1. «Inneggiate al suo nome»
Inneggiate al suo nome, cantate! Cantate con la voce che si unisce ad altre voci, come fratelli e sorelle radunate per essere un cuore solo e un’anima sola! Cantate con il cuore, per irradiare la gioia che semini un po’ di consolazione in questo mondo triste! Cantate con musiche e danze e la voce, il corpo, l’ascolto, lo sguardo, tutta la vita esulti nel pellegrinaggio che si avvicina alla dimora di Dio. Cantate con la luce, inneggiate con lo splendore!
In occasione della inaugurazione della nuova illuminazione della Certosa, possiamo sperimentare la grazia di inneggiare con la luce. La celebrazione dei Vesperi si introduce con il Rito della Luce, per istruirci a proposito della luce ed invitarci ad abitare nella luce
2. La luce che vince le tenebre
Inneggiate con la luce: abitate nella luce della verità. La luce canta e inneggia al Signore: rivela la verità del Padre e di Gesù. Libera dalle tenebre: infatti chi si affaccia all’abisso è preso da spavento e tremore e si ritrae e rinuncia alla conoscenza del mistero e si rassegna a non sapere niente della luce.
Gesù rivela che nel mistero non abita l’insopportabile spavento del vuoto: è invece sovrabbondante pienezza di vita, instancabile misericordia. Guardate alle opere di Gesù per entrare nel mistero che salva. Libera dalle tenebre: infatti contesta e vince chi si presume invincibile, chi si allea con la morte e si consegna alla disperazione e ritiene che l’incontrovertibile evidenza sia la destinazione al nulla. Ma Gesù apre gli occhi dei discepoli confusi e scoraggiati: dove non c’è pane, Gesù è il pane; dove non c’è luce, Gesù è luce; dove non c’è gioia, Gesù è la gioia.
3. La luce illumina il cammino
Inneggiate alla luce: la luce benedetta illumina il cammino, la fiaccola che risplende incoraggia a camminare, come ha fatto Giovanni per compiere la sua missione. Il cammino per andare dove?
Ecco: Giovanni la voce, Giovanni la lampada che arde e risplende, Giovanni il grido nel deserto solo per questo ardeva, per guidare a Gesù. La lampada arde, ma i giudei solo per un momento si sono rallegrati della luce: hanno poi preferito le tenebre. E che ne è stato della luce? Hanno spento la lampada e hanno soppresso Colui che è la luce del mondo.
La luce, infatti, è insopportabile per chi non vuole venire alla luce, non vuole che venga alla luce ciò di cui si vergogna, i pensieri segreti e cattivi, le ferite dolorose e umilianti: “meglio le tenebre!” dicono i Giudei, “meglio le tenebre e l’ipocrisia” dicono uomini e donne che vogliono nascondere il male che li fa soffrire, la disperazione che li abita come una notte senza mattino.
4. La luce della gloria di Dio
Inneggiate alla luce: la luce come il roveto di Mosé, il mistero di Dio; la luce come la trasfigurazione sul Tabor; la luce come il mattino di Pasqua, la gloria della risurrezione.
«Voi non volete venire a me per avere vita» (Gv 5,40). Ecco: il dono della vita che è la comunione con il Padre, nel Figlio. Vivere nella luce! Vivere di una risurrezione che cancella ogni tristezza e asciuga ogni lacrima, perché dimora nella relazione del Figlio con il Padre; vivere di una riconciliazione che abbatte ogni inimicizia e perdona ogni peccato; vivere di una pienezza d’amore che rende felici per sempre.
Mentre inauguriamo la nuova luce che fa apprezzare la bellezza della Certosa, accogliamo l’invito a cantare il nostro inno alla luce che è Gesù: la luce che vince le tenebre, la luce che illumina il cammino, la luce della vita di Dio in noi.

