti in fuga. Le suore infermiere operavano negli ospedali con modalità di sabotaggio «falsificando le cartelle cliniche, inventando malattie contagiose o particolarmente temute dai tedeschi, inducendo febbri altissime, nascondendo tra i malati di mente, simulando ferite profonde e sanguinolente e così via». Da segnalare «le suore bresciane della Poliambulanza e di altri ospedali a Brescia, oltre che di quelle milanesi attive all’Ospedale Maggiore di Niguarda a Milano» dove hanno operato le importanti figure di suor Teresa Scarpellini e suor Giovanna Mosna. Nel Veneto troviamo suor Vincenza che opera nell’ospedale di Noventa Vicentina, suor Severina nella Casa della Provvidenza a Vicenza, suor Carmelita Avigo a Schio e suor Mariangela Sori «tutte sfruttarono generosità e fantasia per ospitare e nascondere nei modi più impensati le persone in pericolo per motivi politici o razziali». Le suore dell’asilo di S. Bartolomeo a Como aiutarono diverse evasioni tra queste quella del «celebre dirigente della Dc Enrico Mattei». Sempre a Como suor Augusta, suor Attilia e suor Cesana aiutarono molti ebrei a riparare in Svizzera. Nei dintorni di Como il convalescenziario di Villa S. Vincenzo «era pieno di donne e di bambini ebrei, mandati per "convalescenza" da medici amici: pazientemente, oculatamente, li facevano passare in Svizzera». All’ospedale civile di S. Paolo di Savona medici e infermieri operavano all’esterno insieme alle religiose dell’Ordine di San Vincenzo. Suor Assunta collaborò nella sala di chirurgia e di certo aiutò «all’evasione di un partigiano ferito». Un’opera di salvataggio Nel carcere di Vicenza va ricordata suor Demetra Strapazzon «fu l’emula in terra veneta di quel che la piemontese Enrichetta Alfieri andava facendo nel carcere milanese di S. Vittore». Nella bassa reggiana le Figlie di Carità organizzarono «un corso di infermieristica a favore del locale Gruppo di Difesa della Donna». Preziosa è stata l’opera svolta dalle suore nel salvataggio degli ebrei. Molte di loro sono state insignite del titolo onorifico di "Giuste". Più di 150 gli istituti femminili romani che operarono nella clandestinità per salvare e nascondere gli ebrei. Un’opera di salvataggio che si organizzò pure in Toscana, nel Piemonte. Anche madre Donata Castrezzati dell’Istituto Palazzolo di Milano e le clarisse di S. Qurico di Assisi organizzarono fughe e riparo ad ebrei. Giorgio Vecchio avverte che non è ancora possibile proporre una storia, dove «veda tutte le suore indistintamente dalla parte delle «buone» e delle salvatrici. Anche per loro la storia fu più movimentata e variegata». Per questo è ancora necessaria «tanta cautela e tanta saggezza nel cimentarsi con queste vicende, per evitare di incorrere in ricostruzioni più vicine all’apologetica che alla storia. Al contrario, proprio lo sforzo di mettere in luce tutti i comportamenti consente di valutare meglio e con maggiore ammirazione quelli che furono coraggiosi ed eroici».

Le suore e la Resistenzaa cura di Giorgio VecchioIn dialogo Ambrosianeum (pp. 380, euro 18)

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