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Perché corri così? Sei matto?

Quarta Domenica di Avvento – Visita Pastorale (Decanato di Cologno Monzese). Cologno Monzese, Comunità Pastorale “S. Carlo Acutis” Parrocchia San Maurizio al Lambro – 6 dicembre 2025

6 Dicembre 2025

1. La Visita Pastorale

È l’occasione per dirvi che voi mi siete cari, che voi mi state a cuore. Attenzione che si esprime attraverso le persone che ricevono un mandato, che stabiliscono un rapporto di collaborazione con la pastorale diocesana: preti, catechisti, catechiste…

È l’occasione per sottolineare l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana ed alla Chiesa Cattolica diffusa su tutta la terra. La presenza del Vescovo, che è unico per tutta la Diocesi, è l’occasione per invitare a vivere l’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana. Questa visita è quindi l’occasione per incoraggiare il cammino di comunione, dentro la città, dentro il Decanato, nella Chiesa Diocesana.

Il Consiglio Pastorale della Comunità scrive dell’importanza degli organismi di partecipazione unitari per la vita della Comunità, delle cinque Parrocchie che dal 3 novembre 2022 sono costituite nella Comunità Pastorale intitolata a san Carlo Acutis: «Senza il Consiglio Pastorale saremmo come un’auto senza percorso; senza la Diaconia saremmo come un’auto senza motore; senza l’Assemblea Sinodale Decanale saremmo come un’auto senza GPS». Viene espressa la consapevolezza di un riferimento unitario per decidere i tratti della vita delle comunità e della sua missione in questa città, dentro il Decanato, nella Diocesi di Milano

Gli incontri dei giorni scorsi hanno radunato associazioni, gruppi di impegno, rappresentanti di iniziative di carità, di preghiera, di formazione, che condividono riflessioni, progetti, fatiche e propositi di bene. Sono a incoraggiarvi: siate consapevoli, siate fieri, siate grati di far parte della Chiesa Ambrosiana; accogliete gli inviti, partecipate agli incontri della città, del Decanato, della Diocesi. È una povertà la Parrocchia che si interpreta come una comunità chiusa: rischia di invecchiare e di spopolarsi.

La Visita Pastorale è occasione per ascoltare quello che il Signore vuole dire a ciascuno di noi e alla nostra comunità.

 

2. Quarta domenica di Avvento: L’ingresso del Messia

Ho incrociato il folle di Dio. Correva! Ah, come correva? Correva, correva con tutte le forze. Ma io gli dico: perché corri così, folle di Dio? Da dove stai scappando? Chi ti sta inseguendo?
Soltanto gente impaurita e vile può immaginare che io stia correndo per scappare. Scappare da dove? Scappare da chi? Io corro e corro, ma non scappo: non ho paura di niente. Forse perché sono folle. Forse voi scappate per paura del mostro che avete creato e che sta per inghiottirvi! Forse voi correte e vi agitate per scappare alla morte disperata che è il vostro incubo. Io non corro per scappare dalla morte ma per andare incontro alla vita!

Io gli dico: allora, perché corri così? Dove stai andando?
Corro, perché finalmente è arrivato! Corro perché non voglio perdere l’incontro. Corro perché la promessa si è compiuta. Corro perché il futuro non può aspettare: «Ecco, il tuo re viene, mite, seduto su un’asina e su un puledro». Corro per l’impazienza di incontrarlo, corro perché la folla numerosissima è tutta entusiasta per l’accoglienza. Ah!, che giorni stiamo vivendo! Ah!, che privilegio vivere questo giorno! Corro per incontrarlo e gridare con tutti il nostro canto sgangherato: «Osanna, al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Corro per lui. Corri anche tu!

Io gli dico: perché corri così? Sei matto? Guarda che si presenta in modo sospetto. Considera che i sapienti e i capi del popolo non si sono mossi e, anzi, sono preoccupati e infastiditi di tutta questa gente che corre e schiamazza.
Corro e non mi fermo perché la sapienza del sospetto puoi mangiartela a pranzo e cena, se vuoi essere infelice. Corro e non mi fermo, alla faccia dei capi del popolo. Se vuoi, imitali tu i capi e i sapienti! Quelli se ne stanno fermi, quelli sono seduti al tavolo a riempire l’aria di parole grigie e di uno spavento che chiamano prudenza. Ah!, li vedo, li vedo affacciarsi alla finestra del palazzo: hanno paura; sì, ti dico: hanno paura di perdere la poltrona! E se ne stanno fermi: hanno paura per il sistema che hanno costruito e gli interessi e le prepotenze. Viene il re mite: hanno paura; ah!, che paura gli arroganti vigliacchi. Perciò stanno fermi. Ma io corro e corro e sono impaziente di buttare in strada i miei stracci perché sia morbido il cammino per il Signore che viene.

Ma tu sei matto: perché corri così? S’è radunata una massa di fanatici, la folla numerosissima dei miserabili: perché corri a mescolarti a questa gentaglia?
Per questo io corro e corro: perché voglio mescolarmi proprio a quella gentaglia che il re mite ha preferito. Corro e corro: corro con i poveri che non ne possono più di essere miserabili. Perciò corrono incontro a colui che viene nel nome del Signore per annunciare buone notizie!

Ma perché corri così? Non si può andare con più calma? Non c’è rischio di farti venire un malanno, che già hai dei problemi con il tuo cuore? Sei matto a correre così!
Si è persino arrabbiato! Ha parlato come parlano i folli e non tutte le parole si possono ripetere, tanto meno in predica.
Resta tu in poltrona, se vuoi. Cammina tu come camminano quelli che non sanno dove andare! Continua ad essere in ansia per la tua salute, tu che non sai che cosa farne. Io corro e corro, perché voglio uscire dalla melma delle cautele. Io corro e corro, perché mi fa vomitare il popolo dei vili, degli ansiosi. Io corro e corro perché la mia vita sia come un volo, un libero andare, un esagerato sognare. Io corro e corro e vi lascio nella vostra palta, nella vostra desolata inutilità.

Ho detto tante volte al folle di Dio di non correre così e di non agitarsi e arrabbiarsi: fa male alla salute. Gli ho detto di non fare di corsa quello che si può fare con calma. Gli ho detto che solo i sempliciotti si entusiasmano e fanno chiasso per eventi di cui si dimenticano il giorno dopo. Ma lui si ostina a correre, ad entusiasmarsi, a fare festa per il re mite che entra in città cavalcando un asino.  Continua a correre e correre. Che volete farci? È un folle!