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Lavoro, partecipazione, sviluppo: il “noi” per il bene comune

Veglia di preghiera per il lavoro, Desio -23 aprile 2024

23 Aprile 2024

So che il problema dell’allevamento dei polli non entra negli argomenti di cui vi interessate.
Ma il fatto è che mi nonna aveva un pollaio domestico, come si usava al mio paese. Quasi ogni casa, cascina, cortile aveva un pollaio. Poche galline per un po’ di uova e un ottimo brodo e un po’ di carne per la domenica.

C’era una ciotola per il mangime. C’era una ciotola sola. Quando mia nonna andava in pollaio per riempire la ciotola di mangime le galline accorrevano festose e insieme aggressive. La ciotola era una sola e le galline si beccavano a vicenda per arrivare prime e per scacciare le concorrenti. Se poi si immettevano gallinelle nuove, le altre si coalizzavano per escludere dal mangime.
Era un pollaio della competitività.

Quando poi mio zio prese in mano le cose della nonna, pensò che con queste galline si poteva fare qualche affare. Perciò impiantò un grande allevamento di polli, come si usava allora. Una batteria lunghissima di gabbiette, in ciascuna gabbietta la gallina. Davanti ad ogni gabbietta una ciotola per il mangime e un nastro che recuperava le uova. Le galline non si beccavano più, ciascuna mangiava il suo mangime, ciascuna offriva il suo uovo. La vita era noiosa, ma tutto procedeva con ordine. Le galline non si beccavano più. Ciascuna pensava per sé.
Era il pollaio dell’indifferenza.

Quando poi mio cugino prese in mano le cose, si dedicava di più a leggere Il sole 24 ore che a curarsi del pollaio. Perciò quando scopriva che c’erano incentivi per la produzione di uova, moltiplicò le gabbiette e le galline. Quando però c’erano incentivi per abbattere le galline e prevenire il diffondersi dell’aviaria o di qualche altro danno, sterminò le galline.
Era il pollaio della precarietà.

Possiamo immaginare che Gesù entra sotto il portico della piscina Betzatà in cui c’erano molti infermi e ascolta il paralitico che dichiara di trovarsi come in un pollaio della competitività: ciascuno cerca di arrivare per primo perché solo chi arriva primo vince, guarisce, come in un pollaio dell’indifferenza, perché nessuno lo aiuta ad avvicinarsi all’acqua prodigiosa.
Gesù guarisce l’infermo gli restituisce la possibilità di andare e venire, di essere libero, di rendersi utile, di badare a sé e agli altri.

Forse, per stare nell’immagine, Gesù entrando nel pollaio trasforma le galline in colombe che volano libere in cielo, che portano messaggi di pace, che affrontano con mitezza la vita, che portano vicino alle case degli uomini un segno di eleganza, di prossimità semplice e senza pretese.
Volano: e invitano a guardare in alto.
Volano: e si nutrono cercandosi da sé quello di cui hanno bisogno, senza pretese, sena rubare niente a nessuno.
Volano: e cantano quando è il tempo dell’amore come per dire che non sono fatte per vivere sole, per pensare solo a se stesse.

Le problematiche serie e complesse del lavoro hanno specifiche declinazioni nel nostro tempo e nella nostra società. I testi che sono stati letti, le testimonianze offerte offrono temi e spunti preziosi e impegnano a non smettere mai di confrontarsi, di studiare, di essere attenti a quello che sta succedendo.

Concludendo con la preghiera vogliamo professare la nostra fede nel Signore Gesù. vogliamo dichiarare che abbiamo bisogno di tutto e di tutti, ma che non possiamo fare a meno di Lui, della sua parola, della sua grazia. Forse possiamo anche pregare così: non permettere che la nostra società sia un pollaio di competitività o di indifferenza o di precarietà. Piuttosto donaci di vivere, di vivere in pienezza. Insegnaci a volare!