Splendide maschere fatte con le piume di uccelli tropicali, ma anche le armi usate nella caccia o gli oggetti di uso quotidiano: al Pime di Milano i "tesori" quotidiani di una civiltà senza scrittura, ma che sa ben "raccontare" il suo mondo simbolico.


Redazione

16/05/2008

di Luca FRIGERIO

Gli Indios, raccontano i Kayapò, in origine vivevano in cielo. Solo per caso, un giorno, un cacciatore si accorse che più in basso esisteva un altro mondo: da lassù, quella distesa di alberi e di corsi d’acqua , con tutte le loro ricchezze, appariva come un magnifico arcobaleno. Gli Indios decisero allora di trasferirsi in quel nuovo paradiso, e dopo aver unito insieme bracciali e collane fecero una lunga fune con la quale si calarono sulla terra. Alcuni però, non volendo affrontare quella nuova avventura, o non fidandosi di quello che avrebbero trovato, preferirono rimanere là dove erano. Così ancor oggi, di notte, vediamo brillare i loro fuochi, che noi chiamiamo stelle…

Sarà forse anche per questa nostalgia del cielo che gli Indios dell’Amazzonia amano circondarsi di ornamenti e di oggetti che ricordano il mondo degli uccelli, tramite fra la terra e l’aria, messaggeri di forze che irradiano la loro energia dall’“alto”, come il sole o la pioggia. Piume coloratissime compongono infatti copricapi di raffinata bellezza, eleganti diademi o ghirlande che indicano il rango e il ruolo di chi li indossa, distinguendo le diverse tribù e le varie appartenenze.

Un’interessante collezione di simili creazioni, provenienti da circa quaranta gruppi etnici del Brasile, è oggi presentata presso il Museo Popoli e Culture del Pime di Milano. I reperti amerindi in mostra sono stati raccolti negli anni Ottanta da Raffaele Zoni, per alcuni anni volontario presso le missioni della regione amazzonica. «Una passione nata proprio per capire a fondo una cultura affascinante, ma così diversa dalla nostra», spiega il collezionista. «Gli Indios del Brasile, infatti, non sanno scrivere. Eppure nei loro villaggi si trovano messaggi disseminati ovunque: le parole sono fatte di piume, cera, legno, argilla. La materia, plasmata e modificata, parla sotto forma di manufatto. E’ così che quei popoli raccontano il proprio mondo simbolico».

In questo senso, anche prodotti finalizzati ad un uso prettamente pratico, come una freccia, un cesto, una ciotola, non sono mai dei semplici utensili, ma strumenti in cui si trasfonde un mondo allegorico che ne impone la forma, i colori, la scelta dei materiali. «L’universo culturale degli indiani dell’Amazzonia», aggiunge Zoni, «è palesemente incentrato sul connubio uomo-natura, e questa unione trova vigore nell’esperienza della vita quotidiana: la foresta è un interlocutore sempre rispettato con il quale l’indio dialoga incessantemente, attingendone le risorse in modo oculato». Come accade presso gli indios Wayampì, ad esempio, i cui cacciatori localizzano alcune prede seguendo il volo di una farfalla. Magia? Niente affatto: essi sanno, infatti, che l’imenottero si nutre del fiore di una pianta, i cui semi sono parte integrante della dieta alimentare di un grosso roditore…

Così, accanto così a sontuosi ornamenti realizzati con le penne di variegati uccelli tropicali, la rassegna milanese propone anche una serie di monili, spesso costituiti da ossa, denti o parti di animali temuti (felini, caimani, serpenti…) o apprezzati (dalle scimmie ai passeri), affinchè le relative “doti” e “caratteristiche” siano trasmesse a chi li indossa.

Ma non mancano le armi da caccia, come le efficaci cerbottane o i lunghi archi, fondamentali nell’economia di sussistenza degli Indios brasiliani. Né le suggestive maschere impiegate soprattutto nei riti di passaggio e in determinati eventi cerimoniali: come accade presso la tribù dei Gavião, dove l’adolescente deve portare per alcuni giorni un particolare mascherone di paglia, che gli sarà tolto solo quando entrerà a far parte della comunità degli adulti.

La mostra I popoli dell’arcobaleno
e’ aperta fino al 15 giugno 2008
presso il Museo Popoli e Culture del Pime
a Milano (via Mosè Bianchi, 94),
da lunedì a sabato (9-12.30 e 14-18).
L’iniziativa è particolarmente indicata per le scuole.
Per informazioni, tel. 02.43820379
www.museopopolieculture.it

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