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Quando comprenderemo?

Domenica delle Palme

2 Aprile 2026

1. «I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose»

Sono presenti all’evento in cui si compiono le promesse dei profeti. Sono presenti nel momento in cui le attese dei secoli finalmente rallegrano la terra. Ma essi non compresero. I discepoli mediocri assistono all’opera di Dio nella storia che si compie sotto i loro occhi, ma non se ne rendono conto. Lo sguardo ottuso e il pensiero pigro si accomodano nella banalità. Ogni evento diventa un fatto di cronaca piuttosto che una rivelazione, ogni opera di Dio o dell’uomo si riducono a “sono cose che capitano”; non c’è nessun significato, non c’è nessun messaggio per me. Ecco: la banalità.

I semplici cantano, gridano, fanno festa. La folla, come succede, è tutta coinvolta come da un contagio di entusiasmo: il Signore visita il suo popolo, l’inviato di Dio porta alla città la sua benedizione. Ma essi non compresero. I discepoli sono inclini alla tristezza e al pessimismo e diffidano dell’entusiasmo dei semplici. Sono abituati allo scetticismo e non si lasciano sorprendere dallo stupore né sono disponibili ad ospitare l’esultanza. Abita nei discepoli, di allora e di oggi, una predisposizione alla tristezza che deposita un velo di grigiore in ogni incontro e su ogni momento. Ecco: la tristezza.

«Ecco il tuo re»: i segni che accompagnano l’entrare di Gesù nella sua città rivelano la regalità originale e misteriosa di Gesù. Il Signore manifesta la sua signoria nella mitezza disarmata: non viene con gli eserciti e la potenza, non inizia un regno che domina con la forza, non è armato per fare la guerra, non si afferma combattendo i nemici. «Viene seduto su un puledro figlio d’asina»: il potere si esercita come servizio, la gloria si irradia come amore, le relazioni si costruiscono come fraternità. Ma essi non compresero. I discepoli sono imprigionati nella logica del mondo che intende il potere come dominio e la violenza come inevitabile: se vuoi evitare di essere colpito, colpisci tu per primo. I discepoli, di allora e di oggi, si contendono i primi posti e discutono tra loro su chi sia da considerare il più importante. Ecco: l’ambizione e la violenza.

«Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui»: in Gesù abita la pienezza della vita, il senso di tutto quello che esiste, la verità che illumina ogni uomo che viene nel mondo (cfr. Gv 1,9). Ma essi non compresero. Hanno ascoltato tutti i discorsi, hanno visto tutti i segni che Gesù ha compiuto. Ma non hanno capito. Sono rimasti in quello smarrimento di chi si perde nell’enigma dell’universo e della storia umana. La verità sembra una parola violenta, cercare il senso delle cose sembra una perdita di tempo che si possono concedere gli sfaccendati. È più ragionevole pensare che si viene dal nulla e si finisce nel nulla. Ecco: siccome sono intelligente, sono agnostico.

 

2. «Quando Gesù fu glorificato, si ricordarono»

Per comprendere, i discepoli devono passare attraverso il dramma della Passione, lo scandalo della morte in croce di Gesù, l’incontro con Gesù risorto. Hanno bisogno della Pasqua per comprendere la vita. La Pasqua non è un fatto di cronaca, ma la gloria che rischiara le tenebre, la vita che vince la morte e dona la vita.

Ci prepariamo a celebrare la Pasqua come discepoli stanchi della banalità e resi per grazia disponibili allo stupore nel contemplare la rivelazione della prossimità affidabile di Dio. Ci prepariamo a celebrare la Pasqua come discepoli che trovano insopportabile la prepotenza, la violenza, la guerra, per renderci disponibili ad essere uomini e donne a servizio della pace. Ci prepariamo a celebrare la Pasqua come discepoli che trovano noioso lo scetticismo e trovano gioia nella verità.