1. Lo stupore: «Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano del bambino»
Le parole di Simeone, l’uomo ispirato, sono motivo di stupore per Maria e Giuseppe: presentano il loro bambino e ascoltano la profezia che parla di una missione impensata, di orizzonti così ampi da incutere timore e meraviglia: «Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
È un bambino presentato al Tempio per attuare la Legge antica, per compiere un rito che tutti compivano. È una vicenda di cui si conoscono già il significato, l’inizio e il compimento. Eppure, proprio questo bambino simile a tanti, proprio questa vicenda come tante, diventano una rivelazione che stupisce i genitori. Lo sguardo di chi è ispirato, la parola ispirata, aprono ad un oltre, invitano a vedere più lontano, più in profondità rispetto alle apparenze. La parola ispirata insegna a guardare oltre ed a restare incantati per lo stupore. Lo sguardo ispirato dallo Spirito Santo riconosce il mistero che si rende presente là dove non pensi; il mistero di una gloria che risplende senza fare rumore, senza accecare, nel compimento del rito consueto, praticato secondo la Legge. Siamo fatti per l’oltre, per l’altro.
La presenza del bambino non è il ripetersi di un rito scontato, ma la rivelazione del compimento della promessa di Dio, dell’attesa dell’umanità: «In lui tutte le genti spereranno». C’è uno stupore, la meraviglia dell’incontro, al principio di una vita che si consacra, al principio di ogni giorno vissuto nella consacrazione al Signore. Oltre la ripetizione dei gesti e dei riti, la presenza; oltre le fatiche quotidiane, l’invito affettuoso, amoroso, esaltante a riposare nel mistero; oltre le abitudini noiose, lo sguardo che riconosce la salvezza: «I miei occhi hanno visto la salvezza»; oltre i rapporti logorati dal tempo, oltre la frustrazione di una giovinezza sfiorita, l’esultanza della vecchia profetessa: «Si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme».
2. La vita cristiana, vocazione cristiana all’oltre
Ogni vita cristiana è vocazione all’oltre: oltre sé stessi, oltre le proprie abitudini, oltre i confini della propria cerchia di amici, oltre, oltre. Oltre la banalità della ripetizione, oltre lo sguardo miope dei propri interessi. Verso la carità, verso la pace, verso la santità: «Qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore».
Il gesto minimo che ogni giorno si compie porta in sé la possibilità di rivelare il nome del Signore. Nel rapporto ordinario dentro la comunità di vita consacrata, in quel modo di vivere insieme che sembra una convivenza scontata e regolamentata da un orario, proprio lì c’è un oltre: c’è la vocazione ad un amore, ad una conoscenza di sé e degli altri e delle altre, che non banalizza mai le persone, che non le riduce mai a etichette, a luoghi comuni.
Vivo con fratelli, vivo con sorelle: quanto mistero, quanta luce, quanta bontà sono scritti nel loro cuore. Oltre ciò che talvolta mi fa sentire il peso della vita comune, oltre quei tratti che mi rendono difficile vivere con questa sorella, con questo fratello: lì abita una rivelazione di Dio.
3. La comunità cristiana, vocazione all’oltre della fraternità universale
Ed anche la comunità cristiana che accoglie forme di vita consacrata riceve l’invito a guardare oltre: verso la fraternità universale. Nella nostra Diocesi, infatti, le realtà di vita consacrata ospitano le genti, quelle genti illuminate dalla presenza di Gesù: «Luce per illuminare le genti».
Lo sguardo ispirato guarda oltre il proprio istituto, oltre le proprie abitudini, oltre le differenze, oltre la complessità delle lingue e delle culture. Oltre, non per un’ingenua semplificazione, ma per una superiore convocazione. Oltre la superficialità, il Regno: «Il Regno di Dio è vicino» (Mc 1,15). Perché, secondo le parole dei profeti, i popoli riuniti sono profezia di pace; e le comunità di vita consacrata, che accolgono fratelli e sorelle da qualunque Paese provengano, possono essere rivelazione di Dio. Le genti si incontrano e l’incontro fa crescere l’amore; le genti si incontrano e l’incontro fa crescere il pensiero; le genti si incontrano e l’incontro fa crescere la conoscenza di Dio.
Oltre il presente, il compimento, quando «Dio sarà tutto in tutti» (1Cor 15,28).
4. L’oltre della speranza
In ogni giorno, in ogni situazione è iscritta una vocazione “all’oltre”. Come se lo Spirito Santo dicesse a ciascuno: “Guarda meglio: oltre le apparenze c’è l’occasione per il bene possibile, per la risposta stupita alla vocazione”. In ogni pensiero sul futuro lo Spirito Santo semina la speranza dell’oltre di cui siamo testimoni e profeti. Oltre il presente, oltre il calcolabile e il prevedibile, oltre la morte: la speranza, la vita, la comunione che rende felici!

