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Il vino migliore: la parola di Gesù perché non finisca la festa

Seconda Domenica dopo l’Epifania – Visita Pastorale (Decanato Villoresi), Parabiago, Comunità Pastorale “S. Ambrogio”, 17-18 gennaio 2026

18 Gennaio 2026

1. La Visita Pastorale

È l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che voi mi state a cuore. È l’occasione per sottolineare l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana ed alla Chiesa Cattolica diffusa su tutta la terra. La presenza del Vescovo, che è unico per tutta la Diocesi, è l’occasione per invitare a vivere l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana. Questa visita è quindi l’occasione per incoraggiare il cammino di comunione, dentro la città, dentro il Decanato, nella Chiesa Diocesana.

Come scrive il Consiglio Pastorale: «In questo anno ha tenuto costantemente al centro la proposta pastorale diocesana. […] L’avvio dei Gruppi Barnaba per arrivare alla costituzione delle Assemblee Sinodali Decanali ha influito positivamente anche nella conduzione del CPCP […] la presenza di seminaristi sabato e domenica ha stimolato cammini di discernimento e di presa di coscienza profonda che hanno maturato amicizia e cammini educativi profondi (Relazione della Giunta del Consiglio Pastorale della Comunità). Sono ad incoraggiarvi: siate consapevoli, siate fieri, di vivere una pastorale di insieme in città, in Decanato, che guarda al futuro. È una povertà la Parrocchia che si interpreta come una comunità chiusa: rischia di invecchiare e di spopolarsi. Siate grati di far parte della Chiesa Ambrosiana; sostenete con la presenza e con la partecipazione attiva le iniziative del Decanato e della Diocesi. Accogliete gli inviti, partecipate agli eventi, valorizzate le proposte della Diocesi.

La Visita Pastorale è occasione per ascoltare quello che il Signore vuole dire a ciascuno di noi e alla nostra comunità.

 

2. L’inizio dei segni: «Questo a Cana di Galilea fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui»

2.1 All’inizio “la festa di nozze”

Così comincia la storia dell’umanità, con la meraviglia di Adamo che si scopre liberato dalla sua solitudine dalla presenza di Eva. Così comincia il ministero di Gesù: il primo segno di Gesù, rivelazione della sua gloria, principio del credere dei discepoli è il vino buono custodito fino ad ora, che rende possibile continuare la vita come una festa di nozze.

La grazia di Dio salva la storia d’amore di un uomo e di una donna: non si tratta di un innamoramento pieno di fascino, di ardore, di liete promesse destinato a finire in una convivenza noiosa e faticosa.

 

2.2 Il vino è finito, la festa è rovinata.

L’amore è finito, la famiglia è rovinata. Le risorse e la buona volontà si sono esaurite, la convivenza è rovinata. I sogni sono svaniti, la speranza è rovinata. Le aspettative riposte nell’altro, nell’altra, nei figli sono state deluse, la persona è rovinata.

 

2.3 Il vino buono

Gesù smentisce la rassegnazione, quella specie di realismo stupido, quella resa vigliacca che consiglia di accontentarsi di meno: non la gioia, ma la tranquillità; non l’amore, ma la tolleranza; non la fedeltà, ma l’inerzia; non il crescere verso la pienezza, ma apprezzare l’insipido; non il vino buono, ma l’acqua. Gesù consegna ai servi che obbediscono alla sua parola il vino migliore, cioè la meraviglia del crescere della gioia, dell’affidabilità della promessa, del progredire nella partecipazione alla gioia di Dio e alla sua santità.

 

2.4 In principio la famiglia

La comunità dei discepoli crede alla gloria di Gesù perché ha visto il segno dell’opera di Dio che pone al principio la famiglia, l’amore di coppia come principio di ogni vita e di ogni gioia.

Nella cura pastorale della Chiesa e di ogni comunità la priorità e l’impegno più costante è la cura per custodire la meraviglia e la promessa del rapporto di coppia che costituisce la famiglia, che porta a compimento la vocazione di un uomo e di una donna, che genera il futuro dell’umanità.