«E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse:
“Guarda di non dire niente a nessuno”».
È come se Gesù, dopo la giornata caotica di Cafarnao e dopo aver percorso tutta la Galilea predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni, chiedesse un po’ di silenzio, un po’ di discrezione.
Un po’ di silenzio, per favore: per i Vescovi, per i preti, per i fedeli. Un po’ di discrezione, per favore: che clamori inopportuni non ostacolino la missione di Gesù. Un po’ di argine al dilagare delle parole, all’imbarazzo che rende insopportabile il silenzio. Un po’ di sana inquietudine, per favore, per convincersi a stare davanti al mistero di Gesù come discepoli incantati, abitati dallo stupore, come gente che è all’inizio, che deve ancora riconoscere la presenza di Dio in Gesù (tanto che può perdonare i peccati: cfr. Mc 2,1ss).
1. Il rischio della banalità
Le troppe parole consumano, logorano la Parola. Ripetere le parole sante senza sentirsi bruciare le labbra significa che la Parola si è spenta, si è ridotta a un relitto, una cosa morta. Ripetere le parole sante riducendole a buoni consigli, a buone parole scontate e inoffensive significa distribuire una specie di manna senza sapore, che a un certo punto genera nausea. Ma dov’è il pane vivo disceso dal cielo per la vita eterna? Ripetere le parole come chiacchiere senza pretese, noiose, grigie, è come arrivare alle ultime sale di quei musei interminabili, quando si è esaurito il desiderio di vedere, di conoscere, di tremare di fronte al mistero.
Un po’ di silenzio, per favore!
2. La Chiesa chiacchierona
Forse corriamo il rischio di essere una Chiesa chiacchierona. Vescovi, preti, laici impegnati, catechisti, professori di religione, abbiamo sempre qualche cosa da dire: su tutto, su tutti, su come sia sbagliato il mondo, su come le novità siano pericolose e le antichità siano patetiche. Noi Vescovi abbiamo sempre qualche cosa da dire e siamo sollecitati a dire sempre qualche cosa: che cosa pensa di quel delitto? Che cosa pensa di quella disgrazia? Che cosa pensa del presidente degli Stati Uniti d’America? Che cosa pensa dei prezzi di Milano?
La Chiesa chiacchierona si espone al rischio di essere antipatica, come una vecchia zia saccente e acida. La Chiesa chiacchierona si attira il disprezzo di chi è competente e sente parlare degli incompetenti, che non hanno avuto modo di informarsi, di studiare, di ascoltare come si pongono le questioni. La Chiesa chiacchierona produce documenti, note, interviste, raccolte di documenti, sintesi di documenti, e le parole infinite si accumulano negli scaffali a prendere polvere, quasi fossero il prodotto di una Chiesa polverosa.
Un po’ di silenzio, per favore!
3. Il clamore fuorviante
Il bisogno di fare notizia, il gusto del clamoroso, la convinzione che i segni della presenza del Regno siano miracoli e spettacoli inducono il lebbroso purificato a disobbedire al comando di Gesù.
Sembra che la nostra esistenza e rilevanza dipenda dallo spazio che occupiamo nella comunicazione pubblica: più numerose sono le citazioni più siamo convinti di aver detto qualche cosa di significativo, qualche cosa che attira l’interesse e trasmette il messaggio. Gesù diffida del clamore inopportuno; attribuisce ai demoni la notizia che fa chiasso intorno a lui.
Un po’ di silenzio, per favore!
Per invitare al silenzio ho già parlato fin troppo.

