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L’aurora sulla città

Soul 2026: “Mistero, canto del mondo”, Milano, Terrazze del Duomo - 22 marzo 2026

22 Marzo 2026

Ci serve, forse, un manuale per la resistenza

Da quando non avvengono più miracoli a Milano, i milanesi si sono abituati all’ovvio e alla frenesia, al malumore e all’indifferenza.

Ci sono di quelli che trovano insopportabile la situazione. Ma che cosa si può dire? Non essere così ingenuo: non c’è da costruire un’arca per salvarsi dal diluvio. Non essere così astuto né così meschino: non c’è un deserto o un rifugio di montagna dove puoi sfuggire al contagio della peste che uccide la città.

Ecco di che cosa abbiamo bisogno: un manuale per la resistenza. Resistere, resistere là in mezzo, nel cuore della città, nella complicazione della vita, nella frenesia delle giornate. Resistere.

 

1. Resistere nello stupore

Quando ti dicono: “Non illuderti, non farti un’idea troppo grande di te: non sei altro che una macchina, basta un po’ di chimica e di biologia per dire tutto di te. Non sei altro che una macchina un po’ complicata. Di tanto in tanto ha bisogno di manutenzione, come ogni macchina. Quando è troppo usurata si rompe e si butta via. Non sei altro che una macchina e presto ci saranno macchine più efficienti e convenienti: non ci sarà più bisogno di te”: quanto ti dicono così, tu resisti.

Continua a guardarti dentro con occhi semplici e a commuoverti per l’amore che vivi, la tenerezza che sei capace di esprimere, l’intuizione sorprendente della verità. Continua a guardarti intorno e a dimorare nello stupore dell’imprevedibile generosità della gente. Continua a riconoscere che c’è un volto che ti sorride e un amore che ti salva; che sotto i tuoi occhi c’è il miracolo di una vita che nasce, di un bambino che gioca, di un uomo e di una donna che non si ritengono tanto originali quando sacrificano la loro vita per la vita di un figlio, di una figlia, di un fratello o di un popolo di fratelli.

Il virus si chiama “invadenza della tecnologia” e “presunzione della scienza da quattro soldi”. E tu resisti, resisti nello stupore.

 

2. Resistere nell’amore

Quando ti dicono: “L’amore è un sentimento, un’euforia del sentire e finisce presto in una ferita: non credere che si possa amare ed essere amati per sempre. Del resto, tu non sei capace di amare, sei troppo fragile, meschino. Del resto, tu non sei all’altezza delle responsabilità dell’amore. Sei troppo instabile negli affetti e i rapporti con gli altri sono troppo complicati: per te è più facile amare un cagnolino che desiderare un bambino”: quando ti dicono così, tu resisti.

Continua ad avere stima di te stesso, continua a credere di non essere solo un fascio di emozioni precarie, perché tu sai amare, tu vuoi amare, di puoi dare una parola definitiva, una promessa che dura per sempre. Resisti. Tu puoi dire alla donna che ami, all’uomo che ami, al bambino che hai generato, al Dio in cui credi: “Puoi contare su di me. Io ti amerò per tutta la vita!”.

Il virus si chiama “dominio delle pulsioni e dei sentimenti incontrollabili”. E tu resisti, resisti nella certezza di essere all’altezza della fedeltà nell’amore.

 

3. Resistere nell’accoglienza della verità

Quando ti dicono: “Se vuoi dimostrare di essere intelligente, devi essere agnostico. Non essere così ingenuo da credere che esista una verità che meriti di essere cercata. Del resto, non sei abbastanza intelligente per affrontare le domande sul senso delle cose: accontentati di sapere il prezzo delle cose. Non perdere tempo in preghiere che bussano alle porte del mistero: le porte resteranno sempre chiuse e il mistero sempre impenetrabile. Il tutto della vita è un enigma spaventoso. Piuttosto che perderti nello spavento, conviene che ti perda nella banalità”: quando ti dicono così, tu resisti nell’evidenza semplice di vivere una vita ricevuta, di riconoscere una rivelazione luminosa, di contemplare la verità amica, mite, paziente, quella che promette la felicità.

Il virus si chiama “scoraggiamento del pensiero”. E tu resisti, resisti nell’accogliere la verità che si rivela.

 

4. Resistere nella speranza

Quando ti dicono: “La tua vita sarà anche bella, ma è destinata a finire, a finire nel nulla e non puoi sperare altro che di stare bene finché dura. La tua vita sarà anche brutta, ma è destinata a finire nel nulla e non c’è possibilità di risarcimento, non puoi fare altro che rassegnarti. Per evitare spaventi e angosce ti conviene non pensare troppo a ciò che sarà. Goditi il presente, se puoi godertelo. Lamentati del presente, se hai di che lamentarti. Io ti assicuro: il futuro sarà peggio”: quando ti dicono così, tu resisti nel visitare il tuo intimo desiderio di vivere, vivere felice, vivere per sempre; tu resisti nell’ascoltare la promessa affidabile di vita eterna; tu resisti nel percorrere le vie del presente e del futuro come una missione da compiere e non come un destino da subire.

Il virus si chiama “disperazione”. E tu resisti nella speranza.

 

5. Resistere nella fraternità

Quando ti dicono: “Degli altri non puoi fidarti: sono nemici, oppure parassiti, oppure accumulo di fastidi. La tua sicurezza è nell’isolarti. Non farti illusioni, ciascuno non ha altro pensiero che di sfruttare le occasioni e, se gli è possibile, di sfruttare pure te. Ti conviene pensare a te stesso. Ti consiglio di credere più alla pubblicità dei mercanti che alle promesse degli amici. Credi alla pubblicità e consuma, consuma, consuma: ecco il contributo che puoi dare al benessere del mondo, provandoci gusto. Pensa a te stesso, sei l’unica persona che merita il tuo affetto”: quando ti dicono così, tu resisti, riconosci la verità antica: la gioia nasce dal prendersi cura della gioia degli altri. Resisti nella gratitudine del bene ricevuto, resisti nella consolazione dell’amicizia, resisti nella lieta dedizione alle persone che ami.

Il virus si chiama “egoismo individualistico”. E tu resisti nella fraternità.