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Rm 11,1-2.11-12.25-29; Sal 93; Lc 14,1.7-11

31 Ottobre 2015

 

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario

 

 

 

Prima lettura

Rm 11,1-2.11-12.25-29

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

 

Fratelli, Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio.

Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità!

Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto:

«Da Sion uscirà il liberatore,

egli toglierà l’empietà da Giacobbe.

Sarà questa la mia alleanza con loro

quando distruggerò i loro peccati».

Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!

           

 

Salmo responsoriale

Sal 93          

 

 

    R.: Il Signore non respinge il suo popolo.

 

Beato l’uomo che tu castighi, Signore,

e a cui insegni la tua legge,

per dargli riposo nei giorni di sventura.

 

Poiché il Signore non respinge il suo popolo

e non abbandona la sua eredità,

il giudizio ritornerà a essere giusto

e lo seguiranno tutti i retti di cuore.

 

Se il Signore non fosse stato il mio aiuto,

in breve avrei abitato nel regno del silenzio.

Quando dicevo: «Il mio piede vacilla»,

la tua fedeltà, Signore, mi ha sostenuto.

 

 

Vangelo

Lc 14,1.7-11           

 

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».