1. L’imbarazzo della prima rondine
In effetti, il pellegrino devoto e operoso si presenta in parlatorio pieno di curiosità: “Qui ho letto che «chi rimane in me porta molto frutto» Ma dov’è il tuo molto frutto, rondinella, che rimani qui sul monte e non fai altro che cantare e volare?”.
Non so se le rondini possono arrossire, ma la prima rondine si scervellava per trovare una risposta. E poi si fece coraggio e voleva rispondere, ma non le uscì altro che un garrire stridulo e allegro che voleva dire: “In effetti non porto molto frutto. Non faccio altro che cantare. Però forse può essere utile a coloro che salgono sul monte, portando il fardello della loro vita, essere accolti con un canto, un canto che canta la vita, che canta la pena, che canta l’incanto di fronte al mistero di Dio.
In verità io non faccio altro che cantare…”.
2. L’imbarazzo della seconda rondine
In effetti, il turista agnostico che percorre la via santa per sport e non certo per devozione si presenta in parlatorio, scettico e sprezzante: “Ma che cosa ci fai qui, rondinella: tu non hai combinato niente in tutta la tua vita. Non hai fatto famiglia, non hai avuto figli, non hai dato nipotini ai tuoi genitori, non hai fatto politica, non hai fatto niente di importante. Dov’è il famoso frutto di cui si dice?”
Non so se le rondini possono arrossire, ma la seconda rondine forse non era tipo da arrossire e disse: “Fratello mio, che non credi a niente, che cosa vuoi che ti dica? Tu hai scritto libri per scoraggiare la speranza: i tuoi libri sono impolverati negli scaffali: dov’è tuo frutto? Tu hai lavorato per accumulare soldi: con i tuoi soldi non puoi comprare neppure un sorriso: dov’è il tuo frutto? Io non faccio altro che volare e andare incontro al sole. Non è molto, forse, ma io volo per incoraggiare a volare, io spero per incoraggiare a sperare, io mi immergo nella luce per diffondere luce”.
3. L’imbarazzo della terza rondine
In effetti, la generosa signora Laura, madre di cinque figli, generosa al Centro di Ascolto della Caritas sale volentieri sull’alto monte e viene a trovare sua cugina, la terza rondine: “Con tutto il bene che c’è da fare, tu ti sei rinchiusa in questo monastero, dove non potete fare niente! Che razza di vita è questa? Andate piuttosto a imboccare i vecchi, a curare i bambini, a servire un pasto alla mensa dei poveri!”.
La terza rondine, la cugina della signora Laura, arrossiva sì, ma per stizza: “Ma chi te l’ha detto che qui non ci sono i poveri. Qui ci vengono rondinini affamati e abbandonati! Chi te l’ha detto che in monastero non imbocchiamo le sorelle anziane? Chi te l’ha detto che qui non diamo un pane a chi ha fame, non diamo un’acqua freschissima a chi ha sete, non diamo un vestito a chi soffre il freddo? Il monastero non è un’impresa di assistenza, ma è una casa di carità ordinaria”.
4. L’imbarazzo della quarta rondine
In effetti, l’intellettuale impegnato si presenta in parlatorio con una certa supponenza: “Che significa questo ritirarsi dal mondo? Che valore può avere sottrarsi alle domande ed alle inquietudini che percorrono la terra? Hai scelto la via facile di accomodarti in una condizione rassicurante. Quale frutto puoi portare per la cultura del nostro tempo?”.
La quarta rondine non si lasciava intimidire: “Quali domande dell’uomo del nostro tempo non entrano in monastero? Noi siamo donne del nostro tempo e portiamo con noi le domande e le inquietudini del nostro tempo. Ma chi risponde alle domande? Chi offre pace alle inquietudini? Noi siamo semplici. Noi siamo audaci. Noi professiamo la nostra fede: la risposta alle domande si trova nell’ascolto, la pace per le nostre inquietudini si trova in ginocchio. Non abitiamo in un nido per paura delle sfide del nostro tempo. Ma possiamo dedicare più tempo a scavare nell’animo e nelle Scritture perché ne venga l’acqua viva che rasserena il cuore umano”.
5. L’imbarazzo della quinta rondine
L’uomo del post-moderno arriva fino in cima al monte con le sue voglie e le sue malavoglie e mette in difficoltà la quinta rondine: “Io sono un cercatore della verità e percorro ogni sentiero del pensiero. Io sono un cercatore della felicità e attraverso ogni deserto per cercare la terra promessa. Ma tu, qui, quale frutto puoi offrire, chiusa nella tua comunità, sequestrata dal tuo Signore?”.
Non so se le rondini possono arrossire, ma la quinta rondine certo si sentiva in difficoltà: “Audace esploratore delle vie del pensiero, non sai che la verità si trova solo nell’incontro? Non sai che la felicità non è frutto di una conquista solitaria e presuntuosa ma di una comunione vissuta nella pazienza e nella riconoscenza?”
Così le cinque rondini offrirono risposte a coloro che si domandavano a proposito del molto frutto e dicevano: “Il molto frutto è la gioia di cantare per il Signore, è l’audacia di volare in alto, verso il Signore, è la carità vissuta con le sorelle e l’ascolto dei cuori feriti che bussano alle porte del monastero, è la testimonianza della fede che accoglie lo splendore della verità, è l’esperienza dell’amore crocifisso che offre il miracolo della rivelazione del mistero”.

