E' cruciale, afferma il prof. Giovagnoli nel 70° dell'inizio del secondo conflitto mondiale, che i cittadini europei si oppongano «ad ogni forma di discriminazioni e razzismo: una guerra non scoppia mai per caso».


Redazione

La storia degli ultimi 70 anni del nostro continente è straordinaria perché la reazione innescata negli europei dalla guerra ha fatto dell’Europa un continente di pace. Per questo essa «ha il dovere di rendere a tutto il mondo testimonianza della necessità assoluta di difendere la pace, ma ciò è possibile solo attraverso una memoria che sia parte essenziale dell’educazione che i popoli devono dare a se stessi per mantenere lontana la possibilità del ripetersi di simili orrori». Ne è convinto Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano e relatore dell’incontro “Lo spirito di Assisi a Cracovia”, promosso nella città polacca dalla Comunità di Sant’Egidio dal 6 all’8 settembre, a 70 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. È cruciale, afferma Giovagnoli, che i cittadini europei si oppongano «ad ogni forma di discriminazioni e razzismo: una guerra non scoppia mai per caso». Di qui l’importanza di vigilare affinché non vengano meno nel continente «il rispetto verso l’altro e il dovere di accogliere il diverso». L’Europa di oggi «deve evitare la tendenza a prendere congedo dalla storia e a ripiegarsi su se stessa perdendo di vista la missione che questa storia le assegna. L’essere un’oasi di pace la chiama alla responsabilità di aiutare gli altri popoli a compiere un analogo cammino». La storia degli ultimi 70 anni del nostro continente è straordinaria perché la reazione innescata negli europei dalla guerra ha fatto dell’Europa un continente di pace. Per questo essa «ha il dovere di rendere a tutto il mondo testimonianza della necessità assoluta di difendere la pace, ma ciò è possibile solo attraverso una memoria che sia parte essenziale dell’educazione che i popoli devono dare a se stessi per mantenere lontana la possibilità del ripetersi di simili orrori». Ne è convinto Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano e relatore dell’incontro “Lo spirito di Assisi a Cracovia”, promosso nella città polacca dalla Comunità di Sant’Egidio dal 6 all’8 settembre, a 70 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. È cruciale, afferma Giovagnoli, che i cittadini europei si oppongano «ad ogni forma di discriminazioni e razzismo: una guerra non scoppia mai per caso». Di qui l’importanza di vigilare affinché non vengano meno nel continente «il rispetto verso l’altro e il dovere di accogliere il diverso». L’Europa di oggi «deve evitare la tendenza a prendere congedo dalla storia e a ripiegarsi su se stessa perdendo di vista la missione che questa storia le assegna. L’essere un’oasi di pace la chiama alla responsabilità di aiutare gli altri popoli a compiere un analogo cammino». La Chiesa per la riconciliazione In diverse parti del mondo, sottolinea Giovagnoli, «pur con i suoi limiti l’Unione europea è guardata come un modello da imitare; per questo è importante che sappia offrire risposte adeguate alle questioni dell’immigrazione e dell’accoglienza di chi bussa alle sue porte». E sulla “riconciliazione della memoria” ancora non del tutto compiuta osserva: «La battaglia della memoria è sempre complessa perché impone di fare i conti con un ricordo scomodo». Al riguardo Giovagnoli saluta positivamente le parole pronunciate il 1° settembre dalla cancelliera Merkel, e il richiamo al bisogno di spirito di comunione di Benedetto XVI, «un tedesco che non nasconde le colpe del suo popolo». Lo storico ricorda quindi «il notevole impegno della Chiesa cattolica per la riconciliazione tra tedeschi e polacchi, a partire dal riconoscimento delle frontiere occidentali della Polonia invocato da Paolo VI fino alle iniziative e agli incontri promossi negli ultimi anni dalle due Chiese nazionali». «Non ci si può tuttavia nascondere – conclude riferendosi alla mancanza di memoria condivisa tra Russia e Polonia – l’esistenza di ragioni politiche che ostacolano il riconoscimento di alcune responsabilità: nelle vicende tra russi e polacchi entrano in gioco logiche di potere che non sono legate al passato ma riguardano il presente e il futuro».

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