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San Paolino, patriarca di Aquileia

Sabato dopo l'Epifania

11 Gennaio 2020

Nacque nel ducato longobardo del Friuli, a Premariacco presso Cividale. Nulla si sa della sua giovinezza; si può arguire che in patria, forse nello stesso episcopio, ricevette una solida formazione profana e teologica e gli ordini sacri. Quando Carlomagno occupò il Friuli, lo condusse con sé in Francia quale artis grammaticae magister. Membro dell’Accademia palatina col nome di Timoteo, Paolino strinse amicizia con gli spiriti più eletti del tempo, in particolare con Alcuino, abate di S. Martino di Tours, che parlando di lui lo definì “egregio maestro e pio precettore di vita eterna, dal quale emana una fonte d’acqua viva che sale alla vita eterna”.
Nel 787 Carlomagno gli affidò la sede patriarcale di Aquileia; la sua diocesi abbracciava tutta la pianura friulana mentre la sua giurisdizione metropolitana si estendeva alle Chiese dell’Austria longobarda e dell’Istria, dopo che questa terra fu tolta agli Avari e unita all’impero carolingio. Paolino si impegnò al rinnovamento della sua Chiesa, come testimoniano, tra l’altro, gli atti del Concilio di Cividale del 796 e la riforma dell’antica liturgia aquileiese; compose inni per le feste maggiori dell’anno, il Natale, i ss. Apostoli Pietro e Paolo, la Dedicazione, la Resurrezione. Importanti furono gli interventi di Paolino nelle controversie teologiche del suo tempo, specialmente in quella adozionista, confutata nei concili di Ratisbona (592) e Francoforte (596).
La sua personalità e la sua opera gli meritarono un posto di preminenza nella cultura europea del tempo. Paolino morì a Cividale l’11 gennaio 802 e fu sepolto nella cattedrale ove le sue spoglie sono tuttora custodite. L’11 gennaio 1960 conclude la sua vicenda terrena Lambert Beauduin , monaco benedettino, fondatore del monastero di Chevetogne, pioniere del movimento liturgico e di quello ecumenico nella Chiesa cattolica.