1. Non hanno vino
Un genitore. A volte, come Maria, ci accorgiamo che nella vita dei nostri figli manca qualcosa: la gioia, la fiducia, la voglia di credere. Vorremmo aiutarli, senza sostituirci a loro. Eccellenza, come possiamo educare i nostri figli ad ascoltare Gesù e a fidarsi di Lui, perché non manchi nella loro vita la gioia vera?
Siate lieti, ve lo ripeto, siate lieti.
Sono andato da un mercante e gli ho chiesto: vendimi un po’ di gioia per i figli dei genitori che incontrerò a San Siro. Il mercante voleva vendermi tutto il negozio: per dare gioia ci vogliono i dolci e ci vogliono le patatine, ci vogliono i giochi e i cagnolini. Ho capito che la gioia non era in vendita.
Sono andato da un esperto di tutte le scienze e le conoscenze e gli ho chiesto: insegnami un po’ di gioia per i figli dei genitori che incontrerò San Siro. L’esperto di ogni scienza e conoscenza mi ha consegnato tre volumi alti così e mi ha detto di imparare bene la teoria e di seguire bene le istruzioni.
Sono andato da un santo e gli ho chiesto: dimmi, sant’uomo, che cosa posso dire ai genitori che incontrerò a San Siro: vorrebbero assicurare la gioia a loro figli. Il santo mi ha detto: la gioia non si può dare, si può solo irradiare; la fede non si può dare, si può solo testimoniare.
Ho capito che non ho risposte, ma vi prego: siate lieti, siate sempre lieti nel Signore.
2. Un gesto semplice
Un cresimando. Nel Vangelo i servi fanno quello che Gesù dice, anche senza capire tutto: riempiono le anfore e si fidano. Anche a noi, con la Cresima, viene chiesto di fare la nostra parte. Ma alla nostra età, come possiamo seguire davvero Gesù nella vita di tutti i giorni, anche quando significa fare scelte diverse dagli altri?
Pronti a servire. Sapete la storia dell’albero sciocco?
C’era un albero sciocco. Era in un bel giardino di una casa di campagna. Ogni anno si vestiva di fiori e poi offriva dolcissime albicocche all’inizio di ogni estate. Ma era un albero sciocco. Quel bel giardino e quella simpatica famiglia che gustava le sue albicocche gli erano venuti a noia. Guardava le montagne lontane e pensava: come sarebbe bello stare in montagna, al fresco, di fronte a un panorama. E per magia l’albero di albicocche si trovò a mettere radici sulla montagna. Ma il terreno era fatto di dura roccia e le sue radici non riuscivano a fissarsi e l’albero sciocco si rese conto della sua sciocchezza mentre stava quasi morendo. E dall’alto della montagna vide un bellissimo laghetto e pensava: come sarebbe bello piantare le radici vicino all’acqua di quel lago. E per magia si trovò sulle rive del lago: il terreno era morbido, le radici penetrarono facilmente. Ma c’era troppa acqua, come in una palude, e le radici marcivano. E l’albero sciocco pensò: com’era bello il mio giardino presso la casa di campagna. E per magia l’albero sciocco si ritrovò nel terreno buono e presso la simpatica famiglia che attendeva all’inizio dell’estate le dolcissime albicocche. Fu così che l’albero sciocco divenne finalmente un albero assennato.
E così insegna a tutti coloro che vogliono essere saggi che ci sono due parole da non dimenticare: dimorare e servire. Stare con Gesù ed essere pronti a servire, servire a tavola, servire in chiesa, servire a scuola.
3. Un dono inatteso
Una catechista. A volte, nei nostri gruppi, ci sembra che manchi qualcosa: l’entusiasmo, la gioia, la passione. Proprio come a Cana, quando il vino stava finendo. Come possiamo, nelle nostre comunità, aiutare i ragazzi a scoprire che la vita con Dio è una vita piena, che vale davvero la pena vivere fino in fondo?
Insegnate a pregare.
Una volta mi hanno regalato un ulivo, un ulivo bonsai, un bellissimo ulivo. Io l’ho preso a cuore e lo tenevo sulla scrivania nel mio studio e non essendo esperto di piante lo curavo e lo innaffiavo, lo curavo e lo innaffiavo. E dopo un po’ l’ho visto diventare triste, ho visto cadere le foglio e poi non c’è stato più niente da fare. L’avevo bagnato troppo. E l’avevo tenuto troppo lontano dal sole.
Forse la storia dell’ulivo può essere istruttiva: la pianticella non deve essere affogata da troppe parole e da troppe iniziative. Si deve piuttosto cercare il modo di esporla al sole.

