Link: https://www.chiesadimilano.it/cms/documenti-del-vescovo/mario-delpini-documenti-del-vescovo/md-omelie/omelie-anno-2026/don-bosco-un-segno-della-sollecitudine-del-padre-per-ciascuno-dei-suoi-figli-2862749.html
Share

Don Bosco, un segno della sollecitudine del Padre per ciascuno dei suoi figli

Memoria di san Giovanni Bosco, Arese – Istituto Salesiano, Parrocchia Maria Aiuto dei Cristiani - 30 gennaio 2026

30 Gennaio 2026

1. L’epidemia dell’infelicità

Da molto tempo e in molti laboratori specializzati si sta cercando il rimedio. Infatti, l’epidemia dilaga e – a quanto sembra – le cure finora disponibili si rivelano per lo più inefficaci. La malattia contagiosa di per sé è antica. Già Paolo la denuncia, scrivendo ai Filippesi: «Non angustiatevi». Perché proprio questa è la malattia: l’infelicità.

Angustiarsi infatti è sentirsi gravemente afflitto, vivere la tristezza come una specie di peso che grava sul petto e rende faticoso il respiro, vivere la preoccupazione come un’ansia che paralizza, vivere il pessimismo come uno sguardo malato che fa vedere tutto nero. L’angustia, l’infelicità è una epidemia: è diffusa dappertutto.

 

2. Molti rimedi inefficaci

Bisogna riconoscere che molti hanno cercato rimedio all’epidemia dell’infelicità e dell’angustia.

Hanno cercato rimedio nell’orgoglio: “Sì, siamo angustiati, ma noi possiamo conquistare la felicità. Abbiamo le forze, abbiamo l’intelligenza, abbiamo le risorse: noi vinceremo l’angustia e saremo felici”.

Hanno cercato rimedio all’epidemia dell’infelicità con un grande impegno a procurare distrazioni e divertimenti: “Non pensateci, non lasciatevi deprimere. Divertitevi! Mangiate, bevete, godete ogni piacere. Siamo in grado di procurare ogni mezzo per far dimenticare la malattia dell’infelicità”.

Hanno cercato rimedio nella rassegnazione “scientifica”: “Non c’è via d’uscita. Rassegnatevi, accontentatevi di un po’ di tranquillità. Quando c’è la salute, si può stare contenti. Non c’è via d’uscita, ma la vita che stiamo vivendo non è poi tanto male. State tranquilli e apprezzate quello che avete”.

 

3. Il rimedio di don Bosco

Noi celebriamo l’uomo che ha proposto, offerto, raccomandato il rimedio all’«angustiatevi».

«Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura»: il rimedio all’epidemia dell’angustia è la rivelazione della verità di Dio. Dio è il pastore sollecito, è l’amore personale per ciascuno: la pecora perduta, la pecora ferita, la pecora malata, la pecora grassa, la pecora forte. La premurosa cura di Dio è personale, conosce e si prende cura di ciascuno. Don Bosco è stato un segno della cura di ciascuno.

«Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli»: il rimedio all’epidemia della tristezza è la semplicità di ricevere il Regno di Dio come un dono. Non la conquista, non il sospetto. Semplicemente la gratitudine. Tu, che non sei capace di amare te stesso, ecco: sei amato da Dio; tu, che non hai stima di te stesso, ecco: sei stimato da Dio; tu, che non ti fidi di nessuno e sospetti che tutti siano intenzionati a imbrogliarti, ecco: puoi riconoscere che Dio ti ama e basta, ti stima e basta, ti offre la sua gioia e non ha altro scopo che renderti partecipe della sua gioia. Don Bosco si è preso cura di quelli di cui nessuno si curava e ha rivolto l’invito a coloro che con semplicità hanno risposto.

«Esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti»: il rimedio all’epidemia della tristezza è la preghiera, cioè quell’amicizia con Gesù che diventa ascolto, richiesta, dialogo, attenzione, ringraziamento.  Don Bosco ha insegnato a pregare.