1. Come sarà la Chiesa?
Come si può immaginare il volto della Chiesa che Gesù desidera?
Sarà forse una comunità affaticata dai rapporti interni, scontenta di doversi organizzare per una pastorale d’insieme che complica un po’ la vita? Una Chiesa che vive di malumore il passaggio dalla Parrocchia che si organizza per conto, suo replicando quello che si è sempre fatto, alla Comunità Pastorale?
Sarà forse una comunità scoraggiata e depressa nel costatare che molti sono battezzati ma non partecipano per niente alla vita della comunità? Sarà una comunità preoccupata perché il numero dei giovani che chiedono di diventare preti è in costante riduzione?
Sarà forse una comunità impegnata in modo frenetico a far del bene, con il rammarico di non fare abbastanza e di non riuscire a convincere altri, tra i giovani e gli adulti, a collaborare?
Sarà una comunità intimidita che prova imbarazzo a parlare di sé e delle ragioni della sua esistenza, come quelli che dicono: “Sì, ci sono, ma mi dispiace disturbare!”?
2. «Ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!” a gloria di Dio Padre»
No, c’è un giovane vestito di luce che dice: «È risorto, non è qui […]. Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: vi precede in Galilea».
No, «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno […] e ci ha ordinato di annunciare a tutto il popolo e d testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti […]. Chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati».
Ecco come sarà la Chiesa che lo Spirito Santo edifica secondo la volontà del Padre.
Sarà una Chiesa che obbedisce al comando di Dio: perciò una Chiesa che non ha un suo programma se non quello che mette in pratica il mandato che è stato affidato ai primi discepoli e a tutti i discepoli; una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma una comunità in cammino, che va dove il Signore la manda, come Pietro è andato nella casa di Cornelio e si rende conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie tutti e tutti vuole salvare.
Sarà una Chiesa che vive per dire l’essenziale della sua fede, il principio della sua gioia: Gesù è risorto, la morte è stata vinta, Gesù è il Signore! I protagonisti degli inizi della missione della Chiesa, cioè le donne, cioè Pietro, cioè Paolo, non hanno altro da dire. Sembra che parlino solo di Gesù risorto e del significato che la risurrezione ha per la vita e per il pensiero e per i sentimenti dei credenti. L’annuncio che Gesù è il risorto non è una notizia, ma uno stupore ed una vocazione ad una vita nuova. Talvolta sembra che i cristiani di oggi abbiano talmente tante cose da dire, cose di cui preoccuparsi, di cui lamentarsi che non sanno più annunciare che Gesù è vivo e ci dona la sua vita. Quando sono in chiesa dicono: “Signore, Signore!”, cantano: “Alleluia! Alleluia!”, ma quando escono dalla chiesa non sanno dire perché hanno cantato l’Alleluia, non sembrano troppo convinti che Gesù sia il Signore del cielo e della terra.
Sarà una Chiesa che offre al mondo il perdono dei peccati, cioè una vita nuova. La fede nella risurrezione di Gesù è la rivelazione che comincia una storia nuova e il peccato può essere perdonato. Lo Spirito Santo è dato da Gesù perché i discepoli possano perdonare i peccati (cfr. Gv 20). Il perdono dei peccati significa che i credenti non sono vittime della loro storia, non sono costretti a vivere portando sulle spalle il fardello delle scelte sbagliate, tormentati dai sensi di colpa per quello che hanno fatto o non hanno fatto, imprigionati in situazioni di vizio irrimediabili. Gesù risorto è principio di vita nuova: siamo liberi, liberi per lasciarci trasfigurare dallo Spirito Santo, liberi per vivere come Gesù, vivere la libertà dei figli di Dio.

