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Le misure smisurate

Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario, Milano, Monastero Santa Chiara - 29 gennaio 2026

29 Gennaio 2026

1. Il calcolo

Si insinua nella sequela, forse anche nel discernimento che decide la sequela, la meschinità inconfessata, il calcolo che contratta con il Signore. “Ma io che cosa ci guadagno?”. Pietro e i discepoli dichiarano apertamente le loro aspettative: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» (Mt 19,27).

La meschinità assume talora il linguaggio dell’autorealizzazione: “Sì, la sequela comporta dei sacrifici, ma questa è la vita per realizzarmi pienamente”. Cioè: mi consegno a Gesù e mi aspetto di portare a compimento così i miei desideri, di ricevere gioia, soddisfazione, pienezza di vita.

La meschinità si nasconde in una specie di ricerca di una sistemazione: “Non ho le qualità né le forze per affrontare la vita e le sue tribolazioni; sono spaventato dalle responsabilità di affrontare gli impegni e le sfide della vita; non credo di essere adatto a sposarmi, a lavorare, a guadagnarmi da vivere. Perciò mi affido al Signore, entro in una comunità e ci sarà chi provvede a tutte le complicazioni della vita”.

La meschinità assume talora la forma della compiacenza. La scelta della sequela è considerata una specie rara di eroismo. La dichiarazione della mia intenzione di una sequela radicale, di entrare in monastero, in seminario, in missione suscita l’ammirazione dei miei amici, lo stupore e la stima anche di coloro che mi stanno intorno. I miei compagni di studio, i colleghi di lavoro, anche quelli lontani da ogni sensibilità cristiana mi accompagnano con una stima moltiplicata: “Io non ci credo, ma certo hai del coraggio. Io ti ammiro”.

 

2. Le vie impensate di Dio

L’amore di Dio è sorprendente. Anche la meschinità può essere una porta d’ingresso. Gesù, chiamando i suoi discepoli alla sequela con le sue pretese esagerate, non ha scelto eroi, non ha scelto persone ineccepibili per purezza di intenzioni, non ha scelto persone dal comportamento esemplare, a quanto pare.  Le vie di Dio attraversano la vita di persone ordinarie, le attese meschine, i calcoli egoistici, il grigiore delle motivazioni confuse.

Forse nella risposta alla chiamata alla santità che abbiamo accolto con la decisione della consacrazione c’è anche qualche traccia di meschinità, dell’ingenua aspettativa di un vantaggio. Non dobbiamo vergognarcene. Non siamo autorizzati a disprezzare gli altri, se riconosciamo in loro tracce di queste motivazioni poco nobili.

 

3. L’itinerario verso la semplice riconoscenza

Si può anche partire da motivazioni poco nobili, ma lo Spirito di Dio rende possibile attraversare il fuoco per rispondere senza riserve alla vocazione alla santità.

Le storie di santa Chiara e di san Francesco sono piene di fascino e di luce. Non so se Chiara e Francesco fossero già santi e perfetti fin dall’inizio della loro storia. Spesso le agiografie presentano idealizzazioni indecifrabili. Ma certo i santi hanno fatto i conti con la loro meschinità e possono insegnarci la via. Come saranno le vie della purificazione?

 

Davide è testimone dello stupore: la promessa di Dio è così oltre ogni aspettativa che non gli resta altro che mettersi in ginocchio a pregare, a lodare, a ringraziare. In ogni vicenda di sequela abita lo stupore per l’opera di Dio. Non ha i tratti clamorosi della promessa che Dio fa a Davide, non ha la manifestazione clamorosa della parola profetica o di qualche miracoloso intervento. Ma come mi ha sorpreso Dio?

La lampada è il segno della libertà. Arde e fa luce. Non chiede niente, fa luce. Non ci guadagna niente, fa luce. Non calcola il suo consumarsi, fa luce. Non sceglie la sua posizione: si lascia mettere sul candelabro e fa luce.  Nella vita di ciascuno c’è questa vocazione a consumarsi così, facendo luce. Non so per chi, non so per quanti, non vedo vantaggi per me, non ricevo gratitudine. Non mi resta che questo: consumarmi facendo luce.

Questa, pertanto, può essere la via che lo Spirito di Dio ci aiuta a percorrere per purificarci un poco dalla meschinità: la via dello stupore riconoscente per le misure smisurate di Dio e la via della docilità che si consegna e si perde nell’irradiare qualche scintilla della gloria di Dio.