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Per adorare Dio in spirito e verità

Dedicazione della Chiesa parrocchiale, Varese, Parrocchia S. Teresa di Gesù Bambino - 30 settembre 2023

30 Settembre 2023

1. Quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità (Gv 4,24)

La donna domanda di un luogo, Gesù risponde con una esperienza spirituale; la donna domanda di una tradizione, Gesù risponde di un futuro; la donna domanda a Gesù come a un profeta, Gesù risponde come il Signore e Messia.
Forse Gesù vuole rimproverare chi costruisce chiese perché ci siano luoghi di preghiera in cui adorare il Signore?
Noi oggi dedichiamo questo luogo perché non sia un luogo, ma un incontro, un tempo, una grazia.
Non è un luogo nel senso di la presunzione di contenere Dio, per dire: Dio abita qui e non altrove. È invece un incontro: il Dio che riempie il cielo e la terra ti cerca, ti invita, si prende cura di te, ti chiama, bussa alla tua porta perché vuole entrare nella tua casa. Per questo abbiamo bisogno di una chiesa: perché possiamo vigilare in attesa, riconoscere che il Signore viene a cercarci.
Non è un luogo che ha un orario nel senso della programmazione per dire a Dio: vieni quando decidiamo noi. È invece un tempo che dà senso al tempo: infatti Dio abita tutti i tempi perché dona il suo Spirito perché ogni tempo sia una occasione, ogni giorno sia vissuto come una grazia e una responsabilità. Il tempo dell’adorazione non è solo il tempo che si trascorre in chiesa, ma è il tempo che si vive alla presenza di Dio.
Non è un luogo nel senso che definisce i doveri religiosi, come per dire: venite qui e non andate altrove si volete fare qualche cosa di gradito a Dio. Il culto gradito a Dio non è fatto di cose da sacrificare, ma dalla grazia di vivere con lui, per lui, in lui. In spirito e verità.

 

2. Non più stranieri né ospiti (Ef 2,19).

L’adorazione in spirito e verità, il culto gradito a Dio diventa ospitalità, diventa una comunità nuova che non separa, ma favorisce l’incontro. Costruiamo strutture non per dire: noi siamo dentro, voi siete fuori. Ma piuttosto per dire: siamo un noi, tutti stranieri e tutti familiari, tutti a casa loro e nessuno padrone di casa. Queste mura sono unte con il crisma perché siano un invito, una proposta, una casa comune. Il fondamento è Gesù, il Cristo: noi siamo l’edificio che cresce ben ordinato, articolato nelle sue parti, animato da un unico spirito.
L’inserimento della parrocchia nella comunità pastorale, l’appartenenza della comunità pastorale alla Diocesi Ambrosiana è una vocazione a essere “Chiesa dalle genti”.

 

3. Non fate lutto e non piangete! (Ne 8,9)

Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza (Ne 8,10).
Consacriamo questo luogo, questo altare, questo ambone perché nel quartiere ci sia una casa della gioia. I motivi di tristezza continuano a insidiare la nostra vita.
La tristezza dei Giudei esuli che rientrano in patria per una vita stentata, per quelli che non sono tornati, per quelli che mancano, per le incertezze sul futuro: la tristezza ha molte ragioni.
Ma in questo luogo, nel luogo dell’incontro c’è una sorgente di gioia: la gioia di Dio.