1. Predicatori insopportabili
Ci sono di quelli che sono sempre pronti a farti la predica. Ci sono di quelli che ti dicono sempre che quello che stai facendo è sbagliato, che se le cose non ti vanno bene è per colpa tua, perché fai questo e perché non fai quello. Non se ne può più dei predicatori insopportabili. Giobbe, infatti, è stufo di tante parole insignificanti che pronunciano i consolatori molesti: «Giobbe prese a dire: “Ne ho udite già molte di cose simili! Siete tutti consolatori molesti. Non avranno termine le parole campate in aria? O che cosa ti spinge a rispondere? Anch’io sarei capace di parlare come voi, se voi foste al io posto: comporrei con eleganza parole contro di voi e scuoterei il mio capo su di voi”».
Non abbiamo bisogno di predicatori insopportabili.
2. Abbracci palliativi
Ci sono quelli che sono sempre pronti a compatirti. Hanno parole gentili quanto inutili per dirti che ti sono vicini, che ti capiscono; sono quelli degli abbracci palliativi: usano linguaggi veri per dire cose false. Recitano la commozione. Ti dicono che va tutto bene, che senz’altro ce la farai. Sono quelli degli abbracci palliativi. Usano le buone maniere per dirti che gli dispiace di quello che ti è capitato. Si capisce però che in verità a loro non interessa niente, anzi forse provano un’intima perversa gioia quando ti vedono nei guai.
Non abbiamo bisogno di abbracci palliativi.
3. Specialisti dell’accusa
Ci sono di quelli che indicano sempre un colpevole. Se le cose vanno male è colpa dei politici. Se non c’è sicurezza nelle città è colpa delle forze dell’ordine. Se c’è un problema in un ragazzo o in una ragazza, la colpa è dei genitori…
Quello che va male a Gerusalemme e i pericoli che Israele sta attraversando sono tutti colpa di Gesù: «Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono […] e tennero consiglio per catturare Gesù e farlo morire».
Non abbiamo bisogno di quelli che accusano sempre gli altri.
4. Di che cosa abbiamo veramente bisogno
Di fronte alla vita, ai suoi enigmi, di fronte ai problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno, possiamo fermarci a pensare: di che cosa veramente abbiamo bisogno?
Non di predicatori insopportabili, non di abbracci palliativi, non specialisti dell’accusa. Abbiamo bisogno, piuttosto, di un’alleanza affidabile, di un’amicizia profonda: «Ecco, fin d’ora il mio testimone è nei cieli». Abbiamo bisogno di Dio, del vero Dio, benevolo. Ecco di che cosa abbiamo bisogno: diventare amici di Dio.
Abbiamo bisogno di una parola vera, buona che c’infonda una speranza invincibile: «Ecco, fin d’ora il mio testimone è nei cieli». Abbiamo bisogno di riconoscere il bene immenso che è in noi e le infinite possibilità di bene che ogni giorno ci offre.
Abbiamo bisogno del valore impagabile e sorprendente di amicizie vere, che ci accompagnino nel cammino della vita, disposti a condividere le gioie e i dolori, le preoccupazioni e l’esultanza.
La celebrazione del precetto pasquale è l’occasione opportuna per non mettere da parte questa domanda: “Di che cosa, veramente, abbiamo bisogno?”. E in questa stessa celebrazione possiamo trovare le risposte. Abbiamo bisogno di amici con cui confidarci, piuttosto che di predicatori insopportabili; abbiamo bisogno di uno sguardo personale che ci legga nel cuore, piuttosto che di precetti, regolamenti, leggi e doveri.
Abbiamo bisogno di renderci conto di essere amati, veramente amati, amati così come siamo e amati per diventare migliori.

