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Incaricati di una profezia

Movimento dei Focolari. Anniversario della morte di Chiara Lubich (14 marzo 2008), Milano, Basilica di Sant’Ambrogio - 11 marzo 2026

11 Marzo 2026

1. Si attende dunque una profezia, che venga una parola da parte di Dio

Si attende una parola, un messaggio, una luce; insomma, una rivelazione che accenda un po’ di luce in questa tenebra inquietante che è la storia scritta dagli uomini. Si attende che in ogni parte della terra, sotto ogni cielo, in ogni popolo si presentino profeti, uomini e donne che parlino in nome di Dio, che dicano le parole impopolari e ne portino i segni, le ferite, che siano disposti a pagare il prezzo tremendo di essere profeti.

Si attende che qualche Dio si impietosisca di quest’umanità insopportabile, di questi uomini e popoli impazziti, di queste vicende tragiche e vergognose. Si attende una qualche profezia che apra spiragli di speranza. Si attende una profezia che in nome di Dio proclami che è possibile convivere, vivere insieme in pace, vivere la grazia d’essere uomini come vocazione alla fraternità e smentisca coloro che vivono la disgrazia di essere uomini come condanna a trovarsi insopportabili gli uni gli altri.

 

2. La storia è una smentita della fraternità

La storia dell’umanità è la storia della convivenza impossibile. All’inizio dei tempi Caino ha alzato la mano contro Abele, suo fratello, e così la storia è cominciata con una dichiarazione di guerra: tu mi sei insopportabile, è impossibile vivere con te. Anche nella casa di Abramo la convivenza è impossibile Sara non può sopportare Agar, l’egiziana, né il figlio della schiava: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco».

La storia dimostra che non si può vivere insieme, nella stessa terra, nella stessa famiglia, nella stessa eredità.

 

3. Dunque, una profezia?

Ci sarà una parola diversa? Si potrà scrivere una storia originale? Ci vorrebbe una parola che venga da altrove, che segni come un nuovo inizio, che renda possibile l’inedito. Perciò si dice: «Il Verbo si fece carne» (Gv 1,14); «Egli […] è la nostra pace, […] abbattendo il muro di separazione […], cioè l’inimicizia» (Ef 2,14); «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10,17).

La missione di Gesù è la profezia necessaria e impopolare, esaltante e insopportabile. Coloro che seguono Gesù sono incaricati della scomoda missione di pronunciare le parole che gli uomini non vogliono ascoltare.

 

4. Saremo noi incaricati di questa profezia?

Come saranno questi profeti? Da che cosa si riconoscono?

Si riconoscono per lo sguardo: se il tuo sguardo è semplice tutto il tuo corpo sarà luminoso. «Sara vide che il figlio dell’Egiziana scherzava con suo figlio». Uno sguardo cattivo, che rende tenebrosa la storia: «Se il tuo sguardo è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso». C’è invece un modo di guardare che è profezia, rivelazione, una specie di luce che rende luminosa la convivenza, riconosce le ferite da curare, le lacrime da asciugare, le miserie da soccorrere.

Si riconoscono dalla parola. Infatti, «la bocca del giusto espande sapienza […] le labbra del giusto espandono benevolenza». C’è infatti un modo di parlare, una scelta del momento in cui parlare, una decisione sulle cose da dire che riesce ad essere eco della sapienza di Dio, di quella profezia che non è il clamore arrabbiato e inconcludente della protesta, ma è la seminagione di buone ragioni per sperare, per convincere a fare il bene invece che il male.

Si riconoscono dalla libertà dall’avidità che pone sicurezza nelle ricchezze mondane. Liberi, perché non calcolano il buon esito del loro lavoro dal patrimonio accumulato, ma dalla fraternità e condivisione costruita. Liberi perché non pongono la loro sicurezza in quello che possiedono, ma confidano in Dio e nei fratelli. Liberi perché fanno il bene, aiutano coloro che sono nel bisogno senza calcolare il proprio vantaggio, senza sperare una ricompensa, un riconoscimento. Liberi, perché il loro tesoro è in cielo ed hanno consegnato a Gesù il loro cuore, cioè il loro desiderio di essere felici.