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L’evento è accreditato dall’Ordine dei Commercialisti di Milano per 3 ore di formazione.

Anniversario della morte di don Luigi Giussani (15.10.1922 - 22.02.2005), Milano, Duomo - 19 febbraio 2026

19 Febbraio 2026

Si affacciano, uomini e donne, si affacciano sull’orlo dell’abisso

    Si affacciano, stolti e sapienti, si affacciano sull’orlo dell’abisso, là dove s’incontrano la vita e la morte. Sono costretti, uomini e donne, in qualche momento della vita ad andare oltre la banalità, oltre la supponenza, oltre le cose imparate dai libri, oltre le formule stanche create per semplificare la vita. E allora si affacciano, uomini e donne, si affacciano sull’orlo dell’abisso.
    Forse sull’orlo dell’abisso, uomini e donne, sono presi dal panico dell’ignoto, dal sospetto di una minaccia, dallo spavento di fronte all’enigma indecifrabile. Si affacciano sull’orlo dell’abisso: «Per quanto l’uomo si affatichi a cercare, non scoprirà nulla». Forse sull’orlo dell’abisso, uomini e donne, sono convinti a ritornare nella banalità, a spegnere le domande e lo spavento: meglio essere disperati senza saperlo, che sporgersi nell’abisso.
    Ma gli uomini di Dio si affacciano sull’orlo dell’abisso e, là, forse nel buio e nello spavento, sono stupiti dalla voce che chiama, sono avvolti dalla tenerezza che consola, accolgono la confidenza del nome dell’abisso: «Io sono colui che sono» (Es 3,14), ascoltano una voce delicata come una brezza leggera, commovente come un abbraccio, intensa come la vita: «Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap1,8); io sono il principio e la fine.
    Gli uomini e le donne di Dio ricevono la rivelazione che l’abisso non è l’enigma spaventoso, ma il mistero consolante, la verità indicibile che invita con parole e silenzi al cuore della vita, alla gioia inesauribile. Gli uomini e le donne di Dio si avventurano nell’abisso e dimorano nel mistero ed esultano nello stupore. Vivono della vita ricevuta, si rendono conto di essere addirittura capaci di amare, di amare di un amore libero e puro, di un amore crocifisso, amati in modo da essere capaci di amare.
    Che cosa si può dire di don Giussani? Forse semplicemente questo: è stato un uomo di Dio.

Si affacciano, uomini e donne, si affacciano sull’orlo dell’abisso

    Si affacciano, stolti e sapienti, si affacciano sull’orlo dell’abisso, sul mistero del cuore umano, dove abitano l’amore e l’odio, la dedizione e la pretesa, la bontà e la cattiveria. Si affacciano sull’orlo dell’abisso del cuore umano e si spaventano del male di cui sono capaci uomini e donne in carne ed ossa: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, e comparirete davanti a governatori e re».
    Si affacciano gli stolti sull’abisso del cuore umano e si eccitano con la violenza, sono feriti che feriscono, offesi che offendono, uomini crudeli che cercano vendetta per le crudeltà subite e persino gente spietata che prova piacere a tormentare innocenti. Abisso insondabile e spaventoso.
    Si affacciano, sull’abisso del cuore umano uomini e donne di Dio, e hanno la libertà e l’audacia di riconoscere nel cuore umano scintille divine. Nel cuore umano, così sbagliato, così cattivo, così insignificante riconoscono tratti dell’immagine di Dio e della vocazione all’amore.
    Uomini e donne di Dio sanno dire al cuore umano la parola che riaccende la compassione, la benevolenza, la sete d’infinito, la nostalgia di Dio. E molti uomini e donne si sentono chiamati da questi uomini e donne di Dio ad un’esultanza inaudita, ad una bontà eroica, ad una misura smisurata di umanità.
    Che cosa si può dire di don Giussani? Forse, semplicemente che è stato un uomo di Dio.

Si affacciano, uomini e donne, si affacciano all’abisso

    Si affacciano sull’abisso della complicazione dei rapporti umani, sul groviglio inestricabile di passioni e di freddezze, di ostilità e di insofferenza: «Il fratello farà morire il fratello, il padre i figli, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno». L’enigma incomprensibile che abita nelle case, nelle comunità, nei gruppi, nei movimenti: si amavano, non si amano più; avevano stima gli uni degli altri, si disprezzano; l’affetto che avevano gli uni per gli altri è diventato indifferenza, il senso di appartenenza è svanito in un senso di estraneità.
    Si affacciano gli stolti sull’enigma delle relazioni che si complicano e s’aggrovigliano in cattiveria. Nella meschinità gli stolti si compiacciono di vedere quanto male si fanno coloro che si volevano bene: forse trovano un motivo per giustificare sé stessi.
    Si affacciano uomini e donne di Dio sull’abisso enigmatico delle relazioni tra persone, tra gruppi, tra fazioni e si sentono chiamati a mettersi in mezzo per intercedere, per riconciliare, per restituire lo splendore della fraternità e dell’amicizia al convivere in famiglia, nel gruppo, nel movimento…
    Uomini e donne di Dio si mettono di mezzo e dicono agli uni e agli altri: come sono grandi l’amore e la grazia che vi unisce! Come sono piccoli i capricci e i puntigli che vi dividono! Praticate, dunque, la via del perdono, lasciatevi riconciliare con Dio!
    Che cosa si può dire di don Giussani? Forse semplicemente che è stato un uomo di Dio.