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«Ecco: tu sarai muto»

Seconda Feria Prenatalizia “dell’Accolto”. Rito di benedizione dell’allievo, Milano, Scuola Militare Teulié - 18 dicembre 2025

18 Dicembre 2025

La parola misteriosa dell’angelo Gabriele è forse più una costatazione che una punizione. Può dunque essere l’esperienza che «non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno».

Tu sarai muto: l’esperienza è troppo sconcertante. Ho dentro una confusione di cui non riesco a parlare. Sì, muto, perché i miei errori sono troppo gravi e nessuno deve saperlo; sì, muto, perché sono smarrito e non so neppure chiedere aiuto; sì, muto, perché mi vergogno di me stesso, non ho stima di me e sono convinto che tutto quello che potrei dire attirerebbe disprezzo, critiche, derisione. Forse per questo sarai muto.

Tu sarai muto: sei troppo timido per parlare di quello che ti è successo e di quello che ti succede. Sei convinto di essere troppo inferiore agli altri e perciò non parli mai. Sei incline a restare in solitudine, piuttosto che in compagnia. Nella tua solitudine puoi perderti nei sogni, evadere in fantasie grandiose, immaginare di essere quello che non sei. Hai paura che se ne parli: tutti si accorgeranno del tuo impaccio e della tua timidezza. Hai paura del giudizio degli altri. Forse per questo sarai muto.

Tu sarai muto: l’incontro con l’annunciazione, la rivelazione del progetto di Dio per due poveri vecchi rassegnati è un’esperienza troppo bella, troppo grande, troppo commovente. Ho bisogno di silenzio, ho bisogno di tirarmi fuori dalla banalità. Perciò sto in silenzio. Ho incontrato una gioia, una luce, un amore così grande: mi pare che se ne parlo è come rovinare il grande mistero; mi pare che se parlo non riesco dire niente che sia adeguato. Ho bisogno di silenzio, di meditazione, di pensare. Per questo, forse, sarai muto.

Tu sarai muto: la verità di Dio è troppo più grande del pensiero: si resta incantati, si sente che c’è dentro un bisogno di pregare, un desiderio di raccogliersi più a lungo, di dialogare con maggior familiarità con il Signore, di godere l’esperienza dell’amicizia decisiva, quella con Gesù

Tu sarai muto: la promessa dell’angelo è così commovente ed esaltante che ci vuole tempo per comprendere, tempo per pregare, tempo per rispondere alle molte domande che sorgono di fronte ad un’annunciazione che ti interpella in modo così profondo. È dunque necessario un periodo di intensa preghiera perché le emozioni si ordinino in uno stile di vita, in un’umanità che matura per il compito che l’aspetta, per la missione che gli è affidata.

Tu sarai muto: forse gli altri si aspettano una parola, visto che sanno che tu abiti in un’amicizia con Gesù. Si aspettano una parola, ma sei inadeguato alla missione, alla testimonianza.

Tu sarai muto: non hai troppa fiducia nelle parole; talvolta sembra che il vero sia falso e il falso sia vero: che cosa può contare la tua parola in un contesto in cui le parole della speranza sono diventate straniere?

Tu sarai muto, perché non sai che cosa dire: hai l’impressione che la verità indispensabile sia troppo più grande delle parole con cui la puoi descrivere. Hai fatto delle belle esperienze, troppo uniche per comunicarle (e perché poi comunicarle?).

 

Tu sarai muto fino a che si compia la promessa. Zaccaria riprende a parlare quando deve esprimere la sua gioia per la nascita di Giovanni. Ecco: ora si può parlare perché la vita è troppo bella e si dovrebbe vivere in comunità; ora si può parlare, perché si vede che Dio mantiene le sue promesse e si può cantare, si può far festa, si può ringraziare.

Tu sarai muto, ma non per sempre: viene il momento in cui puoi parlare, in cui devi parlare e la parola è la tua responsabilità; basta con la timidezza, basta con la banalità: quando le promesse di Dio si compiono, noi passiamo festeggiare, possiamo cantare, abbiamo qualche cosa da dire a tutti.