San Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri messicani

 

Dopo l’entrata in vigore, il 5 febbraio 1917, della nuova Costituzione messicana, profondamente anticlericale e antireligiosa, che non riconosceva la Chiesa come un’aggregazione con diritto all’esistenza, il clero cattolico fu fatto oggetto di particolari vessazioni, privato dei diritti politici, perseguitato solo per il nome cristiano, in odium fidei.

Cristoforo, sacerdote dalla fede ardente, consigliere prudente dei suoi fratelli nel sacerdozio, esercitò con zelo l’ufficio di parroco, dedicandosi alla promozione umana e cristiana dei suoi fedeli, e alla missione tra gli indigeni. Quando i persecutori della Chiesa chiusero il seminario di Guadalajara, aprì un Seminario nella sua parrocchia per orientare e formare i futuri sacerdoti.

Fu ucciso il 25 maggio 1927, primo di altri 16 sacerdoti della stessa diocesi, e morì confortando i suoi compagni di martirio, ed esclamando di fronte alla truppa schierata per la fucilazione: “Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l’unione dei miei fratelli messicani”. Ma la persecuzione continuò ad infierire e altri 11 sacerdoti di varie diocesi con a capo il parroco Batiz Sains furono uccisi in quegli anni.

Il 21 maggio 1996 il martirio suggella la testimonianza evangelica dei 7 monaci trappisti del monastero di Notre-Dame de l’Atlas, presenti nella regione di Tibhirine (Algeria) dal 1938 come segno, nel silenzio, nella preghiera e nell’amicizia discreta, della fratellanza universale dei cristiani.

 

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