1. Procurare fastidi
Forse persino i francescani hanno procurato fastidi a san Francesco. Forse è inevitabile che una comunità composta da persone diverse per storia, per aspettative, per temperamento comporti per qualche aspetto un insieme di fastidi.
Ci sono i fastidi ordinari dei modi di fare che per uno sono naturale e per l’altro sono insopportabili: vivendo insieme ogni giorno anche le minuzie possono essere esasperanti, fosse anche solo il modo di parlare, il modo di mangiare, il modo di cantare.
Ci sono fastidi più faticosi da sopportare quando sono dovuti a tratti caratteriali o a situazioni personali che producono comportamenti difficili perché ci sono persone troppo suscettibili o troppo insensibili o invasive e indiscrete.
Ci sono fastidi dovuti a convinzioni ostinate che non si lasciano mettere in discussione, che non sono disponibili al dialogo, che rivendicano scelte e comportamenti in modo ostinato e perentorio. Forse di questo genere sono i fastidi che Paolo ha sofferto nel rapporto con i Galati: ci sono di quelli che vogliono imporre l’osservanza della legge giudaica ai discepoli che provengono dal paganesimo.
Ci sono poi i fastidi degli adempimenti procedurali e della definizione dei ruoli, diritti, doveri, regolamenti: fastidi che fanno parte della vita ordinaria delle comunità. Immagino che l’unificazione delle Province dei Frati Minori Cappuccini di Genova, Lombardia e Piemonte sia stato un percorso non privo di questo tipo di fastidi.
2. «Io vi darò ristoro»
L’evento che stiamo celebrando è l’occasione per completare una procedura, ma può essere quel momento di grazia in cui si trova il modo di andare oltre questi fastidi e in genere per non procurarci fastidi gli uni gli altri. L’argomento decisivo è il dimorare nell’essenziale: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo». Tutto il resto – dice Paolo – non conta. Il vivere come nuove creature in Cristo opera quella conformazione all’unico Signore che rende possibile una vera fraternità e una comunione creata dallo Spirito di Dio. La testimonianza, la santità del santo padre Francesco è così feconda di frutti e accolta con simpatia in ogni tempo e in ogni cultura proprio per questa conformazione di Francesco a Gesù, fino al segno delle stigmate.
Il rapporto decisivo con Gesù comporta anche la chiamata a trovare riposo in lui e a imitarne lo stile: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita». L’imitazione di Gesù è frutto di una grazia che deve essere accolta perché i discepoli possano trovare ristoro. È necessario un personale impegno di attenzione e di verifica: la mia presenza in comunità offre ristoro ai fratelli? Il mio stile è motivo di fastidio per gli altri o è motivo di ristoro? Una certa faciloneria nel modo di esprimersi e di mettersi in relazione può essere, anche a prescindere dalle intenzioni, un fattore che affatica la convivenza e rende più difficile apprezzare la comunità come contesto propizio per portare a compimento la vocazione alla santità.
Un dono particolare che questa celebrazione può offrire è quello di rallegrarsi di un inizio: «d’ora innanzi», scrive Paolo. Come se dicesse: dopo quello che vi ho scritto, comincia un tempo nuovo; dopo il chiarimento sull’essenziale, non è il caso di ritornare sulle questioni che hanno tanto stancato ed esasperato Paolo; non se ne parli più.
Questo celebriamo oggi: un inizio. È una promessa, è una condizione nuova. Forse può venire naturale fare riferimento al passato e ragionare di “ex”: “l’ex provincia di Lombardia, di Piemonte, di Genova”; “appartenevo all’ex provincia di… e noi facevano così e cosà, eravamo abituati ad un certo modo di fare, di organizzare, di ritrovarci. Ma è certo più leggero il peso e dolce il giogo se si guarda avanti invece che indietro, è più lieta ed incoraggiante la passione per la missione piuttosto che la nostalgia delle abitudini.
Nessuno, quindi, procuri fastidi né a san Francesco, né ai frati del convento, né all’Ordine in sé stesso. Piuttosto raccogliamo l’invito a dimorare nell’essenziale, a curare uno stile di vita coerente con la sequela di Gesù, a vivere l’inizio come una grazia.

