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Dialoghi sulla felicità – II. La felicità improbabile

Seconda domenica di Quaresima, detta “della Samaritana”. Visita pastorale (Decanato di Cesano Boscone), Assago, Parrocchia San Desiderio - 28 febbraio 2026

28 Febbraio 2026

1. La Visita Pastorale

La Visita Pastorale è l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che io sento responsabilità per il vostro cammino di fede e di comunità. La Visita Pastorale è anche l’occasione per raccomandare una sensibilità ecclesiale. L’appartenenza alla Chiesa diocesana si esprime nella condivisione delle proposte pastorali sul territorio di cui la Parrocchia deve farsi carico, nella pastorale d’insieme che condivide le risorse, le forze, i progetti e le problematiche.

È necessario superare l’impressione di essere un’isola felice che non sente la necessità né trova modalità persuasive di un congruo lavoro di rete, nel Decanato di Cesano Boscone, con il territorio prossimo, con le proposte pastorali diocesane, anche se «è necessario un rinnovamento del percorso diocesano poiché il precedente è obsoleto» (Relazione del Consiglio Pastorale, p. 11).

La Visita Pastorale è l’occasione per dire: siate consapevoli, siate fieri, siate grati di essere parte della Chiesa di Milano: accogliete le indicazioni diocesane, partecipate alle convocazioni, valorizzate le proposte formative proposte dalla Diocesi per i diversi ambiti della vita pastorale (oratorio, liturgia, catechesi, pastorale dei malati, della terza età, carità, ecc.).

 

2. Dialogo sulla felicità: l’incontro con la donna samaritana

2.1 Arriva la donna dei mestieri
A dichiarare che la felicità sia improbabile, si presenta la donna dei mestieri. Ogni giorno le stesse cose, ogni giorno avere sete e continuare «a venire qui ad attingere acqua». Il quotidiano è monotono, le giornate sono faticose, quello che si fa non vale niente e non costruisce niente: ogni giorno devi ricominciare da capo, ogni giorno hai sete, fame, mestieri da fare.
c’è neanche il tempo per pensare alla gioia: la felicità è improbabile in questa vita.

 

2.2 Arriva la donna della solitudine
A dichiarare che la felicità sia improbabile, ecco la donna della solitudine: «Non ho marito». Ogni affetto finisce in delusione. Non c’è un uomo che possa comprendere la profondità delle mie aspettative, il mio bisogno insaziabile di essere amata: ho provato e riprovato. L’esito di ogni rapporto è che sono rimasta sola.
Non c’è rapporto che garantisca una gioia duratura: la felicità è improbabile nei rapporti con gli altri.

 

2.3 Arriva la donna devota e confusa
A dichiarare che la felicità sia improbabile, prende la parola la donna devota: la tradizione la convince del dovere di adorare Dio. “L’adorazione di Dio, la preghiera e gli atti di culto sono doverosi”: me lo ha insegnato mio padre. Ma perché? Nella vita è importante avere qualcuno con cui confidarsi, un qualche dio che ti ascolta sempre. Sì, ma quale Dio? Sì ma dove? Sì, ma fino a quando?
Sarebbe bello avere confidenza con Dio e sapere che ascolta la nostra miseria, ma sembra del tutto fantastico: è improbabile la felicità della prossimità di Dio.

 

2.4 «Sono io che parlo con te»
No, sorella, la felicità non è improbabile – dice Gesù – la felicità è il segreto di Dio: «Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».  Povera donna infelice, rassegnata all’infelicità! Ecco che cosa ti propongo: adora Dio in spirito e verità. L’incontro sincero con il mistero di Dio è la grazia di sperimentare la salvezza. E il mistero di Dio si rende presente in Gesù. Solo Gesù può rivelare la verità di Dio.
Nella rivelazione di Gesù la vita è trasfigurata. Così attingere l’acqua al pozzo non si riduce ad un mestiere faticoso e monotono: è piuttosto un dichiarare di aver sete, di non bastare a sé stessi, di vivere nella persuasione di non poter vivere se non c’è chi ci dà vita. Tutti i mestieri si possono vivere come prestazioni doverose e noiose. Si possono anche vivere come segni di quella letizia del servire che lo Spirito dona a chi attinge all’acqua che zampilla per la vita eterna, cioè adora il Padre in spirito e verità.
Così gli affetti e l’amore non sono la via della frustrazione deludente di costatare di non essere mai amati abbastanza. I rapporti affettivi con gli altri non sono un avventurarsi in esperimenti per passare da un amore ad un altro, fino a restare soli, come la donna di Samaria, che ha avuto cinque mariti. Piuttosto, gli affetti e l’amore sono la via del compimento della vocazione ad amare, a vivere l’amore come donazione e servizio, secondo lo Spirito di Dio, cioè adorando Dio in spirito e verità.
Così la pratica religiosa non è la ripetizione di una tradizione senz’anima, ma è l’incontro con Gesù che parla con te, che legge nel cuore, che ti dice tutto quello che hai fatto e che rivela che così come sei, con tutti i tuoi peccati e la tua infelicità sei amata, perdonata, invitata alla gioia di Dio, adorando il Padre in spirito e verità.