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Gente di primavera

Veglia dei missionari martiri, Gallarate, Basilica di Santa Maria Assunta - 26 marzo 2026

26 Marzo 2026

Semplicemente il tralcio: «Io sono la vite, voi siete i tralci. Chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto» e non può percorrere altra strada che la via che è Gesù.

Non si cercano eroi, desiderosi di gloria, orgogliosi di sfidare i prepotenti; si cercano solo discepoli che dimorino in Gesù, come il tralcio nella vite, e che germoglino a primavera. E chi sa come sarà il molto frutto? Forse una parola rivolta alla Chiesa perché non si assopisca nella tristezza, forse una confidenza che convinca alla sequela e raduni un popolo che canta le lodi del Signore, forse una commozione che insegni una preghiera struggente e confidente, forse un rimprovero che scuota questo Cristianesimo timido, complessato, rassegnato al suo declino. Che frutti porta in te, in noi, il presentarsi questa sera di gente di primavera, i martiri dei nostri giorni?

Non si cercano intellettuali. Se hanno perseguitato il Maestro, perseguiteranno anche i discepoli. I discepoli non sono da più del maestro. Non si cercano sapienti secondo il mondo, per chiudere la bocca a coloro che criticano e insultano, con argomenti persuasivi di sapienza mondana. Si cercano solo discepoli, che dimorino in Gesù, come il tralcio nella vite, e che germoglino a primavera. Offriranno, io credo, una parola che sia più stupore che argomento; offriranno una parola di vita eterna che sia il dono della speranza in colui che ha mandato il Figlio, piuttosto che l’ingenua aspettativa delle previsioni umane. Che frutti porta in te, in noi, la proclamazione di questa parola di gente di primavera, che annuncia la sapienza della croce?

Non ci si aspetta che tra i martiri ci siano presuntuosi sprovveduti, persone imprudenti che non si avvedono dei pericoli. Si può immaginare, piuttosto, che siano ricordati i semplici, coloro che vedono il bene e lo compiono, senza pensare troppo a sé stessi, alla propria sicurezza, alla propria gloria. Nel mondo egoista camminano tra gli uomini discepoli del Signore che non sono del mondo, si prendono cura della gioia degli altri, prima che della propria tranquillità; nel mondo angosciato abitano i discepoli del Signore, gente capace di sorridere, gente di primavera: sono gente di primavera, dimorano in Gesù, come il tralcio dimora nella vite e porta molto frutto. E il molto frutto sarà, forse, quella lieta libertà di decidersi per il bene, di decidersi per sempre, di scegliere con sapiente discernimento di dedicarsi al compimento della propria vocazione, come gente di primavera, contenta di fiorire e portare frutto. Che frutti porta in te, in noi, la testimonianza di questa fedeltà fino alla fine? Che frutti porta in te, in noi il messaggio di questa gente di primavera, questi uomini e donne, che hanno trovato la loro gioia in quel “per sempre” che forse si considera sempre con timore, piuttosto che con un ardente desiderio di appartenenza e di fedeltà?

Non si cercano “santi da altare”, raccontati come creature perfette e inarrivabili, superiori a ogni umana fragilità, idealizzati, forse per essere allontanati. Si cercano piuttosto discepoli di Gesù, uomini e donne imperfetti, quelli che amano la vita e hanno paura di morire, quelli che sanno di essere peccatori e chiedono perdono. Ecco, uomini e donne fragili eppure discepoli di Gesù, che dimorano in Gesù come il tralcio nella vite e portano molto frutto. Sono gente di primavera, ma come i fiori di primavera, spaventati quando la pioggia è troppo violenta o il vento troppo aggressivo. Uomini e donne imperfetti, testimoni però della santità accessibile, della resistenza praticabile anche in mezzo alle tribolazioni. Il molto frutto sarà, forse, una mitezza disarmante, che forse non disarma nessuno, ma che è immagine di colui che è mite e umile di cuore. Che frutto porta in te, in noi, questa santità di gente normale, di uomini e donne imperfetti che però sono rimasti là dove dovevano essere, forse con lacrime e gemiti, ma convinti di non poter andare via, di non poter abbandonare Gesù, mai?