1. «Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro e piangeva»
Vanno ancora le donne a piangere al sepolcro, agli innumerevoli sepolcri di cui è ferita la terra? Vanno ancora a piangere ai sepolcri per dire la protesta contro l’intollerabile potere della morte? Vanno ancora a piangere ai sepolcri per attestare di affetti che la morte non può spezzare e dire lo strazio per la smentita di ogni promessa?
Ci sono donne che non hanno più lacrime da versare, perché hanno troppo pianto, perché la morte è stata troppo arrogante, troppo violenta, troppo ingiusta: ecco, il dolore muto o gridato di madri e spose e sorelle e figlie copre la terra di una tristezza inguaribile. Che cosa fanno gli uomini? Come possono pensare di procurare tanto dolore?
Ci sono donne che non vanno più al sepolcro a piangere: ritengono la morte un argomento di cattivo gusto, provano ribrezzo al pensiero che la bellezza, ricercata con l’ossessione dell’apparire, si decomponga nella terra o si incenerisca nell’aria.
Ci sono donne che non vanno più a piangere ai sepolcri: ritengono il morire di una persona di famiglia come un fastidio da sbrigare in fretta; molti altri impegni e molti altri pensieri premono e sconsigliano di piangere. Forse hanno imparato troppo dagli uomini della ribalta ad aver a cuore l’efficienza più che gli affetti, la superficialità più che l’intensità, i numeri più che la poesia.
Ci sono donne che non vanno più a pregare per i morti: forse hanno dimenticato come si fa a pregare, forse sono arrabbiate con Dio perché lo ritengono responsabile delle morti e di tutti i mali, forse sono arrabbiate con la Chiesa perché la ritengono un’organizzazione maschilista di cui trovano insopportabili i peccati.
2. «Maria, invece…»
La pagina del Vangelo di Pasqua si apre con un’avversativa. Come se la donna al sepolcro praticasse un’originalità: contestava la lentezza a capire dei discepoli che, dopo essere corsi al sepolcro, «se ne tornarono di nuovo a casa», a chiudersi in casa sempre imprigionati nella paura, concreti e realisti, inclini più a credere ai fatti che alle Scritture.
Le lacrime velano lo sguardo di Maria, che cerca conforto o almeno sollievo nella direzione sbagliata: è infatti convinta che il corpo di Gesù sia stato trafugato e vorrebbe almeno la consolazione di rendergli l’ultimo segno di affetto. Anche le donne, anche i discepoli che, come scrive Giovanni, «non avevano ancora compreso la Scrittura», cercano nella direzione sbagliata. Cercano un morto, per fare memoria delle parole, per imitarne l’esempio, per un doveroso segno di riconoscenza.
Maria, però, insiste nel rimanere presso il sepolcro e perciò ascolta la voce che la chiama a cambiare orientamento, a rivolgersi in un’altra direzione; Maria, così convertita, incontra Gesù vivo, risorto, principio di vita nuova, nuovo inizio dell’essere discepoli. Maria, invece, piange e crede, riceve una missione e va a dire «ai miei fratelli: salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
3. La donna parla alla Chiesa
Nel giorno di Pasqua il Vangelo parla di una donna incaricata di parlare alla Chiesa. La missione che Gesù affida alla donna non si esaurisce nel compito affidato a Maria di Magdala. Dice piuttosto una missione che attraversa tutti i tempi e interessa tutti i discepoli. La comunità dei discepoli per sapere la verità di Gesù e la rivelazione della gloria della risurrezione ha bisogno di una donna che parli alla Chiesa. Per annunciare l’esperienza della Pasqua la parola è data alla donna.
In una Chiesa chiusa in sé stessa e complessata di fronte al contesto d’indifferenza e d’impopolarità, c’è bisogno di una donna che dica la verità: la morte è stata vinta, è donata una nuova vita.
In una Chiesa indaffarata in iniziative ed organizzazioni c’è bisogno di una donna che dica la verità: facciamo festa, esultiamo di gioia, lasciamoci prendere dalla commozione di un incontro che cambia la vita.
In una Chiesa preoccupata di ruoli e di distribuzione di responsabilità c’è bisogno di una donna che dica la verità: siete fratelli, fratelli di Gesù, siete introdotti alla familiarità con il Padre, Padre di Gesù e Padre di noi tutti.
Ci saranno anche oggi donne che si convertono all’incontro con Gesù, che vedono il Signore e obbediscono al comando di Gesù di dire alla Chiesa non tanto il loro malumore, non tanto le loro frustrazioni, ma la verità di Gesù? Ci saranno anche oggi discepoli e comunità che si lascino convincere a credere in Gesù risorto e vivo dalla donna che porta l’annuncio e l’esperienza dell’incontro con Lui?

