1. Forse hai aperto la porta ai ladri e ai briganti
Sembravano persone per bene: sono venuti a venderti, porta a porta, ricette balorde di felicità, occasioni pericolose di divertimento, parole deprimenti per convincerti che la verità delle cose, degli amori, della vita stessa è che tutto è destinato al nulla. Ladri e briganti sono venuti per distruggere e uccidere.
Forse hai aperto la porta a ladri e briganti: quelli che deridono i sogni e i propositi di bene, quelli che sporcano tutto quello che toccano, sporcano i pensieri, sporcano il sesso, sporcano la fiducia in Dio, sporcano i rapporti con i genitori, con gli amici, con i compagni di viaggio.
Forse hai aperto la porta a ladri e briganti, per ingenuità, per curiosità, perché molti altri l’hanno fatto e, anche se sono infelici, dicono che non si può fare altrimenti: devi aprire la porta a ladri e briganti se vuoi stare al mondo.
2. Eppure, una voce
Ma questa sera celebriamo la grazia di ascoltare una voce amica, forse già ascoltata molte volte, forse mai sentita prima. Eppure, ci commuove l’esperienza di un’intima corrispondenza tra questa voce che viene dal Buon Pastore e l’attesa, il desiderio di gioia, l’inquietudine fino alla disperazione.
Questa sera l’insegnamento e il motivo di ringraziamento viene dai catecumeni, prossimi alla celebrazione solenne dei sacramenti che li introducono come pietre vive e scelte nell’edificio santo che è la Chiesa di Dio. E i catecumeni ci parlano di quella parola, di quella voce. I catecumeni giunti qui da tante strade e segnati da tante storie raccontano di essere stati raggiunti, sorpresi, commossi da quella voce che hanno riconosciuto come la voce che merita di essere ascoltata, il pastore che merita di essere seguito: «Entra dalla porta, è pastore delle pecore. […] Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome […]. E le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce». Per una grazia imprevedibile la parola di Gesù bussa alla porta di una vita e la cambia: «Divoravo i capitoli dei Vangeli giorno dopo giorno e più leggevo più Gesù mi parlava. Avevo il fuoco dentro» (Le sorprese di Dio. In ascolto di chi diventa cristiano oggi, Queriniana, Brescia 2026, p. 76); «Ora posso dire con certezza che Dio mi ha messo in mano un Vangelo. Ha deciso che fosse arrivato il momento che io capissi mostrandomi l’esperienza del Figlio» (Ivi, p. 49).
La parola di Gesù letta nei Vangeli o proclamata nell’assemblea liturgica o ricordata come un’annunciazione sorprendente ha questo di unico: è proprio la parola di cui ho bisogno, entra proprio nelle domande che m’inquietano, nelle ferite che mi fanno soffrire, nel groviglio confuso in cui mi sono perso. Seguo Gesù, perché riconosco che la sua parola è rivolta proprio a me, mi conosce e mi chiama. I catecumeni incoraggiano tutti i discepoli ad essere attenti e grati per questa voce, per questa parola. Ci incoraggiano a vincere la tentazione della distrazione che perde le occasioni, che sente senza ascoltare.
3. Mai soli
I catecumeni insegnano che, affascinati dalla voce amica, si deve chiedere aiuto.
“Ti prego aiutami!” e c’è sempre una mano tesa, una porta aperta. Nella città della gioia si entra sempre insieme ad altri. Compagni di viaggio inattesi, quei preti con cui non volevi più parlare, quelli che studiano con te e che prima non notavi neppure, quel ragazzo che si è innamorato di te e domenica ti ha detto: “Andiamo a Messa stamattina”, quell’incontro occasionale da cui non ti aspettavi nulla…
“Ti prego aiutami!”. Se cerchi, trovi, se chiami ti viene incontro Gesù che ti parla con la voce di una persona, con il libro che stai leggendo, con il silenzio in cui ti raccogli. Verso il Signore non cammini da solo.
“Ti prego aiutami”: ci vuole una certa dose di fiducia e insieme di umiltà per riconoscere nelle persone concrete gli aiuti di cui ho bisogno, riconoscere in questi uomini e donne gli angeli mandati da Dio per indicarti la via della salvezza.
«È stata un’amica di famiglia a propormi di andare a fare l’educatrice allo spazio compiti dell’oratorio. In questo modo ho conosciuto i preti della nostra comunità, le volontarie e tante altre persone che ora considero amiche. Sono state la gioia e la serenità che ho visto in oratorio che mi hanno spinto a chiedere il Battesimo» (testimonianza di Camilla, ivi, p. 145).
Ci vuole una certa dose di fiducia e di umiltà. Infatti, i testimoni che incontri non sono perfetti, non sono santi. Talora gli angeli che Dio mi manda hanno un carattere difficile, hanno tratti sgradevoli. Si riconoscono, però, per questo: non sono ladri e briganti, non chiedono niente per sé, si prendono cura del tuo cammino di fede; non prendono niente, ma vorrebbero dare tutto; non hanno bisogno di te per vantarsi di un risultato, ma si mettono a servizio della tua gioia, se vuoi.
Non aspettarti una Chiesa perfetta, preti perfetti, compagni di viaggio perfetti. Piuttosto impara a ringraziare per quel poco o tanto che possono fare per farti conoscere Gesù, per accompagnarti fino alla celebrazione dei grandi misteri della nostra salvezza, fino alla Celebrazione Eucaristica, fino alla comunione che conforma a Gesù e ci rende un cuor solo ed un’anima sola.

