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La comunità in preghiera per invocare lo Spirito Santo

Terzo incontro per animatori liturgici, Concorezzo - 11 aprile 2026

11 Aprile 2026

Atti degli Apostoli (1,3-26)
Gesù si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli, dunque, che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui. In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli, infatti, era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. […] Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: “La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro”. Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione». Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

 

1. L’aspettativa sbagliata e la dimensione sacramentale della Chiesa

La domanda dei discepoli è maldestra. Si aspettavano un regno? Si aspettavano una rivincita d’Israele sui suoi nemici e dominatori? Nonostante abbiano ascoltato la predicazione di Gesù e siano stati spesso rimproverati per la loro ottusità, nonostante abbiamo letto il titolo di “re” scritto sulla croce, ancora si aspettano qualche manifestazione gloriosa secondo la mentalità mondana.

Gesù, ancora una volta, deve correggere i discepoli e indica quale conversione dovranno vivere per eseguire la missione che ha loro affidato. La conversione non è però l’apprendimento di una nuova idea, di una teoria più evangelica, ma è il battesimo in Spirito Santo. La novità cristiana è frutto dello Spirito Santo, il dono che viene da Dio: non si tratta di una conquista, non si tratta di un impegno. Si tratta della grazia che i discepoli ricevono attraverso i sacramenti.

La dimensione sacramentale della Chiesa è la condizione per la verità dell’essere discepoli missionari. Gesù istruisce i suoi discepoli mentre è a tavola con loro: forse si può comprendere che è nella celebrazione dell’Eucaristia che si può “imparare quello che Gesù insegna”. Lo studio, la lectio, la predicazione dei predicatori sono necessari, ma sono preliminari o conseguenti a quell’apprendimento che è lo spezzare del pane, l’aprirsi degli occhi dei discepoli tristi e ottusi, come quei due che erano sulla strada per Emmaus. La dimensione sacramentale della Chiesa è la professione di fede che riconosce che la Chiesa è opera di Dio, non opera umana. La Chiesa, gli uomini e le donne di Chiesa, sono quindi invitati a non essere così attivi e intraprendenti da convincersi che la vita della Chiesa sia opera umana, dipenda da quanto fanno.

 

2. Il contesto liturgico luogo della grazia

La celebrazione si compie con segni che caratterizzano il momento di grazia e trasfigurano la vita umana nella vita divina, la vita dei figli di Dio. I segni rivelano la particolarità della celebrazione che si distingue dalla natura ordinaria, opaca, materiale del vivere.

Coloro che richiamano all’obbedienza al Signore sono «in bianche vesti», la stanza in cui si riuniscono abitualmente è «al piano superiore». Si crea così un contesto che attribuisce un significato nuovo alle cose ordinarie: il pane non è solo pane, è Corpo del Signore; il vino non è solo vino, è il Sangue del Signore; la condivisione non è solo uno stare bene insieme, ma celebrare la nuova Alleanza. In conclusione, le persone non sono solo persone, ma sono tempio dello Spirito Santo.

Ma non di tratta solo di un significato attribuito artificiosamente alle cose ordinarie, come talvolta si fa nel desiderio (o nell’illusione) di coinvolgere i presenti, specie nelle celebrazioni con i bambini. Si tratta invece dell’opera dello Spirito che definisce una nuova sostanza ai segni, secondo la parola di Gesù.

 

3. L’assemblea che prega

Nella stanza al piano superiore prega la comunità dei discepoli, come assemblea radunata dalla fede, cioè dall’obbedienza a Gesù. I molti formano una comunità: vengono da storie diverse, sono uomini e donne; non sono in prima evidenza i ruoli, ma la loro concordia; non si parla di programmazione e di impegni, ma solo della perseveranza nella preghiera.

Riconosciamo tratti esemplari per la forma e la vita delle assemblee che radunano i discepoli e quindi anche spunti per correggere prassi e inerzie.

Per esempio, la concordia: come si può aver cura del radunarsi dei fedeli perché siano concordi, cioè nella diversità siano un cuor solo ed un’anima sola? Certo è opera dello Spirito: ma a quali condizioni lo Spirito può operare? Come possono essere vissuti nella verità i segni liturgici (l’essere insieme, la coralità delle parole e dei canti, lo scambio del dono della pace, la partecipazione alla raccolta delle offerte, ecc.)?

Per esempio, la perseveranza: come si può educare e praticare la fedeltà ai momenti della vita della comunità e in particolare alla Celebrazione Eucaristica domenicale? L’attrattiva della comunità e del Signore risorto sono forse più efficaci del precetto e del “ricatto”, ma come si può far percepire l’attrattiva della comunità radunata per la Celebrazione Eucaristica?

Per esempio, la presenza di Maria, «la madre di Gesù»: come si può assumere l’atteggiamento di Maria nell’ascolto della Parola, nella conoscenza e nel racconto della vita di Gesù, nella confidenza rassicurante della tenerezza?

 

4. «Pietro si alzò in mezzo ai fratelli»

Nel contesto dell’assemblea radunata per la preghiera e l’attesa dello Spirito Santo, si forma la Chiesa. Pietro assume il ruolo riconosciuto dalla comunità, in obbedienza alla parola di Gesù.  La vicenda sconcertante e scandalosa di Giuda è interpretata come compimento delle Scritture. La procedura per occupare il posto rimasto vuoto e completare il numero simbolico dei Dodici è affidata all’opera di Dio. Si può quindi anche lasciarsi istruire dalle prime decisioni della comunità di Gerusalemme, per valutare le procedure decisionali delle comunità contemporanee.

Per esempio: quale rapporto tra l’essere insieme in preghiera e l’interpretazione delle priorità e delle decisioni da prendere? Quale ruolo svolge Pietro e quale partecipazione esprimono coloro che partecipano nell’assemblea dei centoventi?