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La sorprendente meraviglia della manifestazione di Cristo

Quarta Domenica dopo l’Epifania, Visita Pastorale (Decanato Villoresi), Pregnana, Parrocchia SS. Pietro e Paolo - 1° febbraio 2026

1 Febbraio 2026

1. La Visita Pastorale

È l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che voi mi state a cuore. Attenzione che si esprime attraverso le persone che ricevono un mandato, che stabiliscono un rapporto di collaborazione con la pastorale diocesana: preti, catechisti, catechiste. Oggi sono venuto per dirvelo di persona

È l’occasione per sottolineare l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana ed alla Chiesa Cattolica diffusa su tutta la terra. La presenza del Vescovo, che è unico per tutta la Diocesi, è l’occasione per invitare a vivere l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana. La storia antica e recente della Parrocchia di Pregnana racconta di un passato remoto di fervore e di intraprendenza, come dice la Relazione del Consiglio Pastorale: «Popolo radicato in una fede che ha addirittura portato eroicamente a costruire l’attuale chiesa parrocchiale tra un bombardamento e l’altro».

Il passato recente ha vissuto la difficoltà di una vita comunitaria ispirata da una sollecitudine pastorale incisiva e convergente: «Una generalizzata e preoccupante disgregazione delle varie realtà parrocchiali […] evidente assenza di un progetto globale». Pur nella fatica di un nuovo inizio, in molti «si assiste a un rinnovato interesse e a un riavvicinarsi all’ambito parrocchiale».

La vita di una comunità richiede la grazia di Dio e la disponibilità costruttiva a camminare insieme: insieme nella Parrocchia, insieme nel Decanato, insieme nella Diocesi. Il rinnovamento della singola Parrocchia non può essere l’impresa di una persona o di un gruppo, ma di una comunione ecclesiale che invita, offre percorsi formativi, costruisce collaborazioni, mette a disposizione risorse e competenze. Perciò siate consapevoli, siate lieti, siate grati di essere inseriti nella Diocesi e nella Chiesa Cattolica…

La Visita Pastorale è l’occasione per ascoltare quello che il Signore dice in questa IV domenica dopo l’Epifania.

 

2. Lo stupore e l’inquietudine

La contemplazione del cielo, della terra, delle insondabili profondità dell’universo è motivo di meraviglia: «Come potremmo avere la forza per lodarlo? […] Chi lo ha contemplato e lo descriverà? Chi può magnificarlo come egli è? […] Noi contempliamo solo una parte delle sue opere».

C’è stato forse un tempo in cui una scienza superficiale e supponente pensava di poter presto conoscere tutto e spiegare tutto. La spiegazione scientifica è indispensabile per abitare il mondo, ma la presunzione di dominarlo mette la scienza a servizio dell’utilitarismo e induce a pensare a come si può utilizzare e sfruttare. La riduzione della conoscenza alla conoscenza scientifica induce la gente a pensare che quello che la scienza non può misurare non esiste. Perciò l’anima, la vita eterna, il senso della vita e il rapporto con Dio sono ritenuti temi improponibili, incredibili, insignificanti. La vita dell’uomo e della donna si riduce a essere scientificamente e ineluttabilmente una destinazione alla morte e al nulla.

Chi si lascia sorprendere dalla meraviglia si predispone alla lode, alla contemplazione, alla preghiera. Per lasciarci abitare dallo stupore dobbiamo diventare più semplici, più attenti, più liberi dalla frenesia. Anche i discepoli che seguono Gesù sono raggiunti dallo stupore: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?». Lo stupore diventa motivo di inquietudine. I discepoli che sono con Gesù si rendono conto che ancora non conoscono Gesù, non hanno ancora capito chi è. C’è in quest’inquietudine il desiderio di entrare nel mistero di Gesù. Nell’inquietudine c’è anche la tentazione di rifiutare e disprezzare Gesù: non corrisponde ai miei pregiudizi, è un pericolo per la mia religione, forse è potente perché utilizza la potenza del demonio.

La prova della fede chiama a percorsi di ascolto e di disponibilità ad imparare. Siamo invitati a domandarci: ma io che cosa so di Gesù? Basteranno le formulette e le immagini infantili che ho imparato da bambino? Ci accontenteremo di luoghi comuni e di buoni sentimenti? Quando abbiamo cercato di leggere i Santi Evangeli e di cercarvi risposte alle nostre domande? Ci sono ancora domande?

 

3. «Anche voi apparirete con lui nella gloria»

Il meraviglioso spettacolo dell’universo, l’insondabile mistero di Cristo avvolgono di stupore e di meraviglia anche noi. Paolo scrive ai Colossesi per incoraggiare a cercare la verità dell’uomo in Gesù: «Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria». La nostra vita rivela la sua verità nella gloria del Signore. La bellezza della nostra vocazione ci autorizza ad avere stima di noi stessi, a credere che possiamo liberarci da quei peccati di cui ci vergogniamo, da quei vizi che ci inducono a vivere nella mediocrità, a lasciarci condurre a una vita nuova: «Vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza ad immagine di Colui che lo ha creato».

Basta dunque con una visione del mondo che riduce tutto a cose da vendere e da comprare! La bellezza del mondo ci apre alla meraviglia che impara a lodare il Signore.

Basta con una conoscenza di Gesù che lo rinchiude in qualche formuletta infantile! La lettura ispirata dallo Spirito Santo dei Vangeli ispirati dallo Spirito Santo ci accompagna ad entrare nel mistero che ci porta alla salvezza, alla gioia.

Basta con una conoscenza di sé stessi rassegnata alla mediocrità e alla destinazione a morire! Nella luce di Gesù vediamo la nostra luce e la nostra vocazione alla gloria e alla santità.

Basta con il noioso volontarismo di essere praticanti devoti! Viviamo nello stupore, nella gratitudine di essere introdotti alla vita di Dio, con il dono dello Spirito Santo.