Redazione

Nell’anno giubilare facciamo dunque memoria del dono prezioso del “sabato” al popolo d’Israele, la cui fede è la santa radice della Chiesa (Rom 11,16.18), e riscopriamo la santità del tempo, avvolto dalla benedizione di Dio. Questo ci fa gettare uno sguardo fiducioso sulle vicende della storia, perché ci ricorda che il Dio dell’alleanza è fedele e non si stanca di custodire il suo popolo in cammino verso la patria promessa.Per noi cristiani c’è però un altro “sabato” che è al centro e al cuore della nostra fede: è il Sabato santo, incastonato nel triduo pasquale della morte e resurrezione di Gesù come un tempo denso di sofferenza, di attesa e di speranza.E’ un sabato di grande silenzio, vissuto nel pianto dai primi discepoli che hanno ancora nel cuore le immagini dolorose della morte di Gesù, letta come la fine dei loro sogni messianici. E’ anche il Sabato santo di Maria, vergine fedele, arca dell’alleanza, madre dell’amore. Ella vive il suo Sabato santo nelle lacrime ma insieme nella forza della fede, sostenendo la fragile speranza dei discepoli. Mi è sembrato che una riflessione sul “Sabato santo” così come è stato vissuto dagli apostoli e soprattutto da Maria, ci potesse aiutare a vivere l’ultimo scorcio di anno giubilare ridandoci visione e respiro, permettendoci di riconoscerci pellegrini nel “sabato del tempo” verso la domenica senza tramonto.E’ in questo sabato – che sta tra il dolore della Croce e la gioia di Pasqua – che i discepoli sperimentano il silenzio di Dio, la pesantezza della sua apparente sconfitta, la dispersione dovuta all’assenza del Maestro, apparso agli uomini come il prigioniero della morte. E’ in questo Sabato santo che Maria veglia nell’attesa, custodendo la certezza nella promessa di Dio e la speranza nella potenza che risuscita i morti.Vorrei che entrassimo nella grazia del Giubileo passando attraverso la porta del Sabato santo: nei discepoli riconosceremo il disorientamento, le nostalgie, le paure che caratterizzano la nostra vita di credenti nello scenario della fine del secolo e dell’inizio del millennio; nella Madonna del Sabato santo leggeremo la nostra attesa, le nostre speranze, la fede vissuta come continuo passaggio verso il Mistero. Maria, vergine fedele, ci farà riscoprire il primato dell’iniziativa di Dio e dell’ascolto credente della sua Parola; nella sposa delle nozze messianiche potremo cogliere il valore della comunione che ci unisce come Chiesa mediante il patto sancito dal sangue di Gesù e approfondiremo la speranza del Regno che deve venire; Maria, madre del Crocifisso, ci condurrà a ripensare la carità per la quale egli si è consegnato alla morte per noi, la carità che è il distintivo del discepolo e da cui nasce la Chiesa dell’amore.I discepoli e Maria, nel loro Sabato santo, ci aiuteranno a leggere il nostro passaggio di secolo e di millennio per rispondere con verità, speranza e amore alla domanda che ci portiamo dentro: dove va il cristianesimo? Dove va la Chiesa che amiamo? Vorrei comunicarvi la risposta presente nel mio cuore: siamo nel “sabato del tempo”, nel tempo cioè santificato dall’azione di Dio, tempo santo in cui si ricapitola il cammino compiuto e si apre il futuro della promessa, allorché verrà per tutti l’ “ottavo giorno” del ritorno del Signore Gesù. E’ quanto siamo chiamati a vivere particolarmente in questo anno di grazia del Giubileo, non fuori, ma dentro le contraddizioni della storia.Sul Sabato santo mediteremo partendo anzitutto dalla prospettiva dei discepoli smarriti (capitolo I), poi dalla prospettiva di Maria Madre di Gesù (capitolo II), per illuminare con la visuale e la forza ispiratrice di Maria le domande dei discepoli e quelle della nostra poca fede ( capitolo III).Per i credenti questo sguardo al Sabato santo vorrebbe aiutare a rispondere alla duplice domanda, presente in molti di noi all’inizio di questo millennio: dove siamo? Dove andiamo?Per i non credenti pensosi – accomunati dalle stesse domande – potrebbe forse essere l’occasione per ascoltare le testimonianze della fede sul senso di questo tempo e sul senso della storia non come schema ideologico, ma come frutto di sofferta riflessione e quindi come soffio purificatore, impulso a ricercare, a sperare, ad ascoltare la Voce che parla nel silenzio a chi cerca con onestà.
+ Carlo Maria Martini, Arcivescovo

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