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Alzati e cammina

Celebrazione penitenziale per la Pasqua, Milano, Duomo - 30 marzo 2026

30 Marzo 2026

«Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone» (Mc 2,1-12)

Come avete fatto ad arrivare fin qui? Che cosa vi ha convinto ad avvicinarvi a Gesù? Chi vi ha aiutato? Forse ogni paralitico che si avvicina a Gesù si sente rivolgere la stessa domanda. Forse ogni paralitico che desidera avvicinarsi a Gesù si domanda: chi mi può aiutare? Forse ogni peccatore si può immaginare come il paralitico. Come si chiamano le quattro persone che portano il paralitico? Se non ci fossero loro, come sarebbe possibile arrivare fino a Gesù?


1. Il primo: il desiderio di libertà

Il peccato è come una schiavitù, chi commette peccato è schiavo del peccato. La schiavitù del peccato consiste nel fatto che diventa come una debolezza che induce a cedere alle tentazioni, alle circostanze. Invece di camminare con leggerezza e scioltezza verso il bene, il peccatore è paralizzato e compie anche il male che aveva proposto di evitare. Ma questa abitudine al male, questo ricadere sempre nelle stesse colpe di cui mi vergogno, mi è divenuto insopportabile. Vorrei essere finalmente libero.

Libero dall’ira che ferisce le persone intorno a me, libero dal risentimento per il male subito che non riesco a perdonare, libero dalla presunzione che mi rende giudice severo degli altri, libero dalla volgarità degli sguardi, dei desideri, dei gesti.

 

2. Il secondo: la fiducia

So dove andare. Il mio desiderio di liberazione non si perde in un’aspettativa fantastica. So dove andare. Mi avvicino a Gesù e ho fiducia in lui. Cerco lui e nessun altro. Altri mi possono aiutare a liberarmi da problemi psicologici che il male può provocare, altri possono convincermi che non c’è niente di male in quello che faccio, altri possono rassicurarmi dicendomi: “Fanno tutti così, rassegnati! È la natura umana!”. Soltanto Gesù può restituirmi la libertà che desidero. Soltanto Gesù può leggere nella mia intimità lo struggente desiderio di essere buono, di fare contente le persone che amo, di liberarmi dal risentimento, mettere luce nelle tenebre inquietanti che sono dentro di me.

Ho fiducia in Gesù, perché lo conosco, ho ascoltato la sua parola, ho visto la sua attenzione a tutti i disgraziati del paese.

 

3. Il terzo: la comunità

Non potrei arrivare a Gesù se non ci fosse una comunità che mi porta. Ho bisogno che mi portino persone che non mi giudicano, che non mi abbandonano. Ho bisogno di persone che si prendano cura di me senza disprezzarmi. Non ho bisogno di persone perfette che si mettano a farmi la lezione. Coloro che mi portano a Gesù sono, come me, imperfetti, peccatori, mediocri: ma senza di loro non posso giungere fino a Gesù. Le mie buone intenzioni, il mio desiderio di liberazione non bastano. Andare fino a Gesù non è un percorso individualistico che ciascuno può fare per conto suo. Richiede, invece, una solidarietà, una carità che diventa reciproco aiuto, incoraggiamento, accompagnamento.

 

4. Il quarto: il proposito di essere a servizio

Imprigionato nella mia mediocrità, nella mia indifferenza, nel mio egoismo, non faccio niente di buono per nessuno. Avverto che sono chiamato a fare del bene, a mettermi a servizio delle persone e della comunità in cui vivo, ma non ci riesco. Sono troppo fragile e incostante. So di avere talenti da trafficare, ma ho paura di perderci, non ho stima di me né degli altri.

Gesù con il suo perdono può dirmi: «Alzati, prendi la tua barella e cammina!».

 

Così quattro persone portano il paralitico all’incontro con Gesù che guarisce e perdona.
E noi abbiamo trovato coloro che ci portano al Signore?
C’è in noi il desiderio sincero di essere liberati e perciò il pentimento sincero per i nostri peccati?
C’è in noi la fiducia che il Signore può veramente perdonarci con la potenza di Dio?
C’è con noi la comunità che m’incoraggia, mi porta a Gesù?
C’è in noi il desiderio sincero di mettere le nostre qualità a servizio dei fratelli e delle sorelle che incontriamo? C’è il senso della responsabilità per gli altri che sradica l’indifferenza e l’egoismo?