Sorge nel cuore di Milano, a due passi da Palazzo Isimbardi e Palazzo Cicogna, nascosta in mezzo al suo giardino, con tanto di tennis, piscina e orto. Costruita da Piero Portaluppi, tra il 1932 e 1935, la villa rappresenta un vero e proprio capolavoro del razionalismo meneghino, un tesoro per tanti anni rimasto nascosto e ora portato alla luce dal Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, al quale le sorelle Gigina Campiglio Necchi e Nedda Necchi lo hanno lasciato per disposizione testamentaria.


Redazione

20/06/2008

di Ylenia SPINELLI

«Ricordo ancora il giorno in cui Gigina mi chiamò in villa e, guardandomi negli occhi, mi disse: “Mi prometti che la manterrai come se fosse casa tua? ”»,racconta Giulia Maria Crespi, presidente del Fai. E così è stato: dopo oltre tre anni di restauri, costati quasi 6 milioni di euro ed effettuati, con dovizia di particolari, grazie al Comune, alla Provincia di Milano, alla Regione e a molti privati, la villa di via Mozart 12 ètornata agli antichi splendori.

Ora che villa Necchi Campiglio è stata aperta al pubblico, si avvierà presto il progetto del circuito delle quattro case museo milanesi, che coinvolge anche il museo Poldi Pezzoli, il museo Bagatti Valsecchi e casa Boschi Di Stefano. «Ma non sarà solo una bellezza architettonica da guardare- ci tiene a precisare la Crespi- questa villa, nata per ricevere, potrà continuare la sua funzione di luogo di ritrovo per incontri culturali e colazioni, anche grazie alla caffetteria ricavata chiudendo con vetrate il patio esistente».

E infatti i legittimi proprietari, appartenenti all’alta borghesia pavese, trasferitasi a Milano, fecero della loro casa un cenacolo di aggregazione culturale aperto al mondo. Qui furono ospiti, tra gli altri, i Savoia, i reali di Spagna, i Castelbarco e i Vistarino, come testimoniano le foto sistemate nei numerosi portaritratti presenti in quasi tutte le stanze, dove il tempo sembra non essersi mai fermato, neanche alla morte di Gigina nel 2001.

Fiori freschi sui tavoli, piatti e stoviglie nelle credenze, letti accuratamente rifatti, asciugamani e necessaire per la toelettatura nei bagni e soprattutto armadi pieni di splendidi vestiti, cappellini e borsette, che testimoniano il gusto e la moda della Milano tra le due guerre.

Il Fai ha riaperto la casa al pubblico, senza trascurare il minimo dettaglio, proprio come avrebbero fatto le sorelle Necchi con i loro ospiti. A rimettere ogni cosa a suo posto e in perfetta luce ci ha pensato l’architetto Piero Castellini, nipote del Portaluppi, che durante i lavori di restauro ha detto di aver riscoperto e apprezzato l’illustre avo, la cui opera ha potuto esprimere in questa casa, fino al dettaglio della tazzina da tè o dei tovaglioli. «Scrostando gli intonaci – racconta Castellini- su una parete abbiamo trovato persino gli schizzi delle sedie».

La villa rappresenta una fase chiave nel percorso di Portaluppi, segnandone il graduale passaggio dal decò alle nuove tendenze razionalistiche. Moderna e originale nello stile, la villa è addirittura sperimentale per le soluzioni tecnologiche adottate al fine di garantire ogni sorta di comfort: dal sistema di comunicazione interno per mezzo di citofoni, all’immensa saracinesca che, salendo elettricamente dal suolo, ne chiudeva l’ingresso di notte, fino alla piscina riscaldata, la prima in una villa privata in città.

La decorazione degli interni subisce poi un mutamento nel dopoguerra, quando i proprietari sentono il bisogno di rinnovare l’immagine ormai superata della loro casa e chiamano l’architetto Tommaso Buzzi. Oltre che nei marmi dei pavimenti e dei bagni, nelle più variegate radiche, negli ottoni delle porte e delle maniglie, nelle boiserie e negli stucchi, alcuni dei quali coperti dal Buzzi e ora riportati alla luce, il valore storico- artistico di questa casa museo sta nei quadri e nelle statue donati da alcuni privati, dopo che una causa sull’eredità si era portata via gli originali.

Claudia Gian Ferrari, figlia del noto gallerista milanese, ha impreziosito la villa con il suo personalissimo catalogo di 44 capolavori dell’arte del Novecento italiano, da Arturo Martini a Giorgio Morandi, passando per De Chirico e Sironi. «Volevo che le mie opere, alle quali sono molto affezionata, fossero godute anche dagli altri, ma non come in un museo, con tanto di cartellino e spiegazione a lato. Io stessa ho voluto sistemarle nei vari ambienti della casa e ora è come se fossero sempre state qui». Ma per non sentirne troppo la nostalgia la Gian Ferrari ha chiesto una camera da letto nella villa, per poter tornare liberamente ad ammirare i suoi gioielli.

Al primo piano, invece, è esposta la collezione di Alighiero de’ Micheli, ricostruzione integrale del salotto del famoso imprenditore e collezionista lombardo, con dipinti di Canaletto, Tiepolo, preziose porcellane cinesi e maioliche lombarde, una collezione di miniature e importanti arredi italiani e francesi del Settecento. E così, grazie alla generosità di questi e di tanti altri benefattori, il Fai è riuscito a mettere nella cassaforte del nostro Paese un altro stupendo gioiello d’arte.

Orari apertura : da mercoledì a domenica, dalle 10 alle 18.
Le visite si effettuano in gruppi di max 20 persone,
accompagnate da una guida.
Sono previste anche visite specialistiche su prenotazione
Prezzi -Adulti 6 euro (ingresso gratuito per aderenti Fai)
-Biglietto cumul. Circuito case museo milanesi:
15 euro (intero) , 10 euro( ridotto)
-Bambini ( 4-12 anni) 4 euro
-Scolaresche 3 euro -Scolaresche aderenti Fai 1,50 euro
Info: www.fondoambiente.it

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