1. Che ne è stato di Gesù?
Forse potrebbero rispondere le guardie, così come è stato loro comandato: «“I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato”. […] Questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi». Non solo fra i Giudei. Che ne è stato di Gesù? Sì, si conosce la sua storia, si ricordano le sue parole incisive, edificanti. Si dice anche di miracoli e opere straordinarie, ma su questo non saprei che dire. Ma poi, come tutti è morto e del suo corpo non si è saputo più niente. Una qualche ragionevole spiegazione ci sarà…
Forse potrebbero rispondere gli uomini di Israele e tanti altri uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo: di Gesù noi non sappiamo niente, certo il suo passaggio sulla terra è stato insignificante. Pietro racconta una storia e conclude: «Voi stessi potete vedere e udire». Ma che cosa c’è da vedere? La storia continua come è sempre stata, assurda e disastrosa, come tutti possono vedere e udire.
Forse potrebbero rispondere tanti cristiani impegnati, generosi, occupati in molte opere buone: Gesù ci ha insegnato pensieri meravigliosi, ci ha comandato di amarci gli uni gli altri, ci ha dato un esempio commovente. Ecco quello che dobbiamo fare. E se ci chiedete: “Ma dov’è Gesù?”, noi cristiani vi rispondiamo: “È dappertutto e da nessuna parte. Infatti, noi siamo troppo occupati per interessarci di questo. Importante non è dove sia Gesù, ma quello che si fa per mettere in pratica i suoi insegnamenti”.
Ecco: il nostro tempo sembra che non abbia bisogno di Gesù e Gesù è irrilevante. Alcuni dicono: “È tutto un imbroglio”; altri dicono: “È stato irrilevante: le cose vanno avanti come sempre”; e i cristiani dicono: “Non c’è un libro importante come il Vangelo: importante è metterlo in pratica”.
2. «Andate ad annunciare ai miei discepoli che vadano in Galilea: là mi vedranno»
Gesù però sorprende le donne devote che corrono a portare l’annuncio che hanno ascoltato dall’angelo. L’angelo ha affidato alle donne la missione di annunciare la risurrezione, ma non si tratta di una notizia da portare o di un comando da comunicare. Si tratta della presenza reale di Gesù.
Gesù è vivo e cerca l’incontro. E per l’incontro chiede ai discepoli di raggiungerlo là dove li aspetta. Gesù è vivo e vuole rivelarsi ai suoi discepoli con il dono dello Spirito Santo, secondo le parole di Pietro: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato, dunque, alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
3. Chiamati a vivere in Cristo, per Cristo, con Cristo
Il discorso di Pietro parla solo di Gesù. I discorsi dei cristiani parlano quasi sempre di tutt’altro. Il dono dello Spirito Santo è per renderci partecipi della vita di Gesù.
Per incontrare Gesù, mettersi in cammino «con timore e gioia grande», come le donne che «corsero a dare l’annuncio ai discepoli». Essere in cammino non per andare da qualche parte, ma per cercare Gesù: ancora non lo conosciamo, non l’abbiamo ancora capito; non possiamo restare in qualche formula infantile imparato al catechismo.
Per incontrare Gesù è necessario fermarsi, adorare, stare con lui, imparare a pregare. Ancora non siamo capaci di pregare e forse capita di non trovare il tempo per pregare, indaffarati in tante cose e affaticati e anche un po’ arrabbiati perché ci rendiamo conto che la nostra vita è come un ingranaggio che ci fa girare e girare: e quanto è inutile e frustrante molto di quello che facciamo. Dimorando in Gesù troviamo l’amicizia di cui abbiamo bisogno, la gioia e la speranza che rinnova la nostra vita.
L’incontro con Gesù, il dimorare in lui, ci rende possibile riconoscere che la nostra vita non è un ingranaggio che gira e gira e si logora senza produrre niente di buono, ma è missione, è vocazione, è seminagione di scintille di luce che possono aprire la notte del mondo a uno spiraglio di speranza, a una via di salvezza.

