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Il popolo dell’Alleluia

Seconda domenica di Pasqua, detta “della Divina Misericordia”. Visita Pastorale (Decanato di Vimercate), Arcore, Comunità Pastorale “Sant’Apollinare” - 12 aprile 2026

12 Aprile 2026

1. La Visita Pastorale

La Visita Pastorale è l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che io sento responsabilità per il vostro cammino di fede e di comunità.

La Visita Pastorale è l’occasione per raccomandare una sensibilità ecclesiale. L’appartenenza alla Chiesa diocesana si esprime nella condivisione delle proposte pastorali sul territorio di cui la Parrocchia deve farsi carico, nella pastorale d’insieme che condivide le risorse, le forze, i progetti e le problematiche.

Nella Relazione del Consiglio Pastorale si parla di una riflessione condotta nei vari ambiti della vita della comunità e si enuncia il principio «che sia necessario un cambio di sguardo capace di tenere insieme visione pastorale, sostenibilità e qualità di vita ecclesiale» (p. 1). Il tono generale della Relazione dà l’impressione di un confronto approfondito praticato con stile sinodale e di un impegno di formazione di laici in grado di assumere responsabilità. Si sottolinea che «la formazione di laici impegnati (Caritas, centro di ascolto, catechisti) avviene anche attraverso momenti specifici partecipati dagli operatori, proposti sia a livello locale che decanale, zonale e diocesano» (p. 3).

La Visita Pastorale è l’occasione per dire: siate consapevoli, siate fieri, siate grati di essere parte della Chiesa di Milano, accogliete le indicazioni diocesane, partecipate alle convocazioni, valorizzate le proposte formative proposte dalla Diocesi per i diversi ambiti della vita pastorale (oratorio, liturgia, catechesi, pastorale dei malati, della terza età, carità, ecc.).

La Visita Pastorale è l’occasione per ascoltare insieme la parola del Signore e accogliere quello che il Signore vuole dirci in questa seconda domenica di Pasqua.

 

2. Qualche cosa di sorprendente

Avviene in questa celebrazione qualche cosa di sorprendente. La cronaca racconta la stessa noiosa, deprimente, angosciante storia di gente infelice che si impegna a rendere infelici gli altri. Ecco una rivelazione sorprendente, un fatto stupefacente. Avviene qualche cosa di inatteso, anzi addirittura di improbabile.

Ecco: c’è un popolo che canta “Alleluia!”. C’è un popolo in festa, che celebra con lieti canti la gioia di incontrarsi. Un popolo che canta “Alleluia!” e invita tutti a cantare, piccoli e grandi, uomini e donne, popoli di ogni nazione e di ogni provenienza. C’è un popolo che canta. Canta “Alleluia!”: è sorprendente. Dappertutto si sentono gemiti, lamenti, imprecazioni, parole rabbiose, urla strazianti, insulti violenti, bestemmie. E dentro questo spavento e questa desolazione c’è un popolo che canta: “Alleluia!”.

 

3. La gente che canta è insopportabile

Si rivelano antipatici quelli che cantano, si rivelano ingenui, folli forse, la loro presenza è un imbarazzo, una provocazione. Fanno arrabbiare.

Le autorità («i capi del popolo, gli scribi, gli anziani, i sommi sacerdoti e quanti appartenevano a famiglie dei sommi sacerdoti») devono intervenire per mettere fine a questo scandalo: «li chiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù».

E gli intellettuali devono dimostrare che quelli che cantano “Alleluia!” sono ignoranti, sono stupidi, «con la filosofia e vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo, e non secondo Cristo».

 

4. Che cosa avete da cantare?

Pietro risponde all’interrogatorio ed alle ingiunzioni di coloro che vogliono imporre di smettere di cantare e di parlare dicendo: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e udito». Che cosa avete visto? «Abbiamo visto il Signore». Che cosa ha fatto il Signore? «È in lui che abita corporalmente la pienezza della divinità e voi partecipate della pienezza di lui […]. Con lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate morti per i vostri peccati».

Continueremo a cantare noi che abbiamo incontrato Gesù nell’Eucaristia, nella Parola, nella comunità?