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«Beato chi abita la tua casa e sempre canta le tue lodi»

Corso per animatori liturgici: “Le nostre assemblee”. Primo incontro: «Chi canta prega due volte», Milano, S. Maria del Rosario - 7 marzo 2026

7 Marzo 2026

Salmo 84 (83)

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente;
anche la prima pioggia
l’ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.
Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa;
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei malvagi.
Perché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina nell’integrità.
Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida.

 

1. Gli abitanti della «valle del pianto»

I pellegrini che sono in cammino verso Gerusalemme attraversano la valle del pianto. I discepoli attraversano la città triste, l’umanità infelice, il tempo grigio. Perché è triste la città?

Forse gli abitanti della valle del pianto sono tristi perché non hanno speranza, non hanno una meta desiderabile da raggiungere, vedono il futuro come una minaccia e la morte come una nemica invincibile, principio dell’irreparabile. Forse sono tristi perché il desiderio (o la pretesa) di essere amati, di vivere in pace gli uni con gli altri è stato frustrato. Forse sono tristi perché non sono contenti di sé stessi, hanno paura della vita, si sentono inadeguati, falliti.

 

2. Il pellegrino «l’ammanta di benedizioni»

Passano ancora i pellegrini che cantano ed esultano e senza fine cantano le tue lodi? Forse ci sono anche di quelli che hanno ridotto il pellegrinaggio a un dovere faticoso e non esultano e non hanno voglia di cantare. Come potranno trasformare la valle del pianto? Ci sono certo quelli che camminano cantando e dappertutto seminano benedizioni. Perché cantano? Perché esultano? Dove vanno?

Sono quelli della speranza, rispondono alla promessa affidabile e sono attratti dalla meta. La speranza che custodisce la voglia di cantare è la risposta alla promessa. Non si tratta solo dell’impegno virtuoso di essere fiduciosi e di fare coraggio agli altri. La speranza è fondata sulla promessa di Dio. Dio mantiene e realizza le sue promesse: si può fidarsi di lui!  Dio mantiene e realizza le sue promesse per mezzo di Gesù: chi si fida di Dio non è autorizzato a dare alle sue aspettative una forma diversa da quella che Dio ha mostrato in Gesù. «Il regno di Dio è vicino» (Mc 1,14), cioè la salvezza nella comunione con il Salvatore.

Sono quelli che cantano: la speranza alimenta la gioia. Il canto non è l’esecuzione di un esercizio, ma l’espressione di quello che arde nel cuore: «Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente».

Sono quelli che sperimentano la grandissima gioia di dimorare con il Signore. L’immagine della casa, della dimora di Dio, indica una meta raggiunta e una relazione stabile, quel “rimanere in Lui” che Gesù raccomanda con insistenza (cfr. Gv 15,1ss).

Sono quelli che con il passare del tempo vivono più intensamente il desiderio dell’incontro: «cresce lungo il cammino il suo vigore». Il tempo può logorare le forze, rendere più faticoso l’agire. Ma l’attrattiva dell’incontro rende più vivo l’amore, più ardente il desiderio, più puro lo sguardo.