di Luca FRIGERIO
Redazione

In origine era solo un’immagine votiva dipinta su un piccolo pilastro, a un incrocio di strade perse nei campi. Cantù era già allora una fiorente città, e tuttavia la carestia, in quella primavera del 1543, stava mettendo in ginocchio anche i suoi abitanti, soprattutto i più poveri (come sempre accade, purtroppo). Passando davanti a quella «Madonna Bella», come la devozione popolare chiamava quell’icona mariana, una madre di famiglia, Angioletta, levò al Cielo una preghiera, chiedendo un aiuto per sfamare i suoi figli. E il suo grido venne ascoltato. Quel giorno stesso, infatti, prodigiosamente, i canturini poterono raccogliere tanto grano sufficiente a che mantenersi per i giorni a venire.
In segno di riconoscenza, attorno a quell’edicola ben presto venne eretta una chiesa, via via sempre più ornata e ingrandita. L’immagine della «Madonna Bella» fu portata sull’altare maggiore, dove giunse a venerarla anche Carlo Borromeo. Fu proprio il Santo vescovo, del resto, a ispirare l’ulteriore decorazione del santuario, che da allora prese il nome di Madonna dei Miracoli. L’opera venne affidata attorno al 1635 ai fratelli Della Rovere, i cosiddetti Fiammenghini, alfieri di una pittura dolce e suadente, estremamente coloristica, che interpretarono con toni quasi fiabeschi gli episodi dell’infanzia di Gesù. Come ancor oggi, infatti, è possibile ammirare.
Info: tel. 031.714126. In origine era solo un’immagine votiva dipinta su un piccolo pilastro, a un incrocio di strade perse nei campi. Cantù era già allora una fiorente città, e tuttavia la carestia, in quella primavera del 1543, stava mettendo in ginocchio anche i suoi abitanti, soprattutto i più poveri (come sempre accade, purtroppo). Passando davanti a quella «Madonna Bella», come la devozione popolare chiamava quell’icona mariana, una madre di famiglia, Angioletta, levò al Cielo una preghiera, chiedendo un aiuto per sfamare i suoi figli. E il suo grido venne ascoltato. Quel giorno stesso, infatti, prodigiosamente, i canturini poterono raccogliere tanto grano sufficiente a che mantenersi per i giorni a venire.In segno di riconoscenza, attorno a quell’edicola ben presto venne eretta una chiesa, via via sempre più ornata e ingrandita. L’immagine della «Madonna Bella» fu portata sull’altare maggiore, dove giunse a venerarla anche Carlo Borromeo. Fu proprio il Santo vescovo, del resto, a ispirare l’ulteriore decorazione del santuario, che da allora prese il nome di Madonna dei Miracoli. L’opera venne affidata attorno al 1635 ai fratelli Della Rovere, i cosiddetti Fiammenghini, alfieri di una pittura dolce e suadente, estremamente coloristica, che interpretarono con toni quasi fiabeschi gli episodi dell’infanzia di Gesù. Come ancor oggi, infatti, è possibile ammirare.Info: tel. 031.714126.

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