Riscuotono successo di pubblico le iniziative "popolari" promosse per favorire una maggiore conoscenza del testo biblico. È quanto è avvenuto, per esempio, a Vicenza dove è stato promosso dal 29 maggio al 2 giugno il quarto Festival biblico. Nel parliamo con mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura.


Redazione

06/06/2008

Monsignor Ravasi, che valore pastorale hanno queste iniziative “popolari”?
Penso che il loro valore sia positivo perché sono pur sempre un tentativo per riportare a livello popolare un testo che troppo spesso è stato considerato o remoto o sacrale e quindi poco pronto ad entrare nella piazza, in casa, nella quotidianità. Bisogna far sì che il testo biblico entri quasi come un’eco nell’interno dell’orecchio e della mente. Occorre quindi lavorare per una riappropriazione della Bibbia come componente che devi conoscere, se sei credente, come lampada per i passi nel cammino della vita, se non sei credente come grande codice della cultura occidentale o anche come stella polare dell’ethos e del comportamento. Detto questo, bisogna fare anche una precisazione: bisogna, cioè, impedire che il testo perda la sua anima profonda. Non deve diventare soltanto elemento di spettacolo, di curiosità ma deve conservare la sua potenza, la sua forza di provocare, come testo che ha in sé una valenza di trascendenza, sacra, per il credente e non. Queste iniziative popolari devono sempre custodire anche un certo rigore e mai cedere ad elementi banalizzanti.

C’è ancora spazio e interesse nel mondo di oggi per il testo biblico?
Direi proprio di sì. Vedo che l’interesse per la Bibbia è indiscutibile. La partecipazione alle conferenze, il desiderio di ascoltare e di riprendere in mano il testo biblico, il successo delle iniziative come quella di Vicenza sono in questo senso emblematiche. Detto questo, però, bisogna anche dire che le strade da percorrere sono molte. C’è ancora tanto cammino da fare. Ho l’impressione che questo interesse scocca quando c’è una figura che sappia accompagnare queste iniziative, o quando viene promosso un evento, mentre questo interesse dovrebbe essere quotidiano. L’inchiesta che è stata fatta dalla Federazione cattolica biblica internazionale dimostra chiaramente che in Italia nell’arco dell’ultimo anno solo il 27% della popolazione ha letto una volta la Bibbia contro il 73% degli Stati Uniti. Risulta anche che sono pochissime per esempio le persone che usano la Bibbia come preghiera. Cosa vuol dire? C’è ancora un lungo cammino da fare per far sì che questa riappropriazione del testo biblico diventi una componente autentica e costante. Cioè dobbiamo fare in modo che non solo nei grandi eventi si dimostri questa passione per la Bibbia ma che diventi una componente più quotidiana, personale e comunitaria.

Come avvicinare la Parola di Dio alla gente?
Ci sono più livelli. Il primo chiama in causa le comunità ecclesiali. Dopo il Concilio Vaticano II, le comunità sono ritornate a studiare la Bibbia con gusto. Deve succedere anche oggi: e, quindi, offrire occasioni per riacquisire il gusto di leggere il testo biblico. Il secondo livello è aprire ad una nuova stagione metodologica, cercare cioè di fare in modo che si valorizzi l’aspetto narrativo della Bibbia. L’uomo di oggi ama molto le immagini e la Bibbia è ricca di parabole e narrazioni storiche che devono essere correttamente decifrate. Terzo livello è rendere la Bibbia presente nella liturgia come elemento fondamentale, curando con maggiore serietà, rigore, dignità ed eleganza la proclamazione della Parola, evitando certe abitudini un po’ trasandate, migliorando le omelie, le catechesi, promuovendo corsi biblici. Quarto livello di azione educativa è non dimenticare che sempre in quella inchiesta, a sorpresa, risultava che il 63% degli italiani è favorevole al fatto che la Bibbia entri nelle scuole come programma d’obbligo. Umberto Eco si chiedeva perché i nostri ragazzi devono sapere tutto degli eroi di Omero e nulla di Mosè, sapendo che la Bibbia è una componente fondamentale della storia dell’arte, della cultura e dell’etica. Occorre pertanto cercare di fare in modo che la Bibbia diventi anche in un contesto scolastico una guida per la comprensione della propria identità culturale e occidentale.

Ha un auspicio da formulare?
Spero che tutti possano tornare a leggere con gusto il testo originale della Bibbia, comprendendolo. Ma questo richiede studio, chiede di imparare la grammatica del messaggio biblico. Superata quella porta, si trova il messaggio nella sua fragranza, la scoperta di un orizzonte ricco di infinite iridescenze e significati profondi. Un movimento che chiede ad un certo punto di tornare a te stesso perché il messaggio biblico si trascriva e diventi vita.

a cura di Maria Chiara Biagioni

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