1. Un figlio d’uomo schiacciato dalla vita
Gesù non ha abbastanza forza per portare la croce: il peso è troppo gravoso, le forze sono troppo limitate. Non ce la può fare.
Così camminano talora sulla faccia della terra i figli e le figlie degli uomini. Il peso della vita è troppo insopportabile: le condizioni di salute, le situazioni in casa, le responsabilità sul lavoro, i rapporti con persone difficili, ostili, sprezzanti.
S’incontrano uomini e donne che non hanno forze, non sono nelle condizioni per affrontare le fatiche e cadono, si rialzano e cadono. Si rialzano a cadono!
2. Un figlio d’uomo umiliato
Gesù è spogliato delle sue vesti, è esposto allo sguardo spudorato, è ridotto ad uno straccio d’uomo dalla violenza dei flagelli e delle spine, non ha più bellezza per attirare lo sguardo.
Così sono umiliati talora sulla faccia della terra i figli e le figlie degli uomini: il corpo diventa motivo d’imbarazzo. I limiti imposti dalla disabilità espongono ad una compassione frustrante, se gli altri guardano a quello che ti manca invece che a quello che sei. Il complesso di non essere abbastanza bella o bello, troppo piccolo, troppo alto, troppo grasso, troppo magro diventa un’ossessione che può rendere difficile la vita e soffocare sotto una tristezza ingiustificabile anche la sovrabbondanza di possibilità di giovinezze promettenti.
S’incontrano ragazzi e ragazze intelligenti e belli che si sentono inadatti alla vita ed incapaci di sperimentare l’amore, si vergognano di essere come sono, si vergognano di esistere.
3. Un figlio d’uomo stremato
Gesù è stremato dal supplizio della croce, non ha più forze per vivere, non ha più fiato per respirare, non ha più energie per resistere. Perciò grida la sua ultima preghiera e la sua ultima protesta e muore. La morte è il nemico invincibile e non c’è forza d’uomo che possa respingerla e sconfiggerla.
Tutti i figli e le figlie degli uomini sono segnati dalla condanna a morte inevitabile: taluni si disperano, per il proprio destino e per lo strazio per le persone amate; taluni evitano di pensarci e si distraggono, si divertono; taluni pregano e gridano la loro protesta: che senso ha una vita destinata alla morte?
4. Il Figlio di Dio ha abitato la condizione dei figli degli uomini
Dunque, c’è una specie di scherno nelle vicende umane, come se una voce sprezzante in forme diverse continuasse ad insinuare: tu non sei adatto alla vita, non hai abbastanza forza per sostenere la croce, tu non hai abbastanza bellezza per sperare l’amore, tu non hai abbastanza vita per vincere la morte.
E proprio nella sconfitta si rivela la vittoria del Figlio dell’uomo, di Gesù, figlio di Dio. La verità di Dio non si presenta con il clamore e lo splendore che molti forse si aspettano; piuttosto, si manifesta con la debolezza sconfitta, con la fragilità scoraggiante. Gesù manifesta la sua gloria nell’amare fino alla fine.
La fatica insopportabile non gli impedisce di amare: cade sotto la croce per dire a tutti coloro che sono schiacciati dalla vita: “Io sono con te!”. L’umiliazione di un corpo ridotto a uno straccio non gli impedisce di amare: è esposto allo sguardo sprezzante della stolta crudeltà per dire a tutti coloro che si vergognano o sono complessati per il proprio corpo: “Io sono con te!”. La prepotenza della morte non gli impedisce di amare: entra nell’abisso dell’ultimo nemico, la morte, per dire a tutti coloro che sono morti e a tutti coloro che sono mortali: “Io sono con te! Io ho vinto la morte! Vivi anche tu con me, nella gloria di Dio!”.

